Il suicidio assistito di Loris Bertocco: “Solo e malato, ho scelto di morire”

Dopo Dj Fabo e Davide Trentini, un altro italiano ha deciso di praticare in Svizzera il suicidio assistito: Loris Bertocco, 59enne veneto, paralizzato e non vedente da 40 anni. Nel suo memoriale lasciato prima di morire, l’appello affinché in Italia si faccia la legge sul testamento biologico.

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    Il suicidio assistito di Loris Bertocco: “Solo e malato, ho scelto di morire”

    Foto: Facebook

    Prima di morire ha recapitato il suo memoriale Loris Bertocco, veneziano cieco e invalido di 59 anni, che ha praticato il suicidio assistito in Svizzera. Nel suo diario la pesante accusa che spiega il suo gesto: “Solo e malato, ho scelto di morire”. E’ così che ieri mattina alle 11 l’uomo ha messo la parola fine alla sua esistenza in una clinica di Zurigo.

    Loris Bertocco: la storia

    Il drammatico memoriale che Loris Bertocco ha voluto rendere pubblico ripercorre le tappe del suo doloroso cammino. 59 anni, veneto, e attivista in materia di ambiente, pace, diritti dei disabili. Loris era paralizzato e non vedente dall’età di 18 anni, quando ebbe un incidente stradale, investito da un’auto in motorino. Ciononostante la sua prima parte della vita è trascorsa felicemente, guadagnando soddisfazioni a livello professionale e affettivo: ha condotto per anni una trasmissione culturale radiofonica, si è sposato con Annamaria ed è stato consigliere comunale per i Verdi nella città di Mira.

    Anni dopo anni la “stanchezza” comincia a farsi sentire, prima tra tutte la difficoltà del dialogo con l’istituzione pubblica che gli nega i mezzi sufficienti per un’assistenza, in primis quelli economici. A questo si aggiungono il suo peggioramento fisico, che lo ha costretto a stare a letto ormai completamente non autosufficiente e dolorante e la separazione dalla moglie. Ripercorre nel suo diario tutte le difficoltà incontrate e la sua lotta per accedere a fondi, ad avere una maggiore assistenza. Ed è qui che lancia il suo atto d’accusa: “Sono convinto che, se avessi potuto usufruire di assistenza adeguata, avrei vissuto meglio la mia vita, soprattutto questi ultimi anni, e forse avrei magari rinviato di un po’ la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze”.

    Il memoriale di Loris Bertocco: “La vita va rispettata e garantita nella sua dignità”

    Loris Bertocco è morto ieri alle ore 11 in una clinica di Zurigo. Ha lasciato il suo testamento di vita, dove non solo racconta cosa lo ha spinto ad optare per il suicidio assistito, ma fa anche un appello alle istituzioni affinché “il mio impegno estremo, il mio appello, è adesso in favore di una legge sul testamento biologico e sul fine vita di cui si parla da tanto, che ha mosso qualche passo in Parlamento, ma che non si giunge ancora a mettere in dirittura d’arrivo. In altri paesi è da tempo una possibilità garantita. Vorrei che, finalmente, lo fosse anche in Italia”.

    Insieme alla lettera di Loris c’era anche una breve nota firmata da Gianfranco Bettin e Luana Zanella, esponenti storici dei Verdi.

    Il suo rammarico è di non aver potuto, come ricorda il messaggio di Dj Fabo prima di morire, mettere la parola fine nella sua casa, nel suo paese. “Avrei voluto che fosse il mio Paese, l’Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto. Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera), perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità”.

    Prima di dare l’avvio alle procedure nella clinica, Loris termina la sua lunga lettera con la speranza che le cose cambino nel nostro paese: “Porto con me l’amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e che proseguiranno la battaglia per il diritto ad una vita degna di essere vissuta e per un mondo più sano, pulito e giusto”.

    In Italia la legge sul testamento biologico è ferma in Senato e siamo a parlare di un nuovo caso di eutanasia praticata in Svizzera. Periodicamente il tema torna a tenere banco nella politica, ma senza arrivare ad una legge definitiva. Dopo il polverone suscitato dalla storia di Dj Fabo e dall’indagine su Marco Cappato, leader radicale che ha accompagnato Fabo e Davide Trentini a morire in Svizzera, ecco che dobbiamo affrontare la questione in maniera risolutiva.

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