Gravidanza, allergia al feto: caso gravissimo in Australia

Nelle prime settimane di gravidanza nessun sintomo, ma a pochi mesi dal parto Summer Bostock ha manifestato una grave allergia al feto che portava in grembo. La donna, al terzo parto, nei primi due non aveva manifestato alcuna criticità. Ma non è il solo caso di questo tipo.

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    Gravidanza, allergia al feto: caso gravissimo in Australia

    AP/LaPresse

    Summer Bostock è una giovane mamma australiana che ha affrontato una gravidanza particolare. Quando era incinta del terzo figlio ha convissuto con una grave reazione allergica al feto che portava in grembo. L’esordio dell’allergia si è accompagnato a macchie rosse dapprima diffuse sulla pancia, poi estese alla schiena e alle gambe. Sottoposta a una serie di controlli, dopo la recrudescenza dei sintomi (con dolore e forte prurito), le è stata diagnosticata la PEP, eruzione polimorfica della gravidanza. Fortunatamente solo disagio e nessuna complicazione per lei e il suo bambino, in quanto si è trattato di una patologia che, per quanto fastidiosa, si è rivelata assolutamente innocua.

    Lo shock dopo la diagnosi: madre allergica al feto che porta in grembo

    Forse poteva aspettarsi tutto, meno che il suo corpo fosse allergico al bambino che avrebbe partorito dopo pochi mesi. Così è iniziata la gestazione travagliata di Summer, che di figli ne aveva già due e nessun precedente in gravidanza. Giustificato, dunque, lo stupore nell’apprendere di aver sviluppato una severa allergia al feto. Il piccolo Izaiah, infatti, è il terzogenito della giovane donna, che prima di restare incinta per la terza volta, nel 2011, non aveva mai avuto episodi simili.

    “Il prurito era così intenso che non riuscivo a dormire – ha raccontato la donna al Sun - ho applicato creme e unguenti, ma nulla riusciva a lenire le mie sofferenze”. La reazione del suo corpo, fortunatamente, dopo il parto ha avuto un decorso privo di conseguenze, con la sparizione totale delle macchie.

    Allergia al feto: il caso di Zuleika Closs

    Ma quello di Summer Bostock non è un caso isolato: il precedente è quello di una giovane mamma inglese, Zuleika Closs, che ha avuto a che fare con una gravidanza autoimmune e una sintomatologia leggermente differente rispetto a quella riscontrata in Summer Bostock. La donna, incinta di 20 settimane, si era ricoperta di vesciche in tutto il corpo, con annessi forte prurito e dolore. Per alcune donne, dal primo mese di gravidanza sino a pochi mesi dal parto non si evidenziano criticità nel quadro clinico, sino all’insorgere dirompente dell’allergia.

    La storia di Zuleika, raccontata dal Daily Mail, riporta che nonostante le terapie antibiotiche somministrate, l’allergia non mostrava segni di regressione.

    Le bolle continuavano a esplodere, e le persone vicine alla famiglia della donna hanno manifestato la fobia di un contagio. Il marito di Zuleika è stato persino licenziato perché si temeva potesse diffondere la malattia.

    Alla giovane mamma del piccolo Emmanuel, però, sono rimaste le cicatrici delle vesciche, comuni alle donne colpite da herpes gestationis, una patologia piuttosto rara con un’incidenza stimata in un caso ogni 5.000/50.000 gravidanze.