Natale 2016

I jeans “sessisti” e la denuncia di una giornalista

I jeans “sessisti” e la denuncia di una giornalista
da in Mente, Moda, jeans
Ultimo aggiornamento:

    Etichetta sessista

    Possono, dei semplici jeans, diventare emblema di “sessismo”? La risposta è sì, ma non è questione di moda. Oggi è la Festa della Donna, una celebrazione che molte di noi considerano ormai superflua, inutile, fondamentalmente una mera operazione commerciale. Una posizione condivisibile, in linea puramente teorica, fino a quando non ci si imbatte in un notizia come quella che sto per segnalarvi, che sicuramente vi farà cadere le braccia, e così come è capitato a noi della redazione. Immaginate una ragazza che decida di fare il bucato, e che tra le tante cose da buttare in lavatrice, inserisca anche i jeans chinos nuovi del suo fidanzato.

    Immaginatela nell’atto di aprire il suddetto pantalone e che, prima di riporlo nel cestello, un po’ distrattamente butti l’occhio sull’etichetta dell’indumento, e vi legga, alla fine delle indicazioni sul tipo di lavaggio consigliato, la seguente dicitura: “…dalli alla tua donna, è il suo compito” (give it to your woman it’s her job). Immaginate la reazione della ragazza, e comparatela con quella che avreste voi.

    Per la cronaca, i pantaloni sessisti erano nuovi, acquistati dal fidanzato della protagonista di questa vicenda – che si chiama Emma Barnett – in una nota catena di abbigliamento maschile inglese, Madhouse. Schifata, come del resto naturale davanti ad un esempio così smaccatamente retrivo e discriminante di considerare la donna, la nostra Emma, per puro caso giornalista del Telegraph, ha deciso di non tacere l’amara scoperta, e così ha fotografato l’etichetta incriminata pubblicandola sia sul suo giornale che su Twitter.

    Ai tantissimi commenti che rilevavano una connotazione “ironica” nell’etichetta, la Barnett ha così risposto: “Ho vissuto per anni durante l’Università in una casa in condivisione con dei maschi pieni di testosterone e credo di saper riconoscere gli scherzi, anche pesanti, maschili. Ma qui non vedo traccia di ironia”.

    Non la leggiamo neppure noi, l’ironia, e, anzi, se c’è qualcosa di ferocemente ironico, in questa storia, è il fatto che la dicitura sessista è stata notata proprio nel modo in cui (evidentemente), si voleva che venisse notata, da una donna che lavasse i pantaloni al proprio uomo “perché è il suo lavoro”. Al danno, la beffa.


    Se nell’anno 2012, in un Paese avanzato e da sempre all’avanguardia per quanto riguarda i diritti delle donne e la lotta alla discriminazione di genere come la Gran Bretagna, la popolazione femminile viene prese per i fondelli (è il caso di dirlo), in questo modo, attraverso una semplice etichetta che gioca sulla consuetudine (quella di fare la lavatrice per tutta la famiglia) che è anche un atto d’amore, viene da domandarsi: che speranza abbiamo di arrivare ad una società realmente, felicemente parificata? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto, denunciamo. Tutto. Sempre.

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