Eutanasia in Europa, aiuta l’amica a morire: denunciata in Irlanda

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    Eutanasia in Europa, aiuta l’amica a morire: denunciata in Irlanda

    In questi giorni l’attenzione dei media e della politica è incentrata sul dibattito sull’eutanasia, ma non solo. Dopo la morte di Dj Fabo, che ha scelto di praticare il suicidio assistito in una clinica svizzera, c’è un’altra questione che merita di essere risolta: quella del coinvolgimento delle persone che aiutano il malato terminale a morire. Marco Cappato, l’esponente dei radicali che ha accompagnato e sostenuto Dj Fabo, si è autodenunciato e ora è indagato, rischiando il carcere. Ma come lui tutte quelle persone, familiari e amici, che in qualche modo hanno agevolato questa pratica. Come Gail, la prima donna processata in Irlanda per aver aiutato la sua migliore amica a morire. Ed è un problema non solo italiano, ma che riguarda anche quei paesi in Europa dove l’eutanasia è illegale.

    Gail O’Rorke nel 2011 ha deciso di aiutare la sua migliore amica, Bernadette, a compiere il suicidio assistito nella clinica svizzere Dignitas, la stessa dove si è spento Dj Fabo.

    Bernadette era affetta da sclerosi multipla da dieci anni e quando ha deciso di farla finita, le sue gambe non si muovevano più, le sue braccia non riuscivano a sopportare pesi ed aveva iniziato anche ad avere difficoltà a deglutire. Era sfinita e soffriva molto, per questo aveva deciso di morire. E Gail, che l’adorava più di ogni altra cosa, sapeva che quella sarebbe stata una liberazione per l’amica. Una scelta difficile la sua perché quando si ama non accettiamo di rinunciare di perdere la persona, ma viene fatto in nome di qualcosa più grande. E’ un atto d’amore proprio perché si antepone la loro scelta al nostro “egoismo affettivo”. Lo stesso dilemma e sofferenza che ha provato Valeria, la fidanzata di Fabo, l’ultima notte che ha passato con il suo compagno.

    Gail aveva il cuore spezzato, ma ha fatto di tutto per aiutare l’amica. Questo ovviamente le ha causato problemi con la giustizia. In Irlanda, come in Italia, il favoreggiamento al suicidio è reato. Lei però dopo anni è stata assolta per mancanza di prove.

    “Tornassi indietro lo rifarei”

    Nonostante i problemi con la giustizia, Gail non ha mai avuto rimpianti e se potesse tornare indietro lo rifarebbe. Anzi, l’unico rammarico che ha e che non riesce a superare, è quello di non essere stata fisicamente al suo fianco, mentre l’amica beveva il cocktail letale. L’ha aiutata, l’ha accompagnata, ma non è potuta stare accanto a lei in quel preciso momento. “Purtroppo non sono riuscita a essere con lei quando ha bevuto il veleno ed è morta. Questo continuerà a spezzarmi il cuore: l’unica cosa che avrei voluto sarebbe stato tenerle la mano mentre se ne andava”.

    Gail O'Rorke court case

    Gail non aveva sottovalutato il problema della giustizia, ma ciò che più le stava a cuore era alleviare la sofferenza dell’amica. “È valsa la pena di provare paura e preoccupazioni, se il risultato è che Bernadette si è liberata dal dolore ed è in pace. Non ho mai avuto nessun rimorso” così ha dichiarato. La stessa tranquillità che ha avuto Marco Cappato ad autodenuciarsi ai carabinieri.

    Gail O’Rorke ha aiutato e sostenuto l’amica a morire

    Ovviamente non è una scelta a cuor leggero, ma aiutare una persona a finire dignitosamente la propria vita è un atto d’amore grande, privo di ogni egoismo. Della sua esperienza infatti Gail racconta: “Dentro, il mio cuore si spezzava, sapevo che presto avrei perso una delle mie più care amiche, ma non potevo permettermi di lasciare trasparire la mia tristezza. Era così forte e concentrata. Ricordate, Bernadette non voleva morire, ma non voleva vivere con un costante dolore paralizzante. Abbiamo fatto il nostro meglio”.

    Bernadette, proprio perché la pratica in Irlanda non è legale, ha acquistato via internet il Netambul, una dose letale di farmaci ed è così che se n’è andata.

    Il contributo di Gail

    Gail adesso ha pubblicato un libro “Crime or Compassion” con l’intento di riaprire il dibattito sull’eutanasia e soprattutto smuovere la politica. E’ molto critica verso i leader politici che “scelgono di non decidere su questioni così controverse e sensibili”. Un silenzio assordante, lo stesso che ha ricevuto Fabo nonostante i numerosi appelli, tra i quali uno direttamente rivolto al Presidente della Repubblica. Mentre tanti malati terminali soffrono, è giusto che venga disposta una regolamentazione.