Isaiah Haastrup, nuovo caso “Charlie Gard”: i genitori non vogliono staccare la spina

Il caso scuote nuovamente l'opinione pubblica britannica: i genitori del piccolo, 11 mesi e gravissimi danni cerebrali conseguenti alla nascita, non intendono arrendersi e portano la loro battaglia in sede legale. Per i medici mantenerlo in terapia intensiva 'è futile'

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    Isaiah Haastrup, nuovo caso “Charlie Gard”: i genitori non vogliono staccare la spina

    Un nuovo caso “Charlie Gard” in Gran Bretagna: i genitori di Isaiah Haastrup non vogliono staccare la spina. Il piccolo, 11 mesi e gravissimi danni cerebrali conseguenti a complicazioni alla nascita, è attaccato ai macchinari e per i medici del King’s College hospital di Londra, tenerlo in terapia intensiva sarebbe “futile”. Per la mamma e il papà di Isaiah è necessario proseguire le cure sino a che il bambino potrà tornare a casa. Il caso divide l’opinione pubblica britannica.

    I giudici: Staccate la spina

    E’ notizia di poche ore fa. L’Alta Corte del Regno Unito si è pronunciata: nonostante la resistenza dei genitori, è arrivato l’ok a staccare la spina ai macchinari che tengono in vita il piccolo Isaiah.

    Il giudice ha analizzato lo stato del paziente e la sua cartella clinica e ha valutato “con profonda tristezza” che non sia nel suo interesse continuare a vivere in questo modo.

    I genitori, affranti, ancora non si danno per vinti: si riservano il diritto di parlare con i loro legali prima di decidere il da farsi. Potrebbero infatti tentare un ricorso. “So che il bambino ha subito un danno, ma ha bisogno di amore e cure e io posso dargliele”, ha aggiunto la madre.

    Isaiah Haastrup come Charlie Gard: la battaglia dei genitori per tenerlo in vita

    Il caso di Charlie Gard aveva scosso profondamente il Regno Unito, per poi assumere i contorni di un insoluto dibattito a livello internazionale. Oggi, nella stessa situazione dei genitori del bimbo deceduto nel luglio scorso si trovano un’altra mamma e un altro papà che sperano di vincere la loro battaglia per tenere il proprio figlio in vita.

    Si tratta del piccolo Isaiah Haastrup, 11 mesi, affetto da devastanti danni cerebrali dovuti a complicazioni alla nascita. Gli specialisti che lo seguono, a Londra, ritengono sia “futile” mantenerlo in terapia intensiva.

    Takesha e Lanre Haastrup chiedono che il loro figlio continui il percorso di cura nella speranza che le sue condizioni possano migliorare e consentirgli il ritorno a casa.

    Le condizioni del piccolo Isaiah

    I coniugi Haastrup, al pari dei Gard, si erano rivolti a un tribunale per impedire che si spengano i macchinari che aiutano Isaiah. Il bambino è attaccato a un respiratore artificiale, presenta assenza di attività motoria e non darebbe segni di alternanza sonno-veglia.

    Il piccolo non mostrerebbe alcuna risposta agli stimoli, e nonostante si evidenzi un irrigidimento durante la somministrazione di terapie con iniezione, non c’è una contestuale alterazione del battito cardiaco tale da escludere, secondo i medici, che l’irrigidirsi possa essere un semplice riflesso.

    “Isaiah sta vivendo?”: il quesito davanti al giudice

    I genitori sostengono che il bambino reagisca alle loro carezze, ma la versione degli specialisti è diametralmente opposta: si tratterebbe di spasmi muscolari riconducibili a episodi di epilessia.

    Difficile intercettare, dicono i medici, se il piccolo provi dolore o piacere, e se tale esperienza sia compatibile con il suo stato. Il quesito posto da uno specialista al giudice aveva aperto un varco ulteriore nella querelle che si era scatenata intorno al caso Gard: “Isaiah è in vita, ma sta vivendo?”