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Eutanasia legale, Davide Trentini come Dj Fabo va a morire in Svizzera: a quando la legge?

Eutanasia legale, Davide Trentini come Dj Fabo va a morire in Svizzera: a quando la legge?

Malato di sclerosi multipla da 26 anni, Davide Trentini ha chiesto aiuto all’Associazione Luigi Coscioni per poter morire e praticare l'eutanasia legale in Svizzera. Ad accompagnarlo nella clinica elvetica Mina Welby, che ha annunciato la sua morte questa mattina alle 9. In un video ringrazia per il sostegno.

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    Eutanasia legale, Davide Trentini come Dj Fabo va a morire in Svizzera: a quando la legge?

    Davide Trentini, malato di sclerosi multipla, ha scelto di morire in Svizzera grazie all’eutanasia legale. Proprio come Dj Fabo, il 53enne toscano ha deciso di porre fine alla sua esistenza piena di dolore. Ed ecco che si riapre il dibattito sull’eutanasia legale, su quanto ancora dovremo aspettare per una legge. Ad annunciare la sua morte è stata Mina Welby che ha accompagnato l’uomo nella clinica elvetica. Trentini è deceduto questa mattina praticando il suicidio assistito. In un video saluta e ringrazia sorridente per il sostegno.

    Di nuovo una volta implicato nella vicenda il nome di Marco Cappato leader radicale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, lo stesso che accompagnò in Svizzera Fabo.

    Davide viene colpito dalla sclerosi multipla nel 1993, quando aveva solo 27 anni. Da allora la sua vita è cambiata: niente più partite a calcio, niente più locali dove andare a ballare. Costretto ben presto a stare su una sedia a rotelle, le sue giornate iniziano a passare scandite dall’assunzione di medicinali. Arriva fino a prenderne anche 15 al giorno. Solo la cannabis terapeutica, fornita dalla regione Toscana, gli dà sollievo, ma per il resto è una sofferenza continua anche quando dorme. Nel dicembre scorso, in una lunga intervista a Libero, aveva raccontato la sua storia e spiegato che voleva il suicidio assistito prima possibile perché “vivere mi fa troppo male”.

    Nella straziante intervista aveva raccontato anche di come vivesse in solitudine: con la malattia gli amici erano spariti, la fidanzata lo aveva lasciato. Viveva con la madre 73enne, anch’ella con problemi di salute. La decisione di andare in Svizzera è arriva a fine 2016: per lui l’eutanasia è “una liberazione, un sogno, una vacanza”. Davide si è così rivolto a Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni che lo ha aiutato a raccogliere i 9500 euro necessari per l’eutanasia. Lo stesso sostegno ricevuto da Dj Fabo, il 40enne cieco e tetraplegico che il 27 febbraio ha praticato l’eutanasia, dopo disperati appelli in cui chiedeva di poter morire in Italia.

    Immobilizzato a letto praticamente sempre, Davide nella sua casa in una periferia toscana non riusciva nemmeno a vedere il sole: “Da qui non riesco a vedere nemmeno il cielo perché davanti alla finestra ho un palazzone orribile” aveva detto. Quello che invece gli donava speranza era porre fine alla sua esistenza: “La fine la immagino, serena, molto dolce.

    Per me il viaggio sarà una liberazione. La liberazione. Come un sogno, come una vacanza”.
    Ed è così che questa mattina alle 9 Davide se ne è andato con il sorriso. Nel suo ultimo viaggio ad accompagnarlo Mina Welby, la moglie del noto Piergiorgio, che morì nel 2006 dopo mesi di lotta per poter “morire senza soffrire”. Quando era in vita Piergiorgio Welby è stato co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, la cui eredità è stata raccolta dalla moglie Mina. La sua battaglia ha fatto da pioniere per l’eutanasia legale e per il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico in Italia, che oggi trova in Marco Cappato uno dei più fervidi sostenitori. Cappato a febbraio si è autodenunciato dai carabinieri per aver aiutato Fabo a morire, il 41enne dj tetraplegico.

    Ed ora con la morte di Davide, come è avvenuto mesi fa in occasione della morte di Fabiano Antoniani si torna a parlare di eutanasia legale. Sempre più nostri concittadini sono costretti ad emigrare per poter morire, sostenendo costi molto alti e di fatto prelevati dal loro ambiente familiare. Secondo l’Istat negli ultimi tre anni sono stati 12.877 i suicidi in presenza di malattie fisiche gravi. E allora è possibile che dal nostro governo non arrivi una legislazione? Un mese fa a Montecitorio hanno presentato il testo sul biotestamento ed è stato un flop: pochissime le presenze di deputati interessati all’argomento. Eppure è un tema delicato, urgente, che coinvolge sempre più persone sofferenti.
    Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico, membro della Commissione diritti umani di Palazzo Madama commenta la vicenda amareggiato: “Questa nuova storia di sofferenza e il coraggio della quasi ottantenne Mina Welby sia di monito e di stimolo a legiferare a un Parlamento ancora incapace di decidere sulla libertà e il diritto all’autodeterminazione dei cittadini”. Una sofferenza non solo dei malati e di chi vuol porre fine alla propria vita, ma ad oggi chi aiuta queste persone rischia la propria libertà commettendo qualcosa di illegale.

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