Giappone, allarme karoshi: giornalista 31enne morta per troppo lavoro

Nel Paese torna l'incubo delle morti per l'eccessivo carico di lavoro. In 18 mesi, secondo gli allarmanti dati diffusi dall'Ufficio del Lavoro giapponese, sarebbero morti circa 2mila lavoratori. La principale modalità di decesso è il suicidio, ma lo stress a cui sono sottoposte milioni di persone nel Paese provoca danni severi e spesso letali al cuore e al sistema nervoso.

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    Giappone, allarme karoshi: giornalista 31enne morta per troppo lavoro

    Nuovo caso di karoshi in Giappone: una giornalista di 31 anni è morta per il troppo lavoro. Lo confermano i risultati delle indagini condotte dall’Ufficio del Lavoro giapponese sul caso, che tre anni fa aveva destato non pochi sospetti sui ritmi lavorativi a cui sono sottoposte migliaia di persone. Miwa Sado, reporter in forze alla Tv pubblica Nhk dal 2005, è deceduta in seguito a una grave crisi cardiaca. Nel mese precedente aveva fatto 159 ore di straordinari e goduto di due soli giorni di riposo.

    Karoshi: in Giappone il lavoro può uccidere

    Lo confermano i 2mila casi di suicidio in soli 18 mesi: in Giappone si può morire di troppo lavoro. A dare forza al fenomeno è anche il fatto che i giapponesi gli abbiano dato un preciso nome: “Karoshi”, la cui traduzione letterale è “decesso per carico eccessivo di lavoro”.

    Appartiene a questa drammatica casistica, secondo fonti accreditate tra gli analisti giapponesi del settore lavoro, la morte della giornalista 31enne Miwa Sado, della televisione pubblica Nhk.

    Il destino della reporter, morta nel luglio 2013, sembra essere lo stesso di quello di una 24enne morta nell’aprile 2015, dipendente dell’agenzia pubblicitaria Dentsu, Matsuri Takahashi, su cui a pronunciarsi sarà la Corte distrettuale di Tokio.

    Miwa Sado: due soli giorni liberi e 159 ore di straordinario

    Le recenti rivelazioni sulla morte di Miwa Sado parlano chiaro: a ucciderla è stato il lavoro, troppo lavoro. Nel mese che ha preceduto la tragedia aveva lavorato senza sosta, con 159 ore di straordinario all’attivo e solo 2 giorni liberi. Una situazione davvero estenuante alla quale il suo corpo non avrebbe potuto reggere a lungo.

    La Nhk ha dichiarato che era in atto il monitoraggio degli orari di lavoro della dipendente tramite l’utilizzo del badge e delle sue comunicazioni con la dirigenza. L’azienda ha ammesso di avere necessità di maggiore regolamentazione in materia, e si è rimessa alle indagini delle autorità.

    Karoshi: il cancro del sistema lavorativo nipponico

    Il problema del karoshi si è calcificato nel tessuto socioeconomico del Giappone come un cancro. Il governo sarebbe al lavoro sul tema da circa due anni, con alcune proposte sul tavolo delle trattative con i lavoratori. La priorità assoluta è la riduzione immediata del tetto massimo di ore di straordinario, con l’applicazione di misure di contrasto alle violazioni che prevedano multe salatissime ai datori di lavoro inadempienti.

    Una recente campagna di sensibilizzazione è nata per portare all’attenzione della politica nipponica la necessità di maggiore flessibilità sugli orari lavorativi e sui permessi, includendo in agenda anche la richiesta che i dipendenti, ogni ultimo venerdì del mese, escano dagli uffici prima delle 15.

    Dolcetto o scherzetto?