Il Nepal e l’usanza del Chaupadi, l’esilio delle donne con il ciclo: cos’è e perché si continua a morire

In Nepal è ancora in uso il Chaupadi, un'antica tradizione per cui le donne, durante il periodo del ciclo mestruale, sono costrette a vivere in isolamento all'aperto, senza contatti con altri esseri umani. In moltissimi casi sono vittime di animali selvatici, stupri, ipotermia o asfissia. L'ultima vittima, solo 21enne, è morta a causa delle esalazioni di fumo mentre cercava di scaldarsi con un fuoco di fortuna. Il Parlamento ha emesso una legge che vieta questa pratica: il 2018 sarà l'anno della svolta?

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    Il Nepal e l’usanza del Chaupadi, l’esilio delle donne con il ciclo: cos’è e perché si continua a morire

    Una ragazza 21enne è morta in Nepal mentre si trovava in isolamento durante il periodo del ciclo mestruale. In Nepal infatti vige da secoli l’antica usanza del Chaupadi, una tradizione molto controversa, per la quale una donna, durante il periodo del ciclo, è costretta a vivere in isolamento, senza alcun contatto con gli esseri umani o il bestiame. Nonostante in questo Paese le temperature spesso scendano sotto lo zero, le donne sono ancora costrette a vivere all’aperto, in baracche o rifugi, spesso poco riscaldati e privi di igiene.

    21enne morta a causa delle esalazioni di fumo durante il Chaupadi

    Il governatore Tul Bahadur Kawcha ha ammesso che la giovane è morta in seguito alle esalazioni di fumo, dopo aver acceso un fuoco con cui stava cercando di scaldarsi. Secondo il governatore Kawcha, tale pratica è purtroppo ancora tremendamente attuale, in particolare nei villaggi più remoti, nonostante la Corte Suprema l’abbia vietata e abbia poi introdotto una legge che punisca chiunque si riterrà colpevole di portare avanti questa sadica pratica.

    Chaupadi, cos’è e perché si porta avanti questa usanza

    Il Chaupadi è una tradizione hindu che persevera da molti secoli, causando a milioni di donne nel mondo, sofferenza e vergogna, e in alcuni casi anche la morte.

    Secondo le usanze di questa tradizione, ogni donna, durante il periodo del ciclo, è costretta a vivere all’esterno, in completo isolamento. Tale pratica sorge dalla paura che una donna mestruata potrebbe contaminare la casa se vi rimanesse all’interno. In particolare, nelle zone rurali più povere e remote, vi è tuttora la forte convinzione che se questa pratica non venisse osservata, porterebbe disgrazie alla famiglia, alla casa o al bestiame.

    Mentre le donne sposate, sono costrette a vivere all’aperto solo per pochi giorni, tutte le altre possono venire bandite anche per una settimana.

    L’usanza del Chaupadi : quando l’esilio porta alla morte

    Non è certo la prima volta che una giovane donna muore mentre si trova in esilio durante il periodo mestruale. Spesso le donne che vivono in questa condizione si ritrovano a lottare contro gli elementi naturali, come le temperature gelide, gli animali selvatici, e molte morti sono state ricollegate ad esalazioni di fumo, provenienti dal fuoco acceso nel tentativo estremo di scaldarsi.

    Nel novembre del 2016, un’altra ragazza di 21 anni, Dambara Upadhyay, era stata ritrovata senza vita, probabilmente a causa di un attacco cardiaco, dopo 4 giorni che viveva all’aperto. Come lei ,anche Tulasi Shahi, 19enne residente nel distretto Dailekh del Nepal occidentale, è morta durante il Chaupadi in seguito ad una frana che l’ha seppellita viva nella stalla dove si trovava confinata.

    Nel 2018 entra in vigore la legge che vieta il Chaupadi

    Il Chaupadi, in vigore nelle tradizioni induiste da secoli, potrebbe però essere arrivato a un punto di svolta. Il Parlamento del Nepal ha infatti approvato una legge contro tale pratica, che dovrebbe entrare in vigore già nel 2018: chiunque costringerà una donna a un isolamento forzato potrà essere punito con una multa di 3000 rupie (circa 29 dollari) o con tre mesi di prigione.

    Nonostante la pratica sia stata già bandita nel 2005, in assenza di sanzioni o di punizioni, la maggior parte della popolazione ha continuato a portarla avanti.

    Si calcola che nel distretto di Archham il 95 per cento delle donne abbia passato i giorni mestruali recluso nelle baracche, bandito da ogni contatto con il resto della comunità, spesso vittima di stupri, morsi di animali, ipotermia o asfissia.

    Provvedimento contro il Chaupadi: perché una legge non basta

    Il provvedimento della legge, purtroppo non basterà a porre uno stop definitivo a questa pratica. “La paura della punizione non impedirà a queste persone di seguire il loro precetto”, ha affermato la parlamentare Gauri Kumari Oli all’Associated Press.

    Sarà infatti altrettanto importante educare le donne e le loro famiglie, che nella maggioranza dei casi vivono in zone rurali e poverissime, con pochi contatti con il mondo esterno.

    Il provvedimento contro il Chapadi fa parte di un pacchetto di leggi volte a garantire una maggiore sicurezza per le donne: oltre alla legge contro l’esilio durante le mestruazioni sono previste anche norme contro gli attacchi con l’acido e la schiavitù.