Natale 2016

Fecondazione assistita, la Consulta: Inammissibile il ricorso su ricerca embrioni

Fecondazione assistita, la Consulta: Inammissibile il ricorso su ricerca embrioni
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    La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il divieto di destinare alla ricerca scientifica gli embrioni che non possono essere impiantati perché affetti da gravi patologie. In particolar modo la Consulta è intervenuta su due questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Firenze relative al divieto (art. 13 della legge 40) di ricerca clinica e sperimentale sull’embrione non finalizzata alla tutela dello stesso e al divieto (art.6 della legge sulla fecondazione assistita) di revoca del consenso alla procreazione medicalmente assistita dopo l’avvenuta fecondazione dell’ovulo.

    La prima questione è stata dichiarata inammissibile dalla Corte costituzionale “in ragione dell’elevato grado di discrezionalità, per la complessità dei profili etici e scientifici che lo connotano, del bilanciamento operato dal legislatore tra dignità dell’embrione ed esigenze della ricerca scientifica: bilanciamento che, impropriamente, il Tribunale chiedeva alla Corte di modificare, essendo possibile una pluralità di scelte, inevitabilmente riservate al legislatore”. Anche la seconda questione è stata dichiarata inammissibile per “difetto di rilevanza nel giudizio di merito, nel quale risultava che la ricorrente aveva comunque, di fatto, deciso di portare a termine la procreazione medicalmente assistita”.

    La docente dell’Università di Milano e senatrice a vita Elena Cattaneo ha espresso tutto il suo rammarico per non aver avuto l’occasione di spiegare alcuni fatti della scienza relativi alle cellule embrionali “che proprio in questo momento in diverse parti del mondo sono utilizzate in strategie sperimentali, con successo, su modelli animali contro diverse malattie come Parkinson, diabete, degenerazione retinica. E per il Parkinson c’è la prospettiva di test sull’uomo nel 2018. Stiamo parlando di prospettive mediche che non vanno ignorate, sono dati consolidati. La legge attualmente ci mette in una condizione di ipocrisia obbligata, potendo importare cellule dall’estero”. Il direttore del centro di Medicina rigenerativa dell’università di Modena e Reggio Emilia Michele De Luca ha osservato: “Difendo la libertà di ricerca scientifica basata sul fatto che c’è un’evoluzione spettacolare e le staminali embrionali si stanno dimostrando importantissime. Nei Paesi dove è consentita la ricerca le cellule sono già in uso clinico, anche se iniziale, per patologie gravissime anche rare e senza terapie. Nel momento in cui tarpiamo questa parte di ricerca ci troveremo svantaggiati e i pazienti dovranno andare all’estero per curarsi quando le terapie saranno approvate. Storicamente l’Italia è forte a livello internazionale e proprio noi abbiamo questi limiti”.

    Il caso era stato sollevato da una coppia che si era sottoposta a diversi cicli di procreazione assistita con esito negativo e aveva presentato ricorso al tribunale di Firenze. Quest’ultimo aveva ritenuto che tale divieto potesse essere in contrasto con la Costituzione e la Convenzione di Oviedo sulle biotecnologie, e aveva pertanto rinviato gli atti alla Corte Costituzionale. Gli avvocati della coppia, Filomena Gallo e Gianni Baldini, e quelli dell’Associazione Vox, Massimo Clara e Cinzia Ammirati, avevano anche presentato un’istanza per valutare la possibilità di raccogliere i pareri di alcuni scienziati qualificati e ricercatori di fama internazionale, tra cui Elena Cattaneo e Michele De Luca.

    Alla vigilia della sentenza della Consulta, l’avvocata e segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca Filomena Gallo aveva dichiarato in un’intervista a L’Espresso: “Potrebbe essere un giorno molto importante per la scienza italiana. Potrebbe essere cancellato un altro dei miopi divieti della legge 40 del 2004: attualmente nel nostro Paese gli embrioni non idonei per una gravidanza sono condannati a morire inutilmente nei crioconservatori, senza alcuna destinazione. Mentre i ricercatori italiani sono costretti a importare cellule staminali embrionali dall’estero per poter condurre, al pari dei loro colleghi nel resto del mondo, studi e ricerche che potrebbero portare alla cura di patologie come il Parkinson, il diabete e alcune malattie dell’occhio, cambiando così la vita di milioni di persone”.

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    Già due anni fa un altro divieto, quello di fecondazione eterologa, era stato considerato incostituzionale dalla Consulta che aveva dichiarato illegittima la norma della legge 40 del 2004 che in Italia vietava l’utilizzo del seme di un donatore esterno per la fecondazione.

    In passato avevano espresso dei dubbi sulla costituzionalità della Legge anche i tribunali di Milano, Catania e Firenze. In poche parole, una coppia che vuole percorrere la strada della fecondazione assistita lo potrà fare anche con il seme di un donatore esterno. Una legge tra le più discusse e contestate degli ultimi anni che però non ha mai convinto del tutto, neanche le istituzioni. La Corte Costituzionale era stata chiamata in causa più volte da moltissime coppie che desideravano un figlio con la fecondazione assistita. Gli altri punti della Legge riguardano la diagnosi pre-impianto e il numero di embrioni da impiantare nell’utero. Ad oggi non è neanche permessa la fecondazione assistita per i single e per le coppie dello stesso sesso (che possono però andare all’estero, magari in Francia o Spagna), ma anche la selezione degli embrioni non idonei alla gravidanza.

    La sentenza della Corte Costituzionale arriva dopo il ricorso di una coppia di Catania a cui era stata negata la possibilità di provare la fecondazione eterologa, come aveva asserito il loro medico Antonio Guglielmino, direttore dell’Istituto di medicina e biologia della riproduzione Hera di Catania: “Finalmente noi medici possiamo aiutare nel nostro paese tutte le coppie che soffrono di infertilità che chiedono il nostro aiuto e non saremo più costretti a mandarli all’estero. Per troppo tempo ho visto migliaia di coppie che andavano in un altro paese per accedere alla fecondazione eterologa e moltissime altre che per soldi sono state costrette a rinunciare. In Spagna infatti, dove si stima siano andate 4-5mila coppie italiane, chiedono all’incirca 8mila euro per accedere a questa pratica medica che, lontana dai nostri centri, rimane praticamente fuori controllo”. I rappresentanti della Pontificia Accademia per la vita hanno sempre espresso gravi perplessità per le conseguenze.

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