Immigrazione, emergenza sbarchi: la linea dura del Governo

Linea dura del Governo Italiano sull’emergenza migranti: sbarchi record con una media di 14mila arrivi al mese. Dopo aver bocciato la proposta di Minniti sull’approdo in altri porti europei dei migranti, l’Italia minaccia di uscire da Triton. Da definire modalità operative del centro di coordinamento dei salvataggi in Libia.

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    Immigrazione, emergenza sbarchi: la linea dura del Governo

    Torna l’emergenza sbarchi sulle coste italiane con numeri impressionanti: più di 14 mila arrivi al mese. Da inizio gennaio a oggi sarebbero approdati 85.150 migranti. Le cifre, che ormai non sono più sostenibili, hanno fatto adottare al governo italiano, in vista anche del vertice di domani a Varsavia, la linea dura: nuove regole per Triton oppure l’Italia sarà fuori dalla missione, la stessa entrata in vigore sotto il governo Renzi.

    Sbarchi record: cosa chiede l’Italia sui migranti

    La richiesta del governo italiano è quella di una revisione delle regole di Triton: le navi delle ONG straniere potranno attraccare sulle coste italiane ma i richiedenti asilo, dopo le normali procedure di soccorso, dovranno essere trasferiti in aereo nei Paesi di origine delle navi.

    Già nei giorni scorsi l’ex premier Renzi si era pronunciato in riferimento all’emergenza migranti: “Abbiamo il dovere morale di aiutarli e di aiutarli davvero a casa loro. Non possiamo accoglierli tutti qui, siamo al collasso”. La situazione è sfuggita di mano con l’aumento record degli arrivi dei migranti sulle coste, ma quando l’ex presidente del Consiglio aveva aderito a Triton le condizioni erano che l’Italia avesse il comando della missione, ossia che tutte le unità navali, italiane e straniere, che partecipano all’operazione sarebbero state autorizzate dall’Italia a sbarcare sul suo territorio, in condizioni di sicurezza.

    Quello che lamenta ormai da tempo il nostro paese è il mancato aiuto e ricollocamento dei migranti da parte degli altri stati europei. Su questo punto il nostro governo è ormai chiaro: “Se l’Europa non dà una mano sui migranti, noi smettiamo di dare, a quei Paesi che rifiutano di accoglierli, tutti i quattrini che diamo loro ogni anno. Chiudiamo il rubinetto”.

    Restano fermi anche i punti previsti dal vertice di Tallin: il centro di coordinamento in Libia, il rifinanziamento del Fondo per l’Africa e la revisione di Dublino e la stesura sempre più urgente di nuove regole per le Ong.

    Lo stop agli sbarchi dalla Libia: la paura di possibili ritorsioni

    Entro due giorni un pattugliatore della Guardia di Finanza verrà inviato verso la Libia, dove potrà monitorare da vicino la questione degli sbarchi e dall’altro potrà tenere sotto controllo il lavoro delle ONG per evitare che diventino “corridoi umanitari privati che dalla Libia portano i migranti nel nostro Paese”, come avevano denunciato diversi politici.

    Il timore è proprio quello che proviene dalle coste libiche: che i trafficanti starebbero attuando una strategia di ricatto, trattenendo i migranti per minacciare sbarchi di massa. Così facendo, l’ulteriore rischio è che i suddetti trafficanti possano mettere le mani anche nei lavori del nuovo centro di coordinamento dei salvataggi in Libia.

    Durante il vertice di Tallin dei giorni scorsi uno dei temi centrali è stato proprio definire e capire come funzionerà il centro salvataggi, un centro operativo di soccorso e coordinamento direttamente nelle coste nordafricane.

    Il piano di Minniti invece sugli sbarchi in altri porti europei è stato bocciato, quello ossia di condividere con altri Stati l’accoglienza dei migranti salvati nel Mediterraneo. Niente sbarchi a Marsiglia o a Barcellona, come era stato ipotizzato, dopo il “no” di Francia e Spagna, così come Malta si è detta disponibile ad accogliere solo i migranti soccorsi nelle sue acque territoriali.

    Dolcetto o scherzetto?