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Il sangue non si lava, il coraggio di una donna dietro il pentimento di Domenico Bidognetti

Il sangue non si lava, il coraggio di una donna dietro il pentimento di Domenico Bidognetti
da in Cronaca, Libri
    Il sangue non si lava, il booktrailer del romanzo-verità

    Il sangue non si lava – Il clan dei Casalesi raccontato da Domenico Bidognetti” di Fabrizio Capecelatro (ABEditore) non è solo un libro che ricostruisce la storia, gli omicidi e i traffici illeciti dell’organizzazione criminale che fu classifica dall’allora Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, la quarta mafia più pericolosa al mondo. È anche la storia di un uomo e del suo percorso che, come dice lo stesso Bidognetti, assomiglia a quello che compiono i maiali nel letame per arrivare alla mangiatoia. Un percorso che ha poi cambiato direzione grazie al coraggio di una giovane donna.

    Domenico Bidognetti è, infatti, stato prima uno dei più spietati killer e, poi, uno dei più importanti boss del clan dei Casalesi. Arrestato definitivamente il 31 Maggio del 1999, dopo 7 anni di carcere duro al 41bis, decide di collaborare con la Giustizia, ma… “Non sapevo come muovermi: «Se parlo con uno dei miei avvocati, uno di quelli a cui mi rivolgo da tanti anni e che difendono molti di noi Casalesi, chi mi assicura che manterrà il segreto?», dicevo fra me e me. Mi ricordai allora di aver conosciuto, anni prima, la giovane fidanzata di un mio cugino da parte di madre, che nulla aveva a che fare con il mondo criminale, la quale all’epoca faceva la pratica per diventare avvocato in uno studio della provincia di Siena. Pensai di farle la nomina per un processo, in modo da riagganciare il rapporto e quindi poter chiedere a lei di aiutarmi”.

    Nel 2007 Eleonora Meioli aveva soltanto trentatré anni e, benché avesse svolto la sua attività forense nell’ambito penalistico, poco o nulla sapeva di criminalità organizzata, lei che aveva vissuto in un piccolo centro toscano, ben lontano da Casal di Principe.

    “Le affidai la mia vita – spiega Bidognetti nel libro “Il sangue non si lava” – all’inizio del Settembre del 2007. Se fosse trapelata la notizia prima che la Magistratura fosse riuscita a mettermi in sicurezza, sarei stato subito condannato a morte e, nel carcere di Parma, sarebbe stato facile per i miei ex amici farmi fuori”.

    Eleonora Meioli, però, affrontò la situazione con coraggio, con quel coraggio che qualsiasi cittadino dovrebbe dimostrare se il destino gli offre la possibilità di fare qualcosa contro la mafia. Coraggio che mantenne anche dopo l’omicidio, volto a cercare di fermare la collaborazione del figlio, del padre di Bidognetti e quindi quando anche lei divenne un bersaglio dell’ala stragista del clan dei Casalesi.

    Un’intercettazione ambientale rivela, infatti, che il famigerato Cicciotto ‘e mezanotte, cugino di Domenico Bidognetti e storico capo del clan, prese informazioni su di lei al fine di verificare la possibilità di raggiungerla per minacciarla o comunque convincerla a rinunciare all’incarico. Così furono subito valutati i rischi che avrebbe potuto correre e si ritenne che potesse esserci anche lei nel lungo elenco di folli vendette che Giuseppe Setola stava organizzando.

    Da allora Eleonora vive sotto scorta. Accompagnata dai carabinieri partecipa ai processi in Tribunale, ascolta gli interrogatori in carcere, riceve i clienti in studio, ma soprattutto esce con il compagno e con gli amici nei pochi momenti di svago. Accettando quell’incarico, fu costretta a evitare ristoranti, discoteche e qualsiasi altro luogo affollato; a vivere con l’angoscia, con la paura, senza mai un momento di libertà e di intimità. Lei che, in fondo, aveva poco più di trent’anni!

    “Ho sempre apprezzato – conclude Bidognetti nel libro di Capecelatro – come quella ragazza, nata e cresciuta in un piccolo centro della Toscana, abbia affrontato, seppur giovanissima, quel mondo e quella mentalità criminale con cui si è trovata improvvisamente a diretto confronto, benché molto lontano dal suo”.

    E forse, allora, tutti noi cittadini dovremmo essere grati all’avvocato Meioli che, con il suo coraggio e la sua umanità, ha permesso a Domenico Bidognetti di avviare e soprattutto continuare, anche dopo la morte del padre e i proclami della madre, la collaborazione con la giustizia che ha contribuito alla disgregazione del clan dei Casalesi.

    Il sangue non si lava. Il clan dei Casalesi raccontato da Domenico Bidognetti

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