Gran Bretagna, ormoni per rinviare la pubertà: “Così i bambini capiscono se sono gay”

Si chiama 'genderrealignment doctor' ed è il nuovo, controverso fenomeno che morde le cronache britanniche e accende la polemica: arriva la 'cura' per ritardare la crescita e permettere ai bambini di riflettere. Essere maschio o femmina? Un team di medici specializzati nel trattamento di minori con un'identità sessuale non ancora 'definita' seguirà la nuova procedura per 'aiutarli' a scegliere.

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    Gran Bretagna, ormoni per rinviare la pubertà: “Così i bambini capiscono se sono gay”

    Una cura a base di ormoni per ritardare la pubertà e avere più tempo per decidere se essere maschi o femmine: è la nuova trovata medico-sperimentale che arriva dalla Gran Bretagna e promette di risolvere l’ambiguità di genere, tipica della fase preadolescenziale. Il fenomeno è trainato da una nuova figura che si chiama “genderrealignment doctor”, il medico specializzato in trattamenti sui minori dall’identità sessuale “indefinita”.

    Ormoni per rinviare la crescita: così la scienza vuole dare più tempo per “riflettere”

    Il fenomeno dei “genderrealignment doctors” è tra i più controversi. Si tratta di medici specializzati nell’assistenza di bambini tra i 4 e gli 11 anni che hanno ancora un’identità sessuale “non definita”.

    Per aiutare i minori in questa fase, che è in verità piuttosto diffusa nell’età preadolescenziale, la Gran Bretagna precorre i tempi e segue la via terapeutica con uno stop artificiale alla pubertà. In questo modo, spiegano i ricercatori, i bambini possono riflettere più a lungo, quando necessario, per decidere se essere maschi o femmine.

    Stand by sessuale: 1.300 bambini sottoposti alla procedura

    Il tema del rinvio della pubertà sta guadagnando terreno sul tavolo del dibattito in tutto il Regno Unito. Non poteva essere altrimenti, se si considera che al centro di questo nuovo approccio per “correggere” le incertezze di genere ci sono i minori. Le stime britanniche parlano chiaro, così come altrettanto chiaro è l’allarme sociale che, secondo i detrattori, ne consegue: mediamente sono circa 50 i bambini che ogni settimana vengono consegnati alle cure di centri specializzati nella gender therapy.

    Si tratta di cifre in continua evoluzione che registrano un sostanziale incremento negli ultimi anni: i bambini sottoposti a quello che a tutti gli effetti è uno “stand by sessuale” sono oggi 1.300, ma si prevede il raddoppiamento dei pazienti entro la fine del 2018.

    Disturbi dell’identità di genere: la risposta della Gran Bretagna

    I disturbi dell’identità di genere constituiscono una delle più grandi fobie nelle famiglie inglesi. Lo dimostra la sempre maggiore frequenza con la quale i genitori si rivolgono ai centri di cura per la somministrazione della terapia ormonale che inibisca temporaneamente la pubertà.

    Uno dei maggiori problemi riscontrati sembra essere la disforia di genere, per la quale l’identità sessuale a livello fisico non è coincidente con quella a livello percettivo. In sintesi, un bambino rientra in questo spettro d’analisi se le caratteristiche anatomiche della sua sessualità sono discordanti con l’identità sessuale da lui percepita.

    La rivoluzione “gender free”

    Il Regno Unito vive oggi una vera e propria rivoluzione “gender free”, che si adatta alla nuova concezione di una società in cui la “fluidità” sessuale dell’individuo diventa normalità.

    Entro questa visione rientra la rimodulazione delle divise scolastiche in chiave “unisex”, per venire incontro alle necessità di abbattere la discriminazione di genere.

    Anche la burocrazia dovrà dotarsi di strumenti in grado di preservare la tutela delle identità sessuali oltre il dualismo maschio-femmina. Lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer saranno inseriti a pieno titolo tra i generi dichiarabili sui documenti di riconoscimento.

    Il caso di Tegan Dyason: bambina transgender a 8 anni

    Uno dei più recenti casi delle cronache inglesi è quello di Tegan Dyason, la bambina transgender di 8 anni che lo scorso settembre è tornata a scuola nella sua nuova identità sessuale. Nata maschio, il suo nome era Tom, e dall’età di 3 anni ha manifestato i primi sintomi di disforia di genere.

    Oggi, dopo aver affrontato un lungo percorso di accettazione del suo io, a detta della madre è una bambina felice. Con il supporto di uno psicologo dell’infanzia è arrivata alla fase di esternazione della sua identità sessuale; per lei, al momento, non c’è stato bisogno di una terapia ormonale: ha deciso ben presto, ma in tutta la nazione sembrano moltiplicarsi i casi di bambini dall’identità “indefinita”.

    Il precedente del “Protocollo olandese”

    In realtà la Gran Bretagna non è il primo Paese a dotarsi di un sistema di “trattamento pilotato della pubertà” per casi come quelli di cui sopra. Già nel 2014, infatti, il VU Medical Center di Amsterdam aveva adottato il metodo per trattare teenagers affetti da disforia di genere: la “sospensione” della pubertà è prevista dopo i 12 anni.

    Vengono somministrati farmaci in grado di inibire la produzione degli ormoni sessuali e, dopo un periodo massimo di 4 anni, la pubertà viene “riattivata” con una nnuova terapia ormonale.