Natale 2016

Giovane afghana sposa l’uomo che l’ha violentata

Giovane afghana sposa l’uomo che l’ha violentata
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Gulnaz, questo il nome della donna afghana che, dopo 12 anni trascorsi in carcere a scontare la pena cui sono costrette le vittime di stupro, ha deciso di sposare l’uomo che l’ha violentata. Il motivo? Recuperare l’onore perduto. Gulnaz, rimasta incinta del suo aguzzino, venne infatti ripudiata dalla famiglia e dagli amici: in materia la legge islamica radicale è severissima, ritenendo la vittima responsabile in prima persona. Povera, sola e con una figlia da accudire, la donna ha così deciso di unirsi in matrimonio con lui, lo stupratore, unica persona in grado di strapparla a una vita di stenti e umiliazioni. Si fa per dire.

    La legge islamica radicale afghana è molto severa in materia di stupri, non certo ai danni del maschio. E’ la donna, piuttosto, a subire le pene peggiori, ritenuta colpevole a tutti gli effetti: non complice, ma artefice in prima persona della violenza. Colpa che viene punita con la detenzione in carcere e la perdita dell’onore. Che tradotto significa subire il ripudio da parte di tutti, famiglia compresa. Così è accaduto a Gulnaz, stuprata 12 anni fa da quello che oggi è diventato suo marito.
    A scegliere di unirsi in matrimonio con il suo aguzzino, lei stessa, per offrire un futuro migliore a sua figlia, nata in seguito all’episodio di violenza.

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    Non solo, perché sposarsi con il proprio aguzzino, a livello legale, permette di riconquistare l’onore perduto. “Non voglio che la chiamino bastarda, i miei fratelli non avranno onore fino a che io non sposerò il mio violentatore”, ha affermato Gulnaz durante un’intervista. Oggi la scelta si è concretizzata e la donna, seduta accanto al suo compagno, incapace persino di guardarlo, si è raccontata alla CNN: “Non volevo rovinare la vita di mia figlia, di quella che portavo in grembo dopo lo stupro e allora ho deciso di sposarlo. Siamo persone molto tradizionali e quando ad una persona viene accostato un brutto nome, noi preferiamo la morte piuttosto che una vita isolata dalla società.”

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