Natale 2016

Kavumu, il villaggio dell’orrore in Congo: si rapivano e si stupravano bambine

Kavumu, il villaggio dell’orrore in Congo: si rapivano e si stupravano bambine
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    Kavumu, il villaggio dell’orrore in Congo: si rapivano e si stupravano bambine

    L’est del Congo è dilaniato da 20 anni da guerre civili, le famose guerre dimenticate, quelle che non fanno notizia. Grazie però al lavoro di attivisti, di Ong e della giornalista Lauren Wolfe si è riusciti a denunciare l’orrore vissuto per tre anni nel villaggio di Kavumu. In questo piccolo e poverissimo villaggio congolese, dal 2013 i miliziani hanno violentato bambine tra i 18 mesi e gli 11 anni. Si chiama stupro di guerra ed è la pratica aberrante che viene portata avanti come mezzo per combattere. E’ una vera e propria arma che serve per annientare, umiliare e punire a partire dalle donne. Il corpo della donna è un campo di battaglia. In tre anni sono state violentate 44 piccole, due delle quali sono decedute.

    I miliziani a Kavumu prelevavano nella notte le bambine dalle loro case e venivano stuprate, spesso nei campi di mais. Non era difficile introdursi nelle baracche dove vivevano le bambine, spesso chiuse da appena due chiodi. Le prelevavano mentre i genitori dormivano, spesso narcotizzati. E dopo si consumava la barbara violenza. Alcune bambine venivano lasciate nei campi, altre riportate a casa. Lo stupro, associato alla tortura, ha prodotto le peggiori nefandezze: bambine con vescica e ventre dilaniati. Così arrivavano nell’ospedale fondato dal Dottor Mukwege, il Panzi Hospital ed ogni giorno faticava per non piangere. A queste bambine oltre all’atroce sofferenza subita, è stata negata una vita normale: urinare, avere mestruazioni, dei figli in futuro.

    E poi ci sono le ferite più difficili da curare, quelle che porteranno dentro tutta la vita
    , espresse nella tristezza dei loro occhi. Anche nell’immediato però perché quasi subito queste giovani vite venivano condannate alla vergogna e divenivano vittime di bullismo. Sì, un paradosso allucinante: chi commetteva questi crimini orrendi rimaneva impunito, anzi aveva quasi il tacito benestare del governo e le vittime invece condannate alla vergogna e al ripudio della famiglia!

    Rape Trail in Democratic Republic of Congo

    Per fortuna adesso è finita. I primi stupri segnalati risalgono al giugno del 2013, l’ultima bambina violentata a Kavumu è Denise.

    E’ stata ritrovata il giorno dopo essere stata violentata, abbandonata in un campo di mais, sanguinante e con gli organi irrimediabilmente danneggiati. E’ stata portata in ospedale in un letto di sangue ed oggi vive con altre due bambine in un centro antiviolenza. Non ha più il collo dell’utero e probabilmente non sarà mai madre. Nei suoi occhi si intravede tutta la tristezza del mondo. E ora che l’orrore è terminato, chi ridarà una vita normale a queste giovani vite e soprattutto un’infanzia spensierata?

    BAMBINE VITTIME DI VIOLENZE SESSUALI IN BRASILE

    Il racconto orribile e raccapricciante è stato reso noto dalla giornalista Lauren Wolfe che dirige il progetto Women’s under siege e al Dottor Mukwege, il ginecologo che “cuce e ripara le donne”, candidato al Nobel per la Pace nel 2014.
    Dopo varie resistenze, il presidente del Congo Joseph Kabila ha ammesso l’esistenza dello stupro di guerra ed ha dichiarato tolleranza zero verso chi commette violenze sessuali. Il 24 giugno 75 miliziani sono stati arrestati e non è cosa da poco, vista l’omertà che vige a Kavumu. Sono stati ritenuti responsabili di stupri e di aver esaltato anche altri commilitoni a farlo, perché propagavano l’idea che il sangue delle vergini avrebbe dato poteri soprannaturali ai soldati.

    Lo stupro di guerra, in genere di gruppo, è associato a torture ed è stato riconosciuto dalle convenzioni di Ginevra come Crimine di Guerra e Crimine contro l’umanità. E’ un vero e proprio strumento di combattimento per distruggere la donna e di conseguenza un’intera popolazione.
    Ora che l’orrore è finito ci auguriamo che la giustizia segua il suo corso, anche se la ferita di queste giovani vite non si rimarginerà mai del tutto.

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