Natale 2016

Intolleranza in Italia, dalle donne agli ebrei: le minoranze discriminate

Intolleranza in Italia, dalle donne agli ebrei: le minoranze discriminate
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Fonte: Voxdiritti.it

    Intolleranza in Italia, dalle donne agli ebrei: le minoranze discriminate. Secondo la mappa di Vox, Osservatorio italiano sui diritti, l’intolleranza in Italia è un argomento tristemente attuale. La ricerca, che ha monitorato gli utenti di Twitter per quasi 1 anno, coinvolgendo 3 importanti Università italiane, è nata per identificare i livelli di intolleranza sul territorio nazionale, al fine di individuare i gruppi più discriminati fra donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili ed ebrei. Purtroppo i livelli di insofferenza verso queste minoranze sono elevatissimi e il primo posto va alla misoginia.

    La mappa dell’intolleranza, progetto lanciato da Vox, Osservatorio italiano sui diritti, sulla falsariga di illustri esempi stranieri, ha tracciato un quadro agghiacciante in merito al delicato tema della discriminazione sul territorio nazionale. Dopo un’attenta analisi di oltre 2 milioni di tweet in un intervallo di tempo di circa 1 anno, coadiuvata dalle Università di Milano, Roma e Bari, si è constatato come la misoginia sia al primo posto fra i sentimenti che animano gli italiani. I dati, analizzati tramite statistiche, elaborati da un punto di vista psico-sociale nonché geolocalizzati grazie all’utilizzo di Open StreetMap, hanno evidenziato che le zone più intolleranti d’Italia sono il nord e il sud, eccetto quando si parla di antisemitismo, fenomeno diffuso specialmente in Lazio e nell’Italia centrale. Ma è la misoginia a guadagnarsi il triste primato con 1.102.494 tweet poco lusinghieri rilevati nel corso degli 8 mesi di indagini. La cronaca lo conferma con un aumento vertiginoso della violenza ai danni delle donne, fenomeno che sui social si traduce in un linguaggio barbarico, fatto di insulti, volgarità e talvolta aggressioni verbali, che vedono il ripetersi di parole denigratorie associate spesso a parti del corpo femminili. Le regioni più misogine in assoluto sono risultate la Lombardia, la Campania, il confine tra l’Abruzzo e la Puglia.

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    Segue l’antisemitismo con un 24% di italiani che mostrano pregiudizi contro gli ebrei.

    Le statistiche hanno rilevato picchi massimi in Abruzzo, Toscana e Lazio per quanto riguarda l’Italia centrale, a Milano, Bergamo, Brescia, Varese e Como nell’Italia del Nord, a Napoli, Caserta, Bari, Taranto, Salento e Catania per quanto concerne il Sud. I termini dispregiativi più frequenti sono “rabbino” abbinato alla parola “trans”, “giudeo”, “usuraio”. In terza posizione l’omofobia, ben lungi dall’essere superata, con picchi massimi in Campania e Friuli Venezia Giulia. In questo caso gli insulti più utilizzati hanno a che fare con le parti anatomiche, considerate rivoltanti, e persino con la pedofilia. L‘immigrazione è un altro tema scottante, specialmente in Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Basilicata, le regioni in assoluto più razziste. I termini denigratori più frequenti sono “terrone”, “zingaro” e “negro”.

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