Natale 2016

I diritti negati delle bambine: la denuncia di Save the Children

I diritti negati delle bambine: la denuncia di Save the Children
da in Attualità, Bambini, Violenza sulle donne
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    I diritti negati delle bambine: la denuncia di Save the Children

    In occasione della Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze dell’ 11 ottobre, Save The Children ha pubblicato la classifica dei paesi migliori e peggiori per le “piccole donne”. Purtroppo non è un rapporto consolante: al mondo oggi troppe bambine sono vittime di soprusi, violenze, sfruttamento e costrette al matrimonio. Secondo il dossier, Every Last Girl: free to live, free to learn, free from harm e la denuncia di altre Ong, ogni 7 secondi nel mondo si sposa una ragazza con meno di 15 anni. Solo in India ci sarebbero più di 24 milioni di spose bambine. E’ un futuro rubato, negato quello di tante bambine e si sta parlando di diritti fondamentali, dalla sopravvivenza all’integrità del corpo, dalla salute all’istruzione.

    Pensiamo a paesi dove le bambine vengono mutilate o vivono in condizioni di guerra ed estrema povertà; a quelle che in tenera età rimangono incinta e molte di loro muoiono per le difficoltà legate al parto. Pensiamo con estremo orrore a dove si pratica lo stupro di guerra anche su bambine dai 18 mesi agli 11 anni come in Congo.
    Il dossier, da brivido, stila una classifica dei paesi che meglio riescono a garantire questi diritti e dove le bambine hanno maggiore possibilità di crescita e sviluppo. Il migliore in assoluto è la Svezia, seguita dagli altri due paesi scandinavi Finlandia e Norvegia. I peggiori per bambine e ragazze sono invece nel continente africano: Repubblica Centrafricana, Ciad e Niger. Questa classifica è stata stilata tenendo conto di 5 parametri che riguardano:

    matrimoni precoci
    numero di figli
    mortalità materna
    completamento della scuola
    numero di donne in parlamento

    I matrimoni precoci sono il vero responsabile della condizione degradante in cui vivono milioni di bambine al mondo. Il triste fenomeno delle spose bambine risponde a “norme” culturali e religiose di alcuni paesi, nonché ad esigenze economiche di famiglie molto povere che devono liberarsi quanto prima delle figlie femmine. Le conseguenze sono devastanti: strappate alla loro sfera familiare e di amici, le ragazzine non andranno a scuola, sono esposte a violenze da parte di mariti più grandi di loro e al rischio di contrarre una gravidanza che può risultare fatale. Nonostante i matrimoni precoci violino ai principi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nel mondo circa 700 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile e paesi come la Turchia avallano questo tipo di pratica con leggi vergognose sulla pedofilia.

    L’Italia si piazza al 10 posto davanti a Germania e Spagna. Ciò che penalizza il nostro paese è l’ultimo punto, riguardante le quote rosa in Parlamento (31% contro il 44% della Svezia ) e la discriminazione sul lavoro. Non malissimo i numeri sulla mortalità materna ( 4 ogni 100.000 nascite), ma dobbiamo contrastare gli abusi sui minorenni e fare i conti con le giovani vittime di pedopornografia.

    Per i diritti dei minori, la strada ancora è purtroppo lunga, anche se le politiche per promuovere un miglioramento danno i loro piccoli frutti. Le organizzazioni umanitarie e no profit si muovono promuovendo il dialogo con i governi locali delle zone dove i diritti delle giovani sono calpestati, contrastando l’analfabetismo e i pregiudizi di genere.

    Al momento è in corso la battaglia di Amnesty International per impedire a Teheran la condanna a morte di Zeinab, la 22enne curdo iraniana che a 17 anni uccise il marito dopo violenze e pesanti maltrattamenti. Il suo è un caso esemplare: una sposa bambina, una storia di diritti negati, un iter giuridico fatto di irregolarità e soprusi rimasti inascoltati.

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