Italia tra i paesi più vecchi: nel 2050 gli over 65 saranno il 75% della popolazione

Un nuovo rapporto dell’Ocse mostra che entro il 2050 saremo il terzo paese più anziano al mondo, dopo Giappone e Spagna. Dati allarmanti per l'occupazione giovanile in Italia: dal 2000 al 2016 crollato il tasso di occupazione a -11% per i giovani mentre si registra un +23% per gli over 55. Continua la disparità salariale tra uomini e donne

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    Italia tra i paesi più vecchi: nel 2050 gli over 65 saranno il 75% della popolazione

    L’Italia è uno dei paesi più vecchi del mondo ma sarà ancora più vecchio nei prossimi anni arrivando nel 2050 ad avere, 74 over 65 ogni 100 persone che hanno tra i 20 e i 64 anni. Questo è quanto afferma l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel suo rapporto “Preventing Ageing Unequally” pubblicato oggi. L’Ocse analizza inoltre la situazione dei disoccupati in Italia : sempre più giovani sono intrappolati in lavori “non standard” e trovano difficoltà ad avere un lavoro stabile nel mercato.

    Rapporto Ocse 2017: Italia sempre più vecchia

    Italia sempre più vecchia, è quanto emerge dal rapporto dell’Ocse, che prevede che l’Italia nel 2050 sarà il terzo paese più vecchio al mondo, dopo Giappone e Spagna. È importante dunque, sottolinea l’Ocse, promuovere la partecipazione dei lavoratori più anziani, cosa che sta già avvenendo, sebbene a discapito del lavoro dei giovani. L’indagine di Ocse analizza infatti anche la situazione della disoccupazione giovanile, riportando dati allarmanti. Il tasso di occupazione tra le persone tra i 55 e i 64 anni è cresciuto di 23 punti tra il 2000 e il 2016 mentre quello dei giovani è diminuito di 11 punti. I giovani si trovano in una situazione difficile, incontrano grosse difficoltà ad accedere al mondo del lavoro, rimanendo spesso incastrati in lavori atipici.

    Ocse Italia, aumenta il divario di reddito tra vecchi e giovani

    Inoltre, in Italia negli ultimi 30 anni, i redditi di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni sono cresciuti in media del 25% in più rispetto alla fascia di età tra i 30 e i 34 anni a fronte di un gap medio nei paesi Ocse nello stesso periodo del 13%. Il tasso di povertà è cresciuto per le generazioni più giovani mentre è diminuito per gli anziani. Numeri che fotografano una situazione di forte difficoltà per le ultime generazioni che , soprattutto dopo la crisi, fanno fatica a trovare un lavoro stabile, mentre le fasce d’età più anziane si sono trovate relativamente riparate, sia in termini di carriera lavorativa che di benefici pensionistici maturati. Le disparità di reddito tra i giovani nati negli anni 80 e i loro genitori sono già più alte rispetto a quelle sperimentate alla stessa età dalle generazioni precedenti poiché le disparità tendono ad aumentare nel corso della vita lavorativa. In conclusione, come rileva l’Ocse, una maggiore disuguaglianza per i giovani oggi si tradurrà quindi in una maggiore disuguaglianza tra i futuri pensionati.

    Disparità di genere: per le donne stipendi del 20% più bassi

    Altro dato allarmante è quello relativo alle differenze salariali tra i sessi. In Italia le donne infatti percepiscono uno stipendio più basso del 20% rispetto agli uomini. Inoltre spesso sono costrette a lasciare il mondo del lavoro per assistere i familiari. L’Ocse sottolinea come in questo caso, in Italia sono il 13% gli over 50 ( in maggioranza donne) a prendersi cura dei familiari contro il 5% della Svezia.