Gravidanza: scoperte 163 sostanze tossiche nel corpo delle donne incinte

da , il

    Donna incinta

    Durante la gravidanza, si sa, ogni donna deve stare particolarmente attenta alla propria salute, in quanto responsabile “per due”. Ecco che, quindi, tutto ciò che una donna incinta mangia, beve, tocca, assorbe in qualche modo, diventa potenzialmente pericoloso per il feto, se non si presta attenzione alle qualità intrinseche di tali sostanze. Cibi freschi e sani, accuratamente lavati e disinfettati, prodotti per la cura del corpo e per il make up rigorosamente anallergici e possibilmente a base naturale, fumo al bando, e radiazioni (incluse quelle del cellulare) ridotte al minimo o evitate del tutto. Questo prevede (o prevederebbe) il manuale della perfetta gestante.

    Eppure, anche con le dovute cautele che ogni futura mamma riserva a se stessa e al bebè che aspetta, molte, moltissime sostanze potenzialmente tossiche e inquinanti, sfuggono all’attenzione, ma più che altro perchè non se ne percepisce la pericolosità. Una ricerca americana promossa dall’Università della California, ha scoperto ben 163 sostanze chimiche tossiche nel corpo di 268 donne in dolce attesa, monitorate tra il 2003 e il 2004. I risultati della clamorosa indagine son poi stati pubblicati sulla rivista Environmental Health Perspectives. Ma quali sono queste sostanze nocive rilevate sui corpi delle donne sottoposte ad esame?

    Metalli pesanti, molecole tossiche, componenti chimici capaci di influire sul DNA del feto, come Bisfenolo A, composti perfluorinati, idrocarburi policiclici aromatici e… via dicendo. Elementi presenti in tutto ciò che usiamo e tocchiamo: dalle lacche per capelli ai contenitori in plastica per alimenti, dalle padelle antiaderenti ai coloranti alimentari. Normalmente, si tratta di composti chimici che entrano n circolo nell’organismo umano senza provocare particolari effetti negativi. Il problema, però, si pone quando il corpo femminile sta accogliendo una nuova vita in formazione che, proprio perchè immatura, non è in grado di difendersi dalla tossicità di queste sostanze con cui entra in contatto grazie al sangue materno.

    Sottolinea Emanuela Testai, tossicologa e dirigente di ricerca all’Istituto Superiore di Sanità, nel commentare questo studio: “(…)L’indagine può essere utile come punto di partenza, più per altri ricercatori che per i cittadini: considerate le dosi, si può procedere a stilare una valutazione di rischio delle varie sostanze che ora non abbiamo. L’unico consiglio concreto che si può dare è quello di evitare l’esposizione prolungata, ma va detto che per molte di queste molecole l’esposizione è subdola, non palpabile. Inoltre si tratta in molti casi di sostanze persistenti nel sangue, come il Dde (metabolita del DDT), che non viene immesso nell’aria ormai da molto tempo”. In definitiva, nessun allarme ma, comunque, prudenza e cautela sempre.

    Dolcetto o scherzetto?