L’omicidio di Noemi Durini e la burocrazia che non ha funzionato: le tappe del femminicidio che si poteva evitare

Si indaga sui tempi troppo lunghi della giustizia italiana. La madre di Noemi aveva denunciato già mesi fa la violenza del fidanzato della figlia, ma la notifica di affidamento ai servizi sociali è arrivata solo dopo la scomparsa della ragazza. Laura Boldrini 'Ancora una volta la richiesta di aiuto è rimasta inascoltata'

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    L’omicidio di Noemi Durini e la burocrazia che non ha funzionato: le tappe del femminicidio che si poteva evitare

    Quando il fidanzato di Noemi ha confessato l’omicidio, la notizia non è giunta del tutto inaspettata. Da mesi infatti , familiari e amici di Noemi avevano visto i lividi sul corpo della giovane e, sospettando della natura violenta del fidanzato, avevano cercato di proteggerla e convincerla a lasciarlo. La madre, il Giugno passato era stata dai carabinieri a sporgere denuncia contro il fidanzato della figlia, quindi cos’è successo? Perché Noemi è morta comunque?

    Noemi Durini, la madre da mesi aveva denunciato il fidanzato

    L’assistente sociale del Comune aveva incontrato la ragazza e la madre e a metà Luglio aveva inviato al Tribunale dei minori la relazione sulla situazione della famiglia della vittima. Arrivò solo il 5 settembre la notifica di affidamento di Noemi ai servizi sociali e al sert, troppo tardi per la giovane, che era già scomparsa da due giorni. Il provvedimento del Tribunale dei minori ha impiegato 3 mesi a diventare realtà, troppo lunghi i tempi di una giustizia che, se arrivata prima, avrebbe potuto sottrarre e salvare la giovane da un fidanzato violento. Non solo la famiglia e gli amici, ma tutto il paese era al corrente di questa storia, infatti le indagini dei carabinieri avevano fin da subito seguito la pista del fidanzato.

    Violenza sulle donne, giustizia troppo lenta

    Troppe ombre sulle denunce non ascoltate della madre di Noemi tanto che il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Consiglio superiore della magistratura hanno avviato indagini per capire se la Procura dei minori di Lecce abbia agito in maniera tempestiva o, al contrario, non abbia attribuito la giusta importanza al caso di una ragazza picchiata dal compagno.

    Nuovi retroscena emergono frattanto sulle due famiglie, che osteggiavano la relazione dei figli. Denunce e accuse incrociate, con il padre del ragazzo che adesso dovrà affrontare l’accusa di occultamento di cadavere. Accusa dalla quale si difende prontamente : “Non sapevo nulla e mai avrei aiutato mio figlio a commettere un simile gesto” avrebbe raccontato ai familiari.

    Il sindaco di Specchia si difende “i tempi sono stati rapidi”

    Sono in corso le verifiche sui tempi delle denunce e i successivi provvedimenti nonché sul contenuto delle stesse, indagando sui tempi troppo lunghi della giustizia che avrebbero potuto impedire la tragedia nel leccese. Era ancora viva e poteva essere salvata Noemi, quando il tribunale prese la sua decisione, ma la notifica rimase bloccata al Comune. Il sindaco di Specchia, Rocco Pagliara, si è difeso affermando che “I tempi tecnici sono stati rapidi” e ha poi voluto chiarire la sua posizione, sostenendo che “la nostra assistente sociale ha ricevuto a luglio una richiesta di relazione sulla situazione della famiglia dal Tribunale dei minori e l’ha evasa nello stesso mese, dopo aver ascoltato la ragazza e anche la madre”.

    Noemi Durini, una tragedia che si sarebbe potuta evitare

    Troppo lunghi dunque i tempi della giustizia italiana, che mai come in questo caso potevano evitare una tragedia annunciata. Sulla necessità di verifiche rapide si è espressa anche la presidente della Camera Laura Boldrini: “Resta l’enorme rabbia di sapere che ancora una volta una giovane donna è stata uccisa perché la richiesta di fermare un uomo violento è rimasta inascoltata”.

    Perché le istituzioni non sono intervenute?”chiede Melita Cavallo, ex presidente del Tribunale per i minori di Roma in una lunga intervista apparsa oggi su Repubblica. “Quel ragazzo doveva essere curato e Noemi doveva essere protetta – continua Melita Cavallo- Di fatti atroci nella mia vita ne ho seguiti tanti, ma questo è davvero sconvolgente. Soprattutto perché, forse, si poteva evitare”.

    Violenza sulle donne, perché il sistema non funziona

    Sorge spontanea la domanda sul perché, in un paese così piccolo nessuno ha fatto niente pur sapendo tutto. “In un paese così piccolo come Specchia, dove tutti si conoscono, sarebbe dovuta scattare una cintura di contenimento da parte della gente. Oggi invece anche in comunità così piccole ognuno fa finta di non vedere“.

    L’ex presidente del tribunale dei minori di Roma solleva inoltre la questione della violenza sulle donne e dei tanti casi di abuso che non sono mai stati denunciati: “Bisogna chiedersi che cosa non funziona nel sistema di protezione della vittima, dopo una denuncia di stalking o abusi”.

    La convenzione di Istanbul afferma infatti che contro la violenza sulle donne gli interventi devono essere tre: prevenire, proteggere e punire. Ma questo purtroppo non sempre accade.