Settimana della moda Parigi: Hollie-May Saker contro le Femen

Settimana della moda Parigi: Hollie-May Saker contro le Femen
da in Cronaca, Moda
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    A/P LaPresse
    Le Femen hanno colpito ancora. Stavolta il “teatro” delle loro manifestazioni di protesta sono state le passerelle della Settimana della Moda di Parigi.
    Le attiviste hanno fatto irruzione alla sfilata di Nina Ricci mettendo in “bella mostra” (ovvero a seno scoperto) lo slogan “Modella non andare al bordello”, con cui volevano attaccare il mondo della moda, da loro considerato sessista e a suo modo “dittatoriale”.

    A far loro resistenza hanno trovato non solo la security, ma anche le modelle: la più determinata si è dimostrata la diciottenne Hollie-May Saker, che non aveva alcuna intenzione di farsi rovinare la piazza dalle Femen. Una di loro ha cercato di farsi strada e le ha bloccato un braccio, ma lei ha risposto con un bel pugno sul naso (sfuggito “per caso”, dice), per poi rimettersi a sfilare come se niente fosse. “Sapevo che dovevo mantenere la mia professionalità e così ho continuato a camminare” – ha dichiarato “innocentemente”. Peccato che poi la ragazza abbia perso il suo aplomb su Twitter, dove si è sfogata e ha “cinguettato” parole decisamente poco eleganti, ricevendo il sostegno di molte anti-Femen.
    Hollie-May Saker, da molti indicata come la nuova Kate Moss, è una che ha le idee molto chiare su quello che vuole e pare che a breve inizierà a lavorare persino per Burberry. “Ho lavorato sodo e me lo merito” – ha dichiarato con una certa sfrontatezza. Insomma, possiamo dire che Hollie-May ha un modo di vedere la vita che sta proprio agli antipodi rispetto a quello delle attiviste ucraine, le quali al momento non hanno ancora risposto per le rime. Rimaniamo naturalmente in attesa di eventuali reazioni, ma intanto vi chiediamo: voi da che parte state?


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    A/P LaPresse
    04/09/2013

    Alla 70a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è arrivato il momento delle Femen, protagoniste del documentario “Ukraina ne bordel (Ukraine is not a brothel)”, che racconta la storia del loro movimento. A dirigere e a produrre il film è stata la regista Kitty Green, anche lei nota per alcune manifestazioni di protesta in topless.

    ukraine is not a brothel“Ukraine is not a brothel” è stato presentato fuori concorso, come evento speciale. A parlarne in conferenza stampa c’erano Kitty Green e le sorelle Inna e Sasha Shevchenko, ovvero due delle più note e importanti attiviste del movimento.

    “Siamo scappate dall’Ucraina e siamo felici di essere ora in un posto sicuro” – raccontano – “E’ stato necessario perché la politica e i servizi segreti ucraini ci stavano attaccando molto duramente”.
    Nel documentario si parla anche di Victor, figura controversa e che molti indicano come colui che “pilotava” le azioniste. A questo proposito Inna e Sasha tengono a precisare: “Lui non ha fondato le Femen, è stato solo uno dei pochi componenti uomini del movimento, che ad un certo punto si è dimostrato assetato di potere e ha cercato di prendersi sempre più spazio. E’ da circa un anno che ci siamo staccate da Victor e abbiamo deciso di non accettare più uomini, ma di lavorare solo tra di noi senza alcuna imposizione maschile. La nostra è un’organizzazione totalmente femminile, che ormai conta ben dieci filiali in tutto il mondo anche se il nostro ‘quartiere generale’ rimane a Parigi”. Le Femen tengono poi a precisare che al loro interno non ci sono gerarchie, ma solo delle attiviste con più esperienza che fanno da capo-gruppo.
    Il movimento, per via di alcune azioni piuttosto provocatorie, è stato accusato più volte di eresia. “Tutte le religioni (nessuna esclusa) negano i diritti delle donne, che spesso vengono trattate come degli animali” – ha dichiarato Inna – “Noi Femen combattiamo contro le religioni, perchè siamo femministe”. E Sacha aggiunge: “Quello che si vuole capire è che il femminismo è figlio della società, non solo delle donne e quindi tutti ne hanno bisogno”.

    femen2A/P LaPresse
    Le Femen sono famose (e anche criticate) perchè sono solite usare come arma di protesta il proprio corpo. Le foto che le ritraggono in topless durante le loro manifestazioni fanno ogni volta il giro del mondo e lo stesso accadrà con quelle scattate stamattina a Venezia. Inna e Sasha shevchenko, insieme ad altre quattro attiviste, si sono presentate davanti ai fotografi a seno nudo, con scritti sul petto slogan come “Naked War”, “Women are still here” e, naturalmente, il titolo del film “Ukraine is not a brothel”.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CronacaModa Ultimo aggiornamento: Lunedì 30/09/2013 18:10
     
     
     
     
     
     
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