Ilaria Cucchi, la biografia della sorella di Stefano

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    Ilaria Cucchi, il coraggio di non arrendersi

    Ilaria Cucchi, romana, classe 1974 e un fratello di quattro anni più giovane morto in circostanze poco chiare dopo un arresto. Lei e Stefano avevano pochi anni di differenza e una vita davanti. Il 22 ottobre 2009 la morte di lui all’ospedale Sandro Pertini di Roma ha dato il via alla guerra di Ilaria. Mai arrendersi, è questo il leitmotiv della sua esistenza di donna e sorella. Ilaria Cucchi si presenta al mondo subito dopo la morte di Stefano. Corre l’anno 2009, un ottobre che resterà per sempre fermo nel calendario della sua vita. Suo fratello muore in un letto d’ospedale dopo aver subito un arresto. Ilaria vuole vederci chiaro. Consegna alla stampa le foto del corpo esanime di Stefano, completamente coperto di lividi.

    Ilaria Cucchi Biografia: due figli, una vita normale e un fratello “speciale”

    Qualcosa deve essere andato storto: sembra aver subito un violento pestaggio. In pochissimo tempo diventa tristemente il fratello “famoso” di cui lei stessa scrive nella presentazione di sé su Huffington Post. La vita di una madre di due figli, amministratrice di condominio sino ad allora sconosciuta, cambia completamente e assume i contorni mediatici di donna coraggio. Boy scout e parrocchia sono sempre stati i suoi punti di riferimento nel sociale vissuti a stretto contatto con Stefano, “morto tra sofferenze disumane quando era in mano dello Stato e, soprattutto, per mano dello Stato”. Dalla vita privata alla vita pubblica il salto è breve. Una scelta obbligata che Ilaria fa senza tirarsi indietro davanti alla rischiosa posizione della sua battaglia: lottare in prima linea contro lo Stato. A Roma, dove vive, c’è tutta la sua famiglia: il padre Giovanni, geometra come Stefano, la madre Rita, maestra in pensione e due figli da crescere. Nelle declinazioni abitudinarie di quella vita normale è nata l’identità guerriera di una donna.

    Ilaria è la voce di Stefano, lui non può più parlare. Ma la giustizia ha un volto talvolta diverso e disincantato rispetto al motto “La legge è uguale per tutti” che campeggia nelle aule dei tribunali. Ilaria Cucchi lo sa bene: “Non mi hanno picchiato, non mi hanno pestato, non mi hanno rotto a calci la schiena (…). Non mi hanno torturato. Sono viva. Sono viva e combatto con una giustizia che non conoscevo, ostile, esosa, cieca, spietata, assassina”. Lei, con una fede salda che è il motore immobile di una vita intera, ha deciso di canalizzare il dolore e la rabbia verso l’unico obbiettivo possibile: avere la verità sulla morte di Stefano. Non le importa se per arrivarci dovrà schierarsi contro il sistema. La compostezza davanti alle telecamere mitiga la durezza delle sue accuse sulla fine di suo fratello. Nel libro “Volevo dirti che non eri solo” (2010) racconta la storia di Stefano, che è anche la sua storia. Decide di impegnarsi contro ogni forma di tortura costituendo l’associazione “Federico Aldrovandi” insieme a quella che reputa la sua nuova famiglia: Patrizia Moretti, Lucia Uva e Domenica Ferrulli.

    Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli sono i nomi di altri morti per cui le famiglie cercano giustizia. Insieme a loro Ilaria Cucchi. La recente conclusione dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano le ha permesso di percepire il risultato dei suoi sforzi per dare giustizia a quel fratello dipinto da alcuni come mostro. Un piccolo passo avanti frutto del suo coraggio. Ilaria non si arrende.

    Ilaria Cucchi e la politica

    Il debutto politico di Ilaria Cucchi risale al 2013, quando aveva ricoperto il ruolo di capolista nel Lazio, con la lista “Rivoluzione civile” di Antonio Ingroia. Non andò bene ma questo non le ha impedito di continuare a impegnarsi, fino all’aprile 2016, a quel clamoroso annuncio di una sua eventuale candidatura al Campidoglio “libera dai partiti”, ha precisato. Ilaria Cucchi è passata ben presto dalle aule del tribunale all’arena politica senza però risparmiarsi un’aspra gogna mediatica. Dopo aver espresso la sua posizione di apertura a un possibile futuro da sindaco di Roma, dagli addetti ai lavori definita la possibile “anti-Raggi”, è finita al centro di feroci critiche per il presunto atteggiamento speculativo della ribalta raggiunta attraverso il dramma del fratello.

    La vita di Ilaria è finita sotto i riflettori anche per la scelta di rendere pubbliche, a mezzo social network, le sue considerazioni sul pestaggio di Stefano. Una decisione che le è costata un oceano di polemiche dai toni spesso duri e senza esclusione di colpi. Primo fra tutti Matteo Salvini, che nel gennaio 2016 aveva pubblicamente dichiarato “Il post di Ilaria Cucchi mi fa schifo, dovrebbe vergognarsi. La storia dovrebbe insegnare. Qualcuno nel passato fece un documento pubblico contro un commissario di polizia che fu poi assassinato”. Il riferimento del segretario della Lega Nord è al post pubblicato da Ilaria sul suo profilo Facebook, con una foto che ritrae uno dei carabinieri intervenuti nell’arresto di Stefano e una didascalia piuttosto rovente sulle responsabilità del militare nel pestaggio. La donna però replica di non aver nulla da temere, neppure in sede legale: “Se ho sbagliato si vedrà. Io non ho paura, a differenza di altri”.

    Piuttosto aspro lo scontro con Carlo Giovanardi, più volte espressosi sul caso Cucchi con toni accesi. Il politico ha sempre sostenuto che la morte del giovane fosse da ricondurre alla dipendenza dalle droghe, sottolineando l’assenza di una correlazione tra le percosse subite e il decesso. Un altro nemico pubblico di Ilaria, accusata dallo stesso Giovanardi di sfruttare politicamente il dramma del fratello.