I piccolini della Barilla: non è pasta per bambini, scoppia la bufera in Rete

I piccolini della Barilla: non è pasta per bambini, scoppia la bufera in Rete
da in Cronaca
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    I piccolini della Barilla: non è pasta per bambini, scoppia la bufera in Rete

    I Piccolini della Barilla sono al centro di aspre e dure polemiche in Rete per una questione scoppiata alcuni anni fa e che è riemersa di nuovo sui social newtork negli ultimi giorni. Angelo Consoli direttore dell’ufficio Europeo di Jeremy Rifkin, studioso che ha coordinato la campagna che ha portato all’approvazione
    della strategia energetica europea durante il semestre di presidenza tedesca dell’Unione Europea nel 2007, nonchè ex consigliere in materie energetiche e ambientali di diversi leader, ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook in cui si è scagliato pubblicamente contro la pasta I piccolini della nota multinazionale italiana.

    “Ma se si chiama “I piccolini’ perché i piccolini non la possono mangiare?” questo l’interrogativo lanciato su Facebook da Consoli, ma facciamo un passo indietro. Il caso era già scoppiato nel 2011 quando la Plasmon aveva lanciato una pubblicità comparativa che metteva a confronto i suoi prodotti con quelli della Barilla riportando i relativi livelli di residui di micotossine e pesticidi, specificando che “la pasta “I Piccolini” Barilla e i biscotti “Le macine” non sono alimenti adatti alla prima infanzia in quanto contengono troppi residui chimici e micotossine“.

    La “guerra” tra i due colossi del settore alimentare nazionale era finita al centro di una querelle mediatico-giudiziaria in seguito alla quale il colosso di Parma si impegnò ad apporre sulle confezioni della linea I Piccolini la dizione “per consumatori sopra i 3 anni“.

    Pochi giorni fa lo status lanciato da Consoli ha riaperto – almeno in rete – il dibattito e ripuntato l’attenzione su Barilla, è lo stesso Consoli a rispondere in maniera chiara e inequivocabile: “Perché i livelli di micotossine (sostanze chimiche tossiche prodotte da funghi ndr) del grano ucraino (o canadese ndr)comprato dalla Barilla per risparmiare e fare più profitti sulla pelle dei consumatori sono superiori ai livelli consentiti dalle norme di sicurezza alimentare per esseri umani inferiori a tre anni

    Ma se si chiama "I piccolini' perché i … piccolini non la possono mangiare? Risposta: perchè i livelli di mico…

    Pubblicato da Angelo Consoli susu Facebook Lunedì 22 febbraio 2016

    Il direttore comunicazione e relazioni esterne del Guppo Barilla, Luca Virginio, ha risposto alle osservazioni sollevate da Angelo Consoli in una nota riportata su Il Post Viola: “A proposito della qualità del grano, Barilla lo acquista in Italia e all’estero per la pasta a marchio Barilla.

    Negli ultimi anni, circa il 75% del grano utilizzato per la pasta è italiano, selezionato lavorando direttamente con la filiera e gli agricoltori, con i quali abbiamo fissato specifici obiettivi di qualità. Dato che il nostro Paese non produce abbastanza grano duro di qualità per soddisfare le richieste di tutti i produttori, compensiamo questa mancanza acquistando il restante 25% all’estero, scegliendo i migliori grani per garantire alla nostra pasta qualità, gusto e consistenza al dente”.

    Il caso continua a spaccare in due il popolo del web e le polemiche non si placano, anche perché tanti consumatori vogliono conoscere la provenienza estera del 25% di grano utilizzato per la pasta.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Cronaca Ultimo aggiornamento: Lunedì 29/02/2016 17:39
     
     
     
     
     
     
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