Gender gap: in Italia le donne guadagnano il 7% in meno degli uomini. Le pari opportunità sono ancora un miraggio

Un nuovo report sulla parità uomo-donna evidenzia una notevole disparità di stipendio tra i due sessi e sottolinea come il gap occupazionale sia ancora molto alto. L’OECD, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, mette in luce un grave problema che riguarda da vicino l’Italia e molti altri paesi europei.

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    Gender gap: in Italia le donne guadagnano il 7% in meno degli uomini. Le pari opportunità sono ancora un miraggio

    Sembra incredibile dover ancora parlare di gender gap, ma il problema è decisamente attuale: le disparità tra uomini e donne nel mondo del lavoro sono sotto gli occhi di tutti e, nonostante gli sforzi, sono molti i paesi europei, Italia inclusa, che fanno ancora fatica a colmare questo divario.

    Le disuguaglianze cominciano già in giovane età: i ragazzi sono pagati il 13% in più delle ragazze e crescendo la situazione non migliora visto che gli uomini, a parità di lavoro e di condizioni contrattuali, continuano a guadagnare il 7% in più delle donne.

    Il Women in Work Index, il report condotto dall’OECD sulla situazione lavorativa delle donne, sembra confermare che le pari opportunità sono ancora un traguardo lontano: la retribuzione delle donne continua ad essere inferiore a quella degli uomini e c’è ancora grande disparità anche per quanto riguarda la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

    Analizzando la situazione nei vari paesi, con un particolare focus su quelli europei, lo studio rivela che ci vorrà ancora molto tempo affinché questa grande differenza retributiva si appiani.

    Gender gap: la situazione nei paesi europei

    Secondo gli ultimi dati raccolti, sono l’Islanda, la Svezia e la Norvegia i paesi in cui si registrano le migliori condizioni salariali delle donne. È qui che il tasso di occupazione femminile è riuscito a crescere negli ultimi anni, parallelamente a una diminuzione del gender gap.

    Paesi come la Polonia e Israele si stanno impegnando molto per risolvere il problema della disoccupazione femminile e stanno ottenendo i primi risultati; la Gran Bretagna sta migliorando, anche se molto lentamente, la sua posizione in classifica e questo grazie a più felici condizioni economiche e a un aumento del tasso di occupazione tra le donne, ma il raggiungimento di una piena parità di retribuzione sembra ancora un miraggio.

    Attraverso l’analisi del Women in Work Index è emerso che ci vorranno almeno 20 anni perché paesi come la Polonia, il Belgio e l’Irlanda riescano a debellare definitivamente il gender gap, 50 anni per paesi come l’Inghilterra, la Svezia e l’Austria, e più di due secoli per paesi in cui il processo di sviluppo è ancora lento, come la Korea e la Spagna.

    Il gender gap in Italia

    Dati alla mano, anche la situazione italiana è preoccupante, e a quanto pare nel nostro paese le donne dovranno aspettare fino al 2058 prima di poter godere di uno stipendio uguale a quello degli uomini.

    L’Italia fa parte infatti di quel gruppo di paesi, come la Grecia e il Messico, in cui il tasso di occupazione femminile non accenna ancora a crescere e in cui continua ad aumentare il numero di donne impiegate solo part-time.

    Dal 2000 al 2005 il gender gap, che si aggirava intorno al 7%, è rimasto praticamente invariato e la disoccupazione femminile è arrivata al 13%.

    Le donne impiegate a tempo pieno sono solo il 67%, un dato ancora troppo basso, soprattutto se comparato all’80% di paesi come Francia, Spagna e Cile o al 90% di paesi come la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria.

    Altro dato poco incoraggiante è il numero sempre crescente di neo mamme costrette a lasciare il proprio lavoro dopo la gravidanza: le donne non sono adeguatamente aiutate e non sono messe nelle condizioni di poter crescere i propri figli e di mantenere il proprio lavoro. Urge uno sforzo in più per supportare le donne e aiutarle ad ottenere la parità di salario.

    Il ruolo dei governi e delle aziende

    I governi, oltre a sviluppare nuove politiche che garantiscano le pari opportunità sul lavoro, dovrebbero supportare le donne e fornire loro gli strumenti necessari per tornare con serenità sul posto di lavoro dopo la maternità: offrendo migliori servizi di assistenza all’infanzia e prevedendo nuovi incentivi per il congedo parentale.

    Ma anche le aziende possono fare di più. Potrebbero dare il loro contributo garantendo orari di lavoro più flessibili e maggiori agevolazioni, consentendo così alle donne di gestire meglio i loro impegni familiari senza dover necessariamente rinunciare alla propria occupazione e supportare anche il loro avanzamento di carriera.

    Dolcetto o scherzetto?