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Fabiana, bruciata viva: il fidanzato condannato a 22 anni per omicidio

Fabiana, bruciata viva: il fidanzato condannato a 22 anni per omicidio
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Per l’omicidio di Fabiana, la ragazza di 16 anni accoltellata e bruciata viva dal fidanzato, è arrivata la sentenza. Davide M., 18 anni, è stato condannato a 22 anni di reclusione, esattamente la pena richiesta dal pm Rita Tartaglia. Il verdetto è arrivato dopo tre ore di camera di consiglio dei giudici del Tribunale per i minorenni di Catanzaro. All’epoca dei fatti Davide era legato sentimentalmente alla vittima e avrebbe commesso l’omicidio a causa di un rapporto sessuale negato. I genitori di Fabiana hanno elogiato il lavoro della Procura ma hanno anche detto che avrebbero preferito vederlo in prigione per tutta la vita.

    Per i giudici del Tribunale per i minorenni, il colpevole di quella tragedia avvenuta a Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, è proprio lui, Davide M. “Come genitore avrei voluto che l’assassino di mia figlia fosse condannato all’ergastolo” ha dichiarato Mario Liuzzi, il padre di Fabiana. “È stato applicato il massimo della pena ma noi non ci daremo mai pace perché nostra figlia è morta mentre il suo assassino è vivo”. La madre del giovane, invece, ha parlato di suo figlio in questi termini:”è un ragazzo che sta male e che non lascerò solo”.

    Il 24 maggio 2013 Fabiana Liuzzi sparì nel nulla dopo essere uscita dall’Istituto per ragionieri che frequentava, dove era stata vista in compagnia di Davide. Subito i sospetti si concentrarono sul fidanzatino, trovato in ospedale con ustioni alle mani e al volto. Lui, in un primo tempo negò i fatti poi confessò tutto ai Carabinieri. Il corpo della ragazza era stato colpito da venti coltellate e poi ricoperto di liquido infiammabile. Più tardi l’autopsia mostrò come Fabiana fosse ancora viva mentre le fiamme l’avvolgevano, cercando disperatamente di allontanare la tanica.

    Oggi Davide ha preferito non presenziare all’ultima udienza del processo, scegliendo di attendere la sentenza in una comunità di recupero della Liguria. Il suo avvocato difensore, Antonio Pucci, ha annunciato il ricorso in appello. “L’unica attenuante che gli è stata riconosciuta – ha dichiarato – è quella della giovane età”. “Attenderemo le motivazioni della sentenza e poi faremo ricorso”. Il femminicidio è una piaga terribilmente diffusa nel nostro paese, contro la quale il governo ha recentemente approvato un decreto finalizzato a contrastare la violenza sulle donne. Tra le misure individuate per allontanare i molestatori ci sono anche il Il braccialetto elettronico e le intercettazioni telefoniche.

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