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Giuseppe Uva, l’appello della sorella: “Chiedo giustizia per mio fratello”

Giuseppe Uva, l’appello della sorella: “Chiedo giustizia per mio fratello”
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    Giuseppe Uva, l’appello della sorella: “Chiedo giustizia per mio fratello”

    Si è conclusa con l’assoluzione degli imputati il caso Uva: per i poliziotti e i carabinieri a processo nessun reato di omicidio né aggressione nei confronti di Giuseppe. La famiglia non ci sta. In prima linea nella battaglia c’è la sorella di Giuseppe, Lucia Uva. Da sempre in questi anni ha chiesto giustizia per la morte del fratello. Vuole la verità, vuol sapere cosa sia successo quella maledetta notte, la sera del 13 giugno 2008 in cui Giuseppe venne portato in caserma.

    Vicenda simile a quella di Stefano Cucchi, che ha avvicinato Lucia ad Ilaria, con la quale si sente spesso e con con la quale chiede giustizia da anni. Lucia come Ilaria ha anche seguito il suo esempio pubblicando le foto prese da Facebook del carabiniere accusato di pestaggio nei confronti di Giuseppe. Nel post che ha condiviso la donna scrisse “ che colpa ne ho se come Ilaria Cucchi voglio farmi del male vedendo chi ha ucciso mio fratello” Anche in questo caso l’eco mediatica è stata enorme, ha scatenato minacce di morte verso il militare ed ha indotto il legale del carabiniere a denunciare Lucia per diffamazione. Quindi Lucia da parte civile nel processo, dovrà comparire davanti ai giudici anche come imputata per diffamazione.

    La vicenda giudiziaria è arrivata a termine. Lucia evidentemente sentiva in cuor suo come sarebbe finita ed aveva già pronta una T-shirt che ha mostrato in aula con la scritta “assolti perché il fatto non sussiste” Ma questo non la ferma. Dice che continuerà a lottare, lei che è una vittima dello Stato come Ilaria e che continuerà finchè non verranno fuori dei colpevoli. In questi anni ha partecipato a molte trasmissioni televisive, è andata in Camera dei Deputati, ha provato a far affidare le indagini a diversi pubblici ministeri, ha gridato a gran voce. Si è unita nella battaglia con le altre donne a lei vicina: Ilaria Cucchi, Patrizia Aldovrandi, semplicemente donne che non si arrendono.

    Il caso Aldovrandi e la madre indignata

    uva cucchi aldovrandi


    Il caso di Giuseppe Uva risale al giugno del 2008. L’operaio di 43 anni morì nell’ospedale di Circolo di Varese, dopo aver trascorso parte della notte in caserma. Venne portato insieme al suo amico Alberto Biggogiero perché, euforici a causa dell’alcol, furono colti a spostare delle transenne bloccando il traffico.

    In caserma i due amici vennero separati: Giuseppe in una stanza con carabinieri e poliziotti e l’amico nella sala d’aspetto, dalla quale sentì delle urla. Pensò ad un pestaggio e chiamò il 118, ma l’ambulanza venne rifiutata. Furono i Carabinieri a chiamare la guardia medica, che dopo vari tentativi di calmarlo optò per il Tso (Trattamento Sanitario Obbligatorio) E fu in psichiatria che Giuseppe morì la mattina del 14 giugno.
    La vicenda giudiziaria è stata molto lunga. Riassumendo, secondo l’accusa e la famiglia Uva la morte è stata causata da tortura e a processo sono finiti i medici che somministrarono calmanti all’uomo, 6 poliziotti e due carabinieri per le presunte violenze. I sanitari vennero assolti dopo la riesumazione del cadavere, in questi giorni invece si è concluso il processo contro gli uomini in divisa. La corte d’Assise ha sollevato gli imputati dall’accusa di omicidio preterintenzionale, abuso di potere e abbandono di incapace. Il fatto non sussiste, questa la formula che ha chiuso la vicenda durata 7 anni.

    Ilaria Cucchi testimone di un altro caso simile a Stefano e Giuseppe

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