Isis uccide avvocatessa colpevole di averli criticati su Facebook

Isis uccide avvocatessa colpevole di averli criticati su Facebook
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Isis uccide avvocatessa colpevole di averli criticati su Facebook. Samira al Nuaimy, questo il nome dell’ultima vittima, l’ennesima, della follia omicida dell’Isis, il gruppo terroristico islamico che purtroppo non ha bisogno di presentazioni. La sua colpa, aver criticato su Facebook i jihadisti, ragion per la quale si è meritata cinque giorni di torture, l’uccisione in pubblico e l’abbandono del suo corpo esanime sul ciglio di una strada. “Giustizia” è stata fatta contro questa avvocatessa impegnata da tempo nella lotta per i diritti delle donne e delle minoranze. Un altro punto a favore degli estremisti islamici a scapito della civiltà.

    Dopo il rapimento di Vanessa e Greta, che per fortuna non sono in mano dell’Isis, ecco l’ennesima vittima della cellula islamica impazzita, l’avvocatessa Samira al Nuaimy. Una donna che non temeva di esprimere la sua opinione scagliandosi contro le efferatezze dei fondamentalisti sunniti e lottando, con coraggio e determinazione, per i diritti delle donne e delle minoranze. Sui social era particolarmente attiva, tempo fa aveva criticato le manovre di distruzione dei siti storici e religiosi condotte dall’Isis, giudicandole aberranti. Critiche che non hanno lasciato indifferenti gli esponenti del gruppo estremista, tanto da averli convinti a intervenire di persona. Il 17 luglio si sono presentati a casa sua costringendola con la forza a pentirsi di quanto aveva dichiarato. Ma lei, senza battere ciglio, da vera pasionaria, si era rifiutata di ritirare le accuse, meritandosi per questo la condanna a morte.

    La barbarica esecuzione ha avuto luogo in pubblico nella città di Mosul, Iraq settentrionale, poi il corpo è stato abbandonato sul ciglio di una strada, indegno persino di sepoltura.

    Un gruppo di fondamentalisti sunniti stigmatizzato dallo stesso mondo islamico che l’ha definito più volte una cellula impazzita. L’avvocatessa Samira al Nuaimy, analogamente alla pakistana Malala impegnata nella lotta contro i talebani, era fra questi tanto da aver pagato con la sua stessa vita. La notizia dell’esecuzione, avvenuta il 22 settembre, è stata resa nota da Nikolay Mladenov, responsabile della missione Onu a Baghdad, che ha parlato di “crimine rivoltante”, suggerendo al governo iracheno e alla comunità internazionale di far fronte “al pericolo che minaccia la vita, la pace e la sicurezza dell’Iraq e degli iracheni” e di fare “tutto il possibile per assicurare alla giustizia gli autori di questi crimini”. Purtroppo le donne istruite sono uno dei bersagli preferiti dall’Isis, gruppo che teme l’emancipazione più di ogni altra cosa, consapevole del suo potere dirompente a favore della libertà.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CronacaViolenza sulle donne Ultimo aggiornamento: Venerdì 26/09/2014 14:20
     
     
     
     
     
     
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