La marcia delle donne contro Trump: folla oceanica [FOTO]

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    E’ stata una mobilitazione femminile senza precedenti quella della marcia delle donne contro Trump, all’indomani dell’insediamento alla Casa Bianca.

    Una folla oceanica partita da Washington che si è propagata in tutto il mondo. Numerose anche le star che hanno partecipato. 670 marce in tutto il mondo con oltre 2 milioni e mezzo di partecipanti secondo gli organizzatori. Negli Usa ma anche in Europa, Australia, India cortei e proteste contro il presidente Usa e per riaffermare i diritti delle donne.

    Il tutto è iniziato a Washington alle 16 ora italiana con migliaia di persone che si sono date appuntamento, grazie al passaparola dei social network, tra la Independence Avenue e la Third Street per un lungo corteo fino alla Casa Bianca. Slogan, cartelli, bandiere, cappelli rosa. Un fiume umano che marciava, sfilava, cantava. Una marcia inizialmente nata come femminile, ma che poi è diventata la marcia di tutti.

    In contemporanea eventi a New York, Boston, Philadelphia, Miami e Tallahassee, Los Angeles e San Francisco.

    I diritti delle donne: il perché della marcia

    Il lungo corteo di Washington, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole riaffermare i diritti delle donne contro un presidente accusato di sessismo, misoginia e anche di molestie, ma anche per difendere la diversità e le minoranze. In corteo anche star come Madonna e Charlize Theron. Dal palco allestito a Washington invece hanno preso la parola il regista Michael Moore e Ashley Judd. Invece tra le principali promotrici si sono mobilitate Scarlett Johansson, Katy Perry, Julianne Moore. Tutte con le idee moto chiare: Madonna ha dichiarato di marciare “per iniziare una rivoluzione d’amore, volendo incoraggiare donne e persone emarginate a non cadere nella disperazione, ma di unirsi per cambiare il mondo in maniera positiva..partendo dall’amore”.

    La marcia di tutti

    Uomini, bambini, musulmane col cappuccio rosa sotto al velo del hijab, afro-americani, ispanici, asiatici. Un raduno nel nome della diversità con un messaggio comune: “non permetteremo che Trump ci ignori”. Non è stata concepita come una marcia di protesta, ma come una rivendicazione del proprio ruolo nella società: quello della donna, quello di chi professa un’altra religione. “I diritti delle donne sono i diritti civili”, si legge su centinaia di cartelli sventolati dalla folla.

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    A Berlino, davanti alla sede dell’ambasciata statunitense, centinaia di persone hanno partecipato al presidio, al grido di “Sono femminista”, che riecheggia il “Sono berlinese” pronunciato da Kennedy nel 63 in visita a Berlino Ovest.

    In Italia si è manifestato a Roma, a Firenze, a Milano davanti alla Scala.

    L’idea partita su Facebook

    L’idea di un grande corteo di protesta in occasione dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca è stata di Teresa Shook,un giudice in pensione.

    Aveva lanciato l’idea all’indomani della sconfitta di Hillary Clinton l’8 novembre alle presidenziali. Nessuno pensava una mobilitazione di queste proporzioni: addirittura c’è chi l’ha paragonata alla marcia di Martin Luther King del ’63 quella del discorso I have a dream.

    La risposta di Trump

    Donald Trump ha commentato su Twitter la marcia: “Ho visto le manifestazioni, ma perché questa gente non ha votato?”. Il presidente Usa si rivolge poi anche alle numerose star che hanno preso parte ai cortei. “Fate male alla causa” ha concluso.