Gianna Nannini contro la violenza sulle donne, sua la sigla della nuove serie tv “Troppo amore”

Gianna Nannini è una vera dura, ma da quando è diventata mamma della sua Penelope, ha cominciato a far trapelare anche gli aspetti più teneri del suo carattere, senza mai, però, perdere la sua caratteristica grinta. E forse proprio il fatto di essere una donna, madre di una futura donna, ha spinto la rockstar senese a prestare il suo nome e soprattutto la sua voce, al servizio della denuncia della violenza sulle donne. Innanzi tutto permettendo che un suo brano inedito – che potrete ascoltare grazie al video che trovate in allegato al post – “Mai per amore”, diventi la sigla di un importante evento televisivo – intitolato proprio “Troppo amore” -che partirà su Rai1 il prossimo gennaio.

Si tratta di una serie di 4 film tv d’autore dedicati esclusivamente al tema della violenza che subiscono le donne, prodotti da Claudia Mori e diretti da registe del calibro di Liliana Cavani e Margarethe von Trotta. In secondo luogo, la Nannini ha accompagnato questo impegno con alcune dichiarazioni davvero molto intime, raccontando ai Media alcuni episodi del suo passato che l’hanno costretta a reagire a diversi tentativi di sopruso.

Non ultimo, quello di suo padre: “Litigavamo a tavola, senza eccessi – ha raccontato la cantante – ma poi a 13 anni mi sentii vittima di massima violenza quando mio padre prese la mia minigonna che non era neppure tanto mini, e me la tagliò tutta. Fu un gesto di sopraffazione che cambiò la mia vita: per lo meno da allora non ho mai più messo una gonna, ma solo pantaloni”.

E poi, a proposito dello stupro: “Bisognerebbe discuterne di più, come ai tempi dell’autocoscienza femminista, che io ho praticato da giovanissima: anche se allora si finì col prendersi a cazzotti tra donne e a dire che il nemico era il maschio.

C’è ancora troppo silenzio attorno allo stupro, ma anche alla violenza coniugale: le donne tacciono per vergogna o paura e così non si arriva mai alla radice. Infatti, quando pure si arriva al processo e lo stupratore viene condannato cosa cambia? Non credo che l’uomo nasca stupratore, vorrei che si indagasse su cosa lo rende poi tale, ma anche si tentasse di immaginare un nuovo tipo di mascolinità“. Parole sante Gianna, che condividiamo in pieno, brava!

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Martedì 15/11/2011 da

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