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Figli che uccidono la madre e il padre: quando i genitori sono le vittime

Figli che uccidono la madre e il padre: quando i genitori sono le vittime
da in Cronaca, Figli, Genitori
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    Figli che uccidono la madre e il padre: quando i genitori sono le vittime

    Il duplice omicidio di Ferrara nel quale un ragazzo 16enne ha fatto uccidere entrambi i suoi genitori da un amico, riporta tristemente alla memoria altri casi di cronaca nera di figli che uccidono la madre e il padre. Storie agghiaccianti in cui sono i figli a commettere o architettare in maniera folle l’omicidio dei propri genitori che diventano vittime. Per ribellione, per litigi e contrasti, per questione di soldi, per motivi futili, per un raptus: nel corso degli anni sono stati tanti i casi di cronaca nera che hanno sconvolto l’Italia.

    Un lungo elenco che si conclude con quello odierno di Ferrara in cui due coniugi sono stati massacrati dal loro figlio e dall’amico 18enne al caso di Erika e Omar, a Pietro Maso. Ripercorriamo il triste elenco.

    erika e omar

    Il caso di Novi Ligure ha sconvolto l’Italia per la ferocia con cui è stata compiuta la mattanza. Era il 21 febbraio del 2001, a Novi Ligure (Alessandria), Susy Cassini, 41 anni e il figlio Gianluca di 11 anni vengono trovati morti nella loro casa. Sono la mamma e il fratellino di Erika De Nardo, che all’epoca aveva 16 anni. In cucina c’è il corpo della madre, massacrata da 40 coltellate, circondata da oggetti in disordine e da un tavolo rotto, una scena che testimonia una dura lotta della donna. Al piano di sopra, nella vasca da bagno il cadavere del piccolo Gianluca morto accoltellato, dopo che hanno tentato di avvelenarlo con il veleno per topi, poi di affogarlo. Dopo un depistaggio in cui Erika fornisce agli inquirenti la descrizione di un extracomunitario, che viene anche arrestato, si giunge alla sconvolgente verità: sono stati proprio Erika e Omar con due coltelli da cucina e guanti di gomma a massacrare la mamma e il fratellino di lei. Sia la donna che il bambino hanno lottato disperatamente prima di morire. Il piccolo ha anche morso la mano di Omar. Il padre di Erika si è salvato solo perché quella sera non era in casa.
    L’Italia è sconvolta dalla brutale verità: i due fidanzati diventano per tutti l’immagine del male. Il movente dei due delitti è il cattivo rapporto di Erika con la madre: i brutti voti della figlia e il timore che facesse uso di droghe con il fidanzato. Erika e Omar vengono condannati nel 2001 a 16 anni lei, a 14 lui. Oggi sono usciti entrambi dal carcere, lei si è anche laureata durante la detenzione. Il padre l’ha perdonata e le è rimasto accanto in tutti questi anni. L’attenzione mediatica su Erika non si è mai spenta, neppure dopo 16 anni.

    Pietro Maso esce dal carcere di Opera

    Anche questo è uno dei più clamorosi casi di omicidio a sfondo familiare della cronaca italiana: è il 1991 e a Montecchia di Crosara (Verona), il 19enne Pietro Maso uccide il padre Antonio e la madre Maria Rosa Tessari. Al delitto partecipano gli amici di Pietro, Giorgio Carbognin, Paolo Cavazza e il minorenne Damiano Burato. Dopo due tentativi andati storti, i tre tendono un’imboscata ai coniugi Maso: aspettano il loro rientro nel villino di famiglia e li aggrediscono con un tubo di ferro e una pentola. Il padre, mentre ancora rantola, viene soffocato con una coperta, mentre la madre viene uccisa con un colpo alla testa dal figlio. Dopo l’orrenda aggressione mortale, i giovani simulano una rapina e poi, tranquillamente, vanno in discoteca. Maso è condannato a 30 anni, gli amici a 26, ad eccezione del minorenne, a 13. Il reo confesso Maso ha ucciso i suoi genitori per intascare subito la sua parte di eredità.
    Nel 2008 Pietro ottiene la semilibertà e grazie all’indulto finisce di scontare la pena nel 2013. L’anno scorso è stato nuovamente indagato per un tentativo di estorsione nei confronti delle sorelle. Ma il suo nome è tornato alla ribalta incredibilmente nel gossip: protagonista di un servizio fotografico hot. Nell’intervista rilasciata a Chi, disse che non ha ucciso i genitori per i soldi, ma perchè era “tanto malato”.

    Federico Bigotti selfie

    Il 30 dicembre 2015 nella sua casa a Città di Castello, viene trovata morta Anna Maria Cenciarini, raggiunta da diverse coltellate.

    Il figlio, Federico Bigotti, 22 anni, che era nell’abitazione, ha detto di aver visto la madre infliggersi i fendenti. L’autopsia rivelerà invece che è stato il figlio a infierire una dozzina di colpi, di cui uno grosso e profondo sulla gola sferrato da dietro, tanti colpi al cuore, tagli alla schiena, alle orecchie e alle spalle. Subito dopo il delitto Federico posta un selfie su Facebook, con scritto: “Le carezze sui graffi si sentono di più”.

    Tra madre e figlio c’erano moltissimo attriti dovuti allo stile di vita del ragazzo che la madre cercava di cambiare. Tuttavia il ragazzo ha evitato il carcere per la dichiarata incapacità di intendere e di volere.

    igor diana

    Recente è il caso eclatante di Igor Diana, 28 anni, figlio adottivo di Giuseppe, 67 anni, e Luciana Corgiolu, di 62, massacrati a bastonate e a coltellate a Settimo San Pietro, Cagliari. È l’11 maggio 2016. Igor è di origine bielorussa ed era stato adottato dalla coppia 20 anni prima insieme al fratello, entrambi presi da un orfanotrofio di San Pietroburgo. Per vari motivi la vita di Igor prende una piega che lo getta nella depressione e nell’alcol: un incidente in cui uccide involontariamente un motociclista, la relazione con la madre della sua bambina finisce, il lavoro che non regge più. Un giorno crolla e nonostante sia adorato dai genitori, li uccide. Verrà catturato dopo la fuga. “Non so cosa mi sia preso e li ho uccisi, non ricordo nulla di quanto accaduto” saranno le sue parole al magistrato. Il ragazzo si è poi ucciso, impiccandosi, in carcere il 5 dicembre scorso.

    patrizia schettini uccisa dal figlio

    Patrizia Schettini, 53 anni, viene trovata morta nella sua casa di Donnici (Cosenza). E’ il 1 aprile 2015 e a chiamare il 118 è uno dei suoi due figli adottivi di 17 anni: “la mamma è caduta dalle scale e ha battuto la testa”. Il giorno dopo il ragazzo si fa un tatuaggio: “Nemmeno la morte ci potrà separare, ti amo mamma”. Il gesto però non convince gli investigatori e nemmeno il padre. Poi arriva l’autopsia, che rivela segni di strangolamento e le intercettazioni in casa: a suo padre il 17enne dirà: “Si, papà, l’ho uccisa io la mamma“. E’ lui stesso ad ammettere l’omicidio della madre, avvenuto durante una lite scoppiata perché Patrizia lo ha sgridato mentre lui stava suonando il pianoforte: l’ha strangolata e poi ha gettato il corpo giù per le scale.
    Il 13 maggio è stato portato nel carcere minorile di Catanzaro con l’accusa di omicidio volontario.

    doretta graneris

    Nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1975 un’intera famiglia a Vercelli viene sterminata: l’allora 18enne Doretta Graneris ammazza a colpi di pistola 5 componenti della sua famiglia: la madre Italia, il papà Sergio, il fratellino tredicenne Paolo e i nonni materni. La ragazza era in rotta con la famiglia e da alcuni mesi era andata a convivere con il fidanzato, con il quale compie il massacro. La mattina dopo l’efferato omicidio, mentre i due assassini sono tranquillamente a fare compere nel mercato rionale, vengono arrestati e saranno condannati entrambi all’ergastolo. I 5 cadaveri vennero trovati la mattina dopo nel salotto, uccisi mentre guardavano la tv, che era ancora accesa. Nel ‘92 la ragazza ha ottenuto la libertà condizionale.

     CASO CARRETTA, TRIPLICE DELITTO

    La sera del 4 agosto del 1989 invece è a Parma che scompare un’intera famiglia, i Carretta. Dopo ben 9 lunghissimi anni arriva la verità dallo stesso colpevole: Ferdinando Carretta ha ucciso la madre, il padre e il fratellino. Odiava il padre da anni, ma si è ritrovato ad uccidere tutti: un omicidio efferato che lo porta a rinchiudere i corpi sanguinanti in un cellophane e a gettarli in una discarica. Per depistare, utilizzò il camper di famiglia e lo abbandonò a Milano. Gettata via l’arma e ripulito l’appartamento, fugge a Londra e vive lì per 9 anni. Grazie alle nuove tecniche scientifiche, verranno esaminate le tracce di sangue nascoste per 10 anni dietro il portasapone nel bagno della casa. Ferdinando Carretta viene processato e assolto per incapacità totale di intendere e volere. Dopo 7 anni di ospedale psichiatrico, nel 2015 è tornato in libertà e ora vive nella casa di Forlì che ha comprato con il ricavato della vendita della casa del massacro della sua famiglia.

    1881

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