Femminicidio, Procura di Messina condannata per ritardi: aveva denunciato 12 volte il marito che poi l’ha uccisa

La Procura di Caltagirone è stata condannata al risarcimento di 250mila euro alla famiglia di Marianna Manduca uccisa dal marito Saverio Nolfo nel 2007. La donna aveva presentato ben 12 denunce contro l’uomo che la minacciava, ma per i Pm rientrava in un ambito di crisi familiare. Riconosciuta l’inerzia della magistratura e il danno patrimoniale ai 3 figli.

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    Femminicidio, Procura di Messina condannata per ritardi: aveva denunciato 12 volte il marito che poi l’ha uccisa

    La Procura di Caltagirone è stata condannata dalla Corte d’Appello di Messina a pagare 250mila euro alla famiglia di una donna uccisa dal marito, perché non ha impedito il tragico epilogo. I fatti risalgono a 10 anni fa, quando Marianna Manduca si rivolgeva alla procura siciliana, perché minacciata dal marito. Il mancato provvedimento e arresto dell’uomo, nonostante le 12 denunce, ha provocato la morte della donna, uccisa con sei coltellate al petto e all’addome.

    La moglie denuncia 12 volte il marito: per i giudici era lite familiare

    Nel 2007 iniziò il calvario di Marianna: ben 12 denunce in procura contro il marito che la minacciava. “Mi ha minacciato con un coltello, non so più che devo fare: aiutatemi”, con queste parole si rivolgeva ai magistrati con urla di disperazione, rimaste purtroppo inascoltate. All’epoca i Pm giudicarono la situazione come una normale crisi familiare, come ammette lo stesso avvocato della famiglia della donna: “La questione fu considerata alla stregua di una lite familiare” accusa l’avvocato Galasso. Purtroppo dopo mesi, l’allora 35enne Marianna venne uccisa dal marito Saverio Nolfo. Al tempo l’uomo era disoccupato e tossicodipendente e il 4 ottobre decise di mettere fine alla vita di sua moglie, rovinando per sempre anche quella dei loro 3 figli. Nolfo attualmente si trova in carcere e sta scontando 20 anni di pena.

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    Il ricorso della famiglia della donna uccisa dal marito: la Procura condannata al risarcimento

    A chiedere giustizia è stato il cugino di Marianna, Carmelo Calì, diventato genitore adottivo dei 3 figli rimasti senza la madre: tre maschi di 15, 13 e 12 anni. L’uomo ha intrapreso un’azione legale 5 anni fa, chiedendo l’ammissione di responsabilità da parte della magistratura. Oggi il tribunale di Messina ha depositato la sentenza riconoscendo la piena responsabilità dei fatti accaduti negli ultimi sei mesi di vita di Marianna. Un lungo processo in cui si sono alternati vari ricorsi, ma che oggi ha un epilogo.

    Tre giudici della Corte d’Appello di Messina hanno condannato la Procura di Caltagirone, nella persona del capo procuratore, anche se è deceduto, al risarcimento di 250 mila euro e riconoscendo l’inerzia dei magistrati dopo una lunga trafila giudiziaria. Riconosciuto anche il danno patrimoniale ai 3 figli, che dal giorno della morte della donna non hanno potuto mai beneficiare dei soldi della loro madre. Soddisfatti a metà i familiari della vittima: per loro c’è anche un danno morale che non è stato valutato, come spiega l’avvocato Alfredo Galasso: “C’è un danno morale che a Messina non è stato riconosciuto soltanto perché all’epoca la legge sulla responsabilità della magistratura era diversa ma non è un caso che sia stata modificata e che non riguardi più soltanto la limitazione della libertà personale”. Il legale si riferisce proprio alla legge entrata in vigore da poco che ha modificato la pena per l’uxoricida a favore di una maggior tutela degli orfani.

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