Natale 2016

La danza secondo Susanna Beltrami: quando amore e sofferenza si fondono

La danza secondo Susanna Beltrami: quando amore e sofferenza si fondono
da in Celebrità Italiane, Danza
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    La danza secondo Susanna Beltrami

    Susanna Beltrami ha dedicato la propria vita alla danza, fino a diventare un vero punto di riferimento nel mondo della danza contemporanea. Testimone e parte attiva della travolgente rivoluzione artistica degli anni ’70 e ’80, Susanna ha svelato ai nostri microfoni i segreti del suo successo e gli aspetti più profondi del suo personalissimo rapporto con la danza. Noi l’abbiamo incontrata nel suo habitat naturale: la DanceHaus, un’accademia che – realtà unica sul nostro territorio – si configura come una vera community creativa che riunisce talenti da tutta Europa. Scoprite cosa ci ha raccontato.

    “Il mio amore per la danza – non solo contemporanea – nasce con me. Io sono figlia d’arte, mio papà e mio nonno si occupavano di teatro e tutti e due speravano che io facessi l’attrice. Ci ho anche provato in un certo momento della mia carriera, però credo che l’amore per la danza sia qualcosa che hai dentro di te fin dalla nascita, un bisogno di comunicare attraverso il corpo. E’ quasi come se si sentisse a un certo punto che le parole non sono sufficienti ad esprimere quello che è il senso e il sapore della nostra vita.”

    “La danza contemporanea è la danza che appartiene al momento in cui viviamo. E’ contemporanea a noi e a quello che viviamo, a quello che la società e il mondo stanno vivendo. Chi si occupa di danza contemporanea deve essere molto attento a tutto quello che lo circonda, deve saper osservare la quotidianità. Vorrei sfatare il mito che la danza contemporanea è una tecnica. Di sicuro si avvale di principi diversi da quelli accademici, e ha molti collegamenti con il teatro avanguardista, con la sperimentazione e con l’improvvisazione. E’ più trasversale come studio perché lancia uno sguardo sull’architettura, sul design, sulla moda, ecc. Però la danza contemporanea è soprattutto la danza che noi viviamo tutti i giorni. Quindi com’è possibile non amarla? È la nostra danza, il modo che l’uomo oggi ha di danzare, in qualsiasi luogo del pianeta.”

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    “Io penso di aver avuto un grande maestro che ha illuminato il mio percorso di danzatrice ma anche di persona.

    Si chiama Merce Cunningham ed è stato un grande rivoluzionario, che creò una fondazione molto importante negli Stati Uniti alla quale approdavano artisti di diverso genere, non solo appartenenti al mondo della danza: parliamo ad esempio di personaggi del calibro di John Cage o di Rauschenberg nell’ambito della pittura. E poi ho scelto che i miei modelli fossero i miei studenti, l’esperienza fatta sul campo all’interno della formazione, perché ritengo che in questo campo ciascuno di noi abbia molto da imparare dall’osservazione e dal rapporto con gli altri, anche se gli altri sono degli allievi che apparentemente sanno meno di te, ma che ti possono dare grande ispirazione per quello che tu stai facendo.”

    “Io metto davanti alle persone la realtà. Non ho mai cercato di vendere un sogno o di creare un’illusione. Ho cercato sempre di far capire ai giovani che mi stanno vicino che la soddisfazione vera di questo lavoro è coglierne la durezza e la difficoltà. Ma proprio per questo motivo se lo ami e lo scegli, questo lavoro non ti tradirà mai e tu non penserai mai più di abbandonarlo. In un certo senso ho applicato a me questi principi: vuoi veramente questa cosa? La ami più che un fidanzato? Bene, allora sposala, stai con lei tutta la vita, e combatti per mantenerla anche se ti farà soffrire. L’artista non trae la più grande ispirazione dalla gioia ma quasi sempre dalla sofferenza. Per l’artista il dolore è creazione.”

    I miei progetti per il futuro sono legati alla DanceHaus, questa factory, questa community che è partita un po’ come una scommessa personale per poi diventare, di fatto, una realtà unica sul nostro territorio ed è fonte di ispirazione per molti creativi. Stiamo realizzando dei progetti in cui vengono coinvolti anche altri ambiti della comunicazione e dell’espressione. Il mio lavoro di direttore qui è quello di riuscire a dare corpo più istituzionale a questa realtà che per il momento è una realtà di tipo privato, ma che ha grandi potenzialità.”

    “Quest’anno partecipo con grande entusiasmo: avremo uno stand dedicato e dei momenti di audizione con borse di studio per gli studenti che vogliono avvicinarsi alla DanceHaus. Ho poi organizzato degli incontri per docenti ed operatori per trattare un argomento molto delicato ma molto interessante, che è il rapporto tra tecnicismo e artistiticità. E’ infatti importante inculcare nei giovani l’idea che la danza non è fatta solo di tecnica ma anche di artisticità, e spero che questo piccolo progetto in quei tre giorni possa avere un buon riscontro.”

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