Festa del papà 2011: le poesie da dedicargli

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    Festa del papa 2011

    Il 19 marzo prossimo si celebra la Festa del Papà, data scelta non a caso perché si ricorda San Giuseppe, un po’ il “padre di tutti i papà”, se possiamo dir così. Una ricorrenza bella, dolce, importante, da non trascurare. Soprattutto nelle famiglie in cui ci siano figli piccoli e adolescenti, fare un po’ di coccole al genitore di sesso maschile è un’occasione da non perdere. Sempre più attenti e premurosi sono i padri di “ultima generazione”, sovente molto migliori in questo ruolo, che non in quello di compagni e mariti. Ma oggi voglio immaginare la classica famiglia felice, come ce ne sono tantissime, e focalizzare l’attenzione proprio sulla figura paterna.

    Ruolo centrale per l’educazione dei figli, a volte molto autorevole, altre meno, ma l’importante è sempre che a contraddistinguere il rapporto siano l’amore, il rispetto e la comprensione. In occasione della Festa del Papà 2011, i bambini possono fare tante cose per far felici i loro babbi, come direbbero i toscani.

    Lavoretti fai da te, pensierini, sbizzarrirsi in cucina con l’aiuto della mamma, sono tante le opzioni. Ma anche un semplice bigliettino di auguri con una bella poesia ad hoc, sono certa che provocherà la giusta emozione. Ecco, di seguito, qualche rima carina da dedicare al proprio adorato papà, scegliete quella che vi piace di più!

    Ti ringrazio papà

    Ti ringrazio papà,

    per avermi dato la vita,

    per avere scelto me

    anche se eri così giovane,

    per avere rinunciato

    ai tuoi sogni

    per diventare padre.

    Per avermi insegnato

    ad andare in bici,

    per avermi consolata

    ogni volta che ero triste.

    Per avermi rimproverata

    quando sbagliavo,

    per avermi insegnato

    la differenza tra il bene e il male.

    Ti ringrazio per avermi insegnato

    cos’è il rispetto e la gratitudine,

    l’amore e l’altruismo.

    Al Babbo

    Questa mattina ho chiesto al mio tenero cuore:

    “Suggeriscimi tu qualche detto d’amore,

    suggeriscimi tu qualche soave accento

    per fare il mio babbo contento!”.

    E il mio cuore mi ha risposto:

    “Digli questo soltanto:

    Ti voglio bene…

    ma tanto, tanto, tanto…”

    A mio padre

    Padre, se anche tu non fossi il mio

    padre, se anche fossi a me un estraneo,

    per te stesso egualmente t’amerei.

    Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno

    che la prima viola sull’ opposto

    muro scopristi dalla tua finestra

    e ce ne desti la novella allegro.

    Poi la scala di legno tolta in spalla

    di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.

    Noi piccoli stavamo alla finestra.

    E di quell’altra volta mi ricordo

    che la sorella mia piccola ancora

    per la casa inseguivi minacciando

    (la caparbia aveva fatto non so che).

    Ma raggiuntala che strillava forte

    dalla paura ti mancava il cuore:

    ché avevi visto te inseguir la tua

    piccola figlia, e tutta spaventata

    tu vacillante l’attiravi al petto,

    e con carezze dentro le tue braccia

    l’avviluppavi come per difenderla

    da quel cattivo ch’era il tu di prima.

    Padre, se anche tu non fossi il mio

    padre, se anche fossi a me un estraneo,

    fra tutti quanti gli uomini già tanto

    pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

    (Camillo Sbarbaro)

    Mio padre

    lo ho quasi un ritratto

    del mio caro padre, nel tempo,

    ma il tempo se lo porta via…

    Mio padre nel giardino di casa nostra

    mio padre tra i suoi libri, che lavora.

    Gli occhi grandi, la fronte spaziosa,

    il viso scarno, i baffi lisci.

    Mio padre nel giardino di casa nostra

    riflette, sogna, soffre, parla ad alta voce.

    Passeggia. Oh, padre mio, ancora

    ti vedo e il tempo non ti ha cancellato!

    Ormai sono più vecchio di te, padre mio, quando mi baciavi.

    Ma nel ricordo

    sono ancora il bimbo che tu prendevi per mano.

    (Antonio Machado)

    Dolcetto o scherzetto?