Femminicidi, i centri antiviolenza e l’aiuto nelle fasi più delicate: “La denuncia deve essere posta nel modo corretto per essere efficace”

I dati parlano chiaro: la maggior parte delle violenze che portano anche all'uccisione delle donne viene portata avanti dall'ex marito o compagno. Nella fase di separazione e nel successivo ritorno alla vita di queste donne diventa fondamentale l'aiuto dei centri antiviolenza

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    Femminicidi, i centri antiviolenza e l’aiuto nelle fasi più delicate: “La denuncia deve essere posta nel modo corretto per essere efficace”

    I centri antiviolenza, dall’ultima relazione pubblicata da DiRe, la più grossa rete nazionale che ne raggruppa più di 70, hanno ospitato nel 2015 16.849 donne. L’importanza di questi luoghi, gestiti da associazioni di donne, è anche quella di essere un osservatorio privilegiato sul fenomeno della violenza di genere, raccogliendo ogni anno i dati delle vittime e dei loro figli, spesso testimoni innocenti, offrendo assistenza in tutte le fasi per uscire dalla spirale di soprusi. Quali sono i numeri dei femminicidi e qual è il ruolo dei centri per evitare che ce ne siano ancora? Ne abbiamo parlato con Anna Pramstrahler, socia fondatrice della Casa delle donne per non subire violenza Onlus di Bologna, da più di 10 anni impegnata nella raccolta dati sui femminicidi.

    La Casa delle donne di Bologna dal 2005 porta avanti un lavoro di collezione dei fatti di cronaca, che sono arrivati a queste conclusioni: 1377 donne uccise dal 2005, di cui l’80% per mano di ex compagni o mariti. Dato confermato anche dalla relazione presentata ieri della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, istituita in Senato con la Delibera 18/01/2017, che ha iniziato la propria attività il 19 aprile 2017: il rapporto ribadisce “Gli autori delle violenze più gravi (violenza fisica o sessuale) sono prevalentemente i partner attuali o gli ex partner: due milioni e 800 mila donne ne sono state vittime”. In questo quadro, la possibilità di trovare un rifugio sicuro, gestito da personale specializzato, come quello presente nei centri antiviolenza, diventa di fondamentale importanza per il processo di allontanamento iniziale e di reinserimento nella società. La relazione della Commissione d’inchiesta parlamentare sottolinea poi come le donne straniere mostrino più elevati livelli di denuncia (il 17,1% contro l’11,4% delle italiane) e di richiesta di aiuto presso i centri antiviolenza e i servizi (6,4% contro 3,2%).

    In seguito alla denuncia molto spesso la protezione non è sufficiente, come mai? Ricordiamo il triste caso di Noemi Durini, dove la madre aveva denunciato i comportamenti violenti

    Come per tante altre donne che avevano denunciato, alcune anche venti volte, dopo non è successo niente: la persona denunciata non è stato arrestata, o allontanata perché non ne viene riconosciuta la pericolosità. Il problema è che si sottovaluta il problema, pensando che siano litigi in famiglia, quindi non c’è coscienza e consapevolezza del fenomeno, ritenuto spesso una questione privata, come è sempre stata

    Quando una donna ha più bisogno di protezione e quando non viene abbastanza protetta?

    Sappiamo bene che le donne, quando sono in fase di separazione, corrono un rischio altissimo, per questo abbiamo le case rifugio. Le donne si nascondono nelle case rifugio, perché nel momento della separazione, quando una donna decide di andarsene, scatta la violenza più terribile: l’uomo non vuole accettare che diventi autonoma. Questo non viene capito. Le donne lo sentono – anche Noemi aveva capito che era pericoloso – ma non sempre sanno proteggersi

    L’aiuto che viene dato nei centri è molto importante anche per quanto riguarda lo stalking, spesso triste presagio di quello che potrebbe accadere dopo. Come potete aiutare, ad esempio, queste donne?

    La donna deve comunque sempre dimostrare il dramma in cui vive, deve mantenere le prove. Lo stalking generalmente si protrae per un tempo lungo: non può essere una telefonata di minaccia, una persecuzione con la macchina, un appostamento sotto la casa o a lavoro. Sono azioni ripetute. Se una donna viene minacciata al cellulare, occorre conservare i messaggi. È molto importante farsi aiutare dai centri antiviolenza affinché la denuncia venga posta in modo corretto, con degli elementi che dimostrino la veridicità e la gravità dei fatti, per avere delle conseguenze più immediate.