Francia, Macron ci ripensa: niente status né stipendio alla première dame Brigitte

Dopo le oltre 200mila firme raccolte nella petizione contro la proposta di istituzionalizzare il ruolo di première dame avanzata da Macron, il presidente fa marcia indietro e ripiega sulle sue posizioni. La campagna contro, lanciata da Thierry Paul Valette, sembra aver sortito l'effetto sperato: niente budget e status ufficiale alla first lady francese, 'vittima' dei contraccolpi nel calo consensi del marito a tre mesi dalla conquista dell'Eliseo.

da , il

    Francia, Macron ci ripensa: niente status né stipendio alla première dame Brigitte

    Macron ci ripensa: niente status di première dame (e niente stipendio) per Brigitte Trogneux: dopo la petizione contro la proposta del capo di Stato (per “istituzionalizzare” il ruolo della first lady francese attribuendole, di riflesso, una “retribuibilità”) sembra che i francesi abbiano ottenuto il risultato sperato. Oltre 200mila firme raccolte, in una campagna “contro” che per i fautori della “Macronmania” odora di smacco alla presidenza, hanno gravato come un macigno sul progetto di Emmanuel Macron, complice il notevole calo consensi a 3 mesi dalla conquista dell’Eliseo.

    Un pezzo di Francia contro Macron

    Non bastava la ridda di feroci critiche al loro matrimonio, ritenuto da molti improbabile per via della grande differenza d’età, i coniugi Brigitte e Emmanuel Macron hanno dovuto fare i conti con un ostacolo ben più tosto e capillare: oltre 200mila firme nella petizione contro il progetto presidenziale che avrebbe visto riconosciuti alla first lady francese alcuni doveri e (parecchi) diritti che hanno fatto storcere il naso all’elettorato ortodosso.

    Nell’assetto semipresidenziale della Repubblica, non tutti sono disposti ad accettare l’istituzionalizzazione del ruolo di première dame proposta da Macron. Secondo oltre 200mila cittadini, dunque, quella voluta dal presidente aveva il sapore di una vera e propria “intromissione” forzata della moglie negli affari più strettamente politici: così Macron è costretto, giocoforza, a ripensarci, ripiegando su una soluzione che sia tra le più indolori.

    Il ripensamento di Macron: niente status né budget alla première dame

    Il sensibile calo consensi alla presidenza, a soli 3 mesi dall’ingresso in Eliseo, pesa notevolmente sull’equilibrio politico di Emmanuel Macron. Se a questo si aggiunge il dispiegamento di forze contrarie alla sua idea di uno statuto per ufficializzare il ruolo della première dame, il gioco è fatto: costretto dalla volontà dei francesi a tornare sui passi di una politica orientata sugli affari che interessano la nazione, piuttosto che su aspetti collaterali alla sua carica che almeno 200mila cittadini non vedono di buon occhio.

    Una retromarcia forzata, dunque, di quelle che forse neppure si aspettava ma che hanno calato il sipario su un progetto del tutto avverso al taglio alle spese della politica nazionale.

    Il presidente ha così deciso di virare su una “carta della trasparenza” atta a “chiarire” il ruolo di première dame e “fermare l’ipocrisia”, al posto dell’incarico ufficiale che avrebbe voluto affidare alla consorte. Nel documento, annunicato nei prossimi giorni, ssaranno elencati anche numero e nomi dei suoi collaboratori all’Eliseo. Cosa comprenderà questo atto, nello specifico, non è ancora dato saperlo, ma tanto basta ai francesi per gridare vittoria.

    Nella carta, oltre alle sommarie definizioni del “margine” di autonomia della first lady, verranno anche indicati i dettagli sull’impegno in campo sociale e umanitario della moglie del presidente e, last but not least, la “caratura” della sua figura sul portafogli dei contribuenti.

    La petizione promossa da Thierry Paul Valette: niente status di première dame

    A muovere il vento d’opposizione all’idea del nuovo presidente della Francia è stato il direttore dell’associazione Égalité nationale, Thierry Paul Valette. Come lui, migliaia di elettori non hanno gradito la proposta di Macron, e si sono mossi in direzione antitetica al disegno presidenziale sulla definizione formale dello “status di première dame”.

    Un ruolo che il presidente proponeva invece di istituzionalizzare con un documento ufficiale, fornendo alla moglie un ufficio all’Eliseo e un compenso, delineando i contorni di uno storico precedente che avrebbe ripercussioni di lungo periodo sulle future presidenze.

    Nessun budget con fondi pubblici a Brigitte Macron: online il no dei francesi

    “Non vi è alcuna ragione perché la moglie del capo dello Stato possa ottenere un budget con dei fondi pubblici”, si legge nel testo della petizione pubblicata su change.org. E il promotore della tesi contraria alla proposta, Valette, tende a precisare una sostanziale differenza tra la figura della première dame e quella delle altre first lady, prima fra tutte quella statunitense: “Non siamo negli Usa, dove da diverso tempo la first lady ha un ruolo ufficiale. Siamo in Francia, dove abbiamo i nostri valori, che funzionano”.

    Madame Macron, come si legge nel testo della petizione online, dispone già di 3 collaboratori, 2 segretarie e diversi agenti di scorta. Valette sostiene che “in un periodo di moralizzazione della vita politica francese, con l’approvazione i primi giorni di agosto di una legge che impedisce l’assunzione di familiari come collaboratori dei ministri e dei deputati, non possiamo accettare l’idea di uno statuto specifico per la moglie del presidente”.

    Macron: cosa prevedeva la proposta sulla first lady francese

    Uno statuto, un ufficio all’Eliseo e un budget per i collaboratori: questi i punti cardinali su cui si impianta la proposta di Macron per istituire un ruolo ad hoc per Brigitte Trogneux. L’idea, in realtà, non è poi così peregrina: aveva già fatto capolino durante la campagna elettorale per le Presidenziali 2017, quando il candidato numero uno di En Marche! aveva sottolineato la necessità di inquadrare ufficialmente la figura della first lady francese (o del premier homme) entro un perimetro di doveri e diritti ben definiti.

    Prima di Brigitte, a onor del vero, già Bernadette Chirac, Carla Bruni-Sarkozy e Valérie Trierweiler, prima compagna di François Hollande, hanno goduto di una sede in Eliseo e di collaboratori personali. Allo stato attuale, comunque, il ruolo del consorte (o compagno) di un presidente in Francia non è previsto né dal protocollo né dalla Costituzione.

    Durante la discussione della legge sulla moralizzazione della politica, anche l’Assemblea nazionale ha affrontato il tema dello status di première dame: è stato bocciato un emendamento proposto dai deputati della Sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon che integrava nel divieto di retribuire i parenti dei politici anche quelli del capo dello Stato.

    Dolcetto o scherzetto?