Il cutting, l’ultima frontiera dell’autolesionismo giovanile

Il cutting, l’ultima frontiera dell’autolesionismo giovanile
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    Il cutting, l’ultima frontiera dell’autolesionismo giovanile. Lamette, coltelli, vetri, vecchie lattine, tutto può tornare utile per martirizzare la pelle di braccia e gambe, sfogando un disagio nascosto che non ha coraggio di esprimersi a parole. Si tratta del cutting, forma di autolesionismo sempre più diffusa tra gli adolescenti, specie di sesso femminile. Un fenomeno preoccupante che sta dilagando nelle scuole, vera e propria piaga sociale dell’era contemporanea.

    Ragazze “cutter”, ecco l’appellativo delle nuove adolescenti in difficoltà. Tutto ha inizio con un senso di profonda rabbia, una frustrazione repressa che ha bisogno di esternarsi in una catarsi autodistruttiva. E’ il corpo l’altare del sacrificio, braccia e gambe subiscono così l’estremo affronto, la ferocia di un’anima incompresa. Il sangue cola, subentra il senso di liberazione: “Quando esce il sangue la pelle brucia, ma dentro, nel cuore, arriva la tranquillità”. Una volta che la violenza si è consumata sulla carne viva, il taglio diventa “selfie”, nuova mania, da condividere sui social.

    Secondo gli psicologi il fenomeno è in continua espansione, difficile quantificarlo in dati certi, difficile tenerlo a bada. Ma il problema di fondo è “perché lo fanno?”. Quale macabra liturgia guida il comportamento dei teenager di oggi? Il corpo è sempre stato un capro espiatorio del malessere dell’anima, una pagina bianca su cui scrivere i propri disagi, ma queste ferite sembrano far parte di un nuovo linguaggio, ancora più efferato. Il dolore provocato dalla lama e il sangue fresco sono un’evidente richiesta di aiuto, senza intermediazioni, estremo appello che non va ignorato.

    Sono moltissimi i teenager che esprimono il proprio disagio psicologico procurandosi ferite su braccia e gambe. C’è chi dichiara di aver iniziato in seguito alla separazione dei genitori, chi per difficoltà relazionali, chi per delusioni amorose, chi in seguito a episodi di bullismo, che è sempre più rosa, in ogni caso la spinta all’autolesionismo deriva da un male interiore che non si è in grado di gestire. Il paradosso è che le adolescenti mutilano il proprio corpo proprio nell’età in cui maggiore è il desiderio di apparire belle agli occhi dei coetanei e ciò deve far riflettere. Di cosa parlano questi sfregi che deturpano l’immagine esteriore? Di un bisogno di accettazione? Di una difficoltà a mostrarsi per quello che si è veramente? Le nuove frontiere della psicologia e alcune associazioni di supporto come l’Asif, “Adolescent Self Injury Foundation”, stanno cercando di dare una risposta a questo nuovo controverso fenomeno.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Cronaca Ultimo aggiornamento: Martedì 08/07/2014 14:12
     
     
     
     
     
     
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