Ha un tumore al seno e non può adottare: la storia di Bianca

Ha un tumore al seno e non può adottare: la storia di Bianca
da in Attualità, Bambini
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    Ha un tumore al seno e non può adottare: la storia di Bianca

    La 42enne torinese Bianca ha un tumore al seno alla terza recidiva contro cui combatte da quando aveva 29 anni. Si è ammalata nel 2003 ed è poi guarita, ma il cancro al seno è tornato nel 2011 con un andamento scarsamente aggressivo, tanto che le vengono tolti i tre giorni settimanali di permesso previsti dalla legge 104. Nel 2014 Bianca e Sergio hanno iniziato un iter lunghissimo per l’idoneità all’adozione. Dopo aver superato tutti gli esami previsti, è giunta la doccia fredda per la coppia torinese. Il Tribunale per i minorenni di Torino l’ha dichiarata non idonea ad essere una madre adottiva. La decisione è stata poi confermata anche dalla Corte d’Appello di Torino.

    Nel nostro Paese non è in vigore una legge che vieti tutto ciò, ma come in questo caso è la giurisprudenza a compromettere il sogno della coppia torinese che non potrà adottare almeno per i prossimi 5 anni.

    Bianca e Sergio non si arrendono. La 42enne torinese ha deciso di raccontare la sua storia in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. “La malattia mi ha tolto la possibilità di essere madre naturale – ha dichiarato la donna -, ma nonostante i medici dicano il contrario, il Tribunale dei minori dice che non può prendersi la responsabilità di affidarci un bambino perché sono malata. Voglio continuare a lavorare come ho sempre fatto in questi anni, ma l’Inps non mi garantisce i permessi perché per i medici legali hanno calcolato che sono troppo poco invalida.

    Si mettessero d’accordo”.

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    La coppia torinese ha superato tutti i test, ma la prova finale non è andata bene: “Abbiamo seguito il corso organizzato dal Tribunale – ha detto Bianca -, poi ci siamo sottoposti a sei mesi di consulenze e visite, tutte superate. Sono venuti a casa nostra, hanno analizzato tutta la nostra vita e dato l’idoneità, poi bloccata dalla sentenza del giudice. Dice che consuetudine vuole che debbano passare almeno 5 anni di remissione, mentre io ero nel quarto”.

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    Una storia davvero paradossale e incredibile che lascia tutti senza parole… La donna ha poi sottolineato: “Questa cosa è assurda, per i medici sono idonea, per il Tribunale no e per l’Inps sto bene. Peccato che io sia la stessa persona, con la stessa malattia e gli stessi sintomi”.

    Noi speriamo vivamente che il vuoto normativo su queste tematiche così importanti e delicate possa essere colmato al più presto.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN AttualitàBambini Ultimo aggiornamento: Giovedì 30/06/2016 18:20
     
     
     
     
     
     
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