Emanuela Orlandi, mistero su un nuovo dossier, il Vaticano avrebbe speso 500 milioni

Scomparsa di Emanuela Orlandi, è giallo su un nuovo dossier che circola negli ambienti del Vaticano. Elencate spese per 500 milioni di lire, adesso la famiglia vuole sapere la verità. Tra le nuove ipotesi la possibilità che Emanuela fosse già sotto sorveglianza 6 mesi prima della scomparsa

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    Emanuela Orlandi, mistero su un nuovo dossier, il Vaticano avrebbe speso 500 milioni

    La scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno del 1983 è rimasto un caso insoluto, ma adesso sta circolando in Vaticano un dossier che potrebbe dare una svolta alla vicenda, elencando le spese sostenute dal Vaticano nella vicenda di Emanuela.

    Il dossier, rivelato da un inchiesta de l’Espresso, fa parte di un libro, scritto da Emiliano Fittipaldi, intitolato “Gli impostori” dove si cerca di far luce sul caso di Emanuela Orlandi.

    In questo scritto vengono chiamate in causa le gerarchie ecclesiastiche sulla scomparsa della giovane, la cui morte viene indicata nel 1997. Ancora non è certo se si tratta di un dossier originale in quanto non contiene timbri ufficiali, ma appare verosimile se inserito nel contesto della vicenda Vatileaks.

    Emanuela Orlandi, dossier getta nuova luce sulla vicenda

    Nella notte tra il 29 e il 30 marzo 2014 venne scassinata la cassaforte situata nella Prefettura vaticana contenente l’archivio della commissione Cosea dove venivano conservati i documenti sulla sicurezza e sulle situazioni rilevanti relative all’Amministrazione, anche di pratiche risalenti a 20 anni fa. Si cominciò quindi a indagare se tra queste pratiche ci fosse anche quella relativa ad Emanuela Orlandi.

    Questo dossier, dal titolo “Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato città del vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi” sta cominciando a circolare solo adesso, anche se 6 mesi fa era stato proprio il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, a parlare di “cinque fogli, mostrati anche a Papa Francesco che proverebbero che non sarebbe morta subito, perché datati fino al 1997”.

    Scomparsa di Emanuela, elencate spese per 500 milioni di lire

    Il dossier, datato 28 marzo 1998, firmato dall’allora presidente dell’Apsa, Lorenzo Antonetti, elencava spese per 500 milioni di lire sostenute tra il gennaio del 1983 e il luglio del 1997. Il fatto che la prima data sia il Gennaio del 1993, 6 mesi prima della sparizione di Emanuela, potrebbe avvalorare l’ipotesi che la ragazza fosse già sotto sorveglianza da parte delle autorità vaticane. Adesso la famiglia Orlandi è tornata a chiedere alla Segreteria di Stato di far luce sulla vicenda e insiste “per avere accesso a tutti i documenti e comunque poter incontrare il segretario di Stato Pietro Parolin: il caso non è e non può essere chiuso”.

    Chi era Emauela Orlandi

    Sono passati ben 33 anni, ma il caso di Emanuela Orlandi rimane a tutt’oggi uno dei casi di cronaca più controversi ancora senza risposte.

    Era il 22 giugno 1983 quando la cittadina vaticana, allora quindicenne, Emanuela Orlandi scomparve senza lasciare alcuna traccia da Roma. Emanuela viveva nella città del Vaticano con la sua famiglia: il padre, messo pontificio, la madre e i quattro fratelli. Quello che all’inizio sembrò un allontanamento volontario da casa, in realtà è diventato un caso di cronaca intriso di misteri e ha visto il coinvolgimento di Istituzioni importanti come lo Stato Vaticano, l’Istituto per le Opere Religiose e l’ambiente criminale romano della Banda della Magliana.

    Caso Orlandi, la ricostruzione dell’ultima giornata

    Il giorno della scomparsa Emanuela si era recata presso la scuola di musica che frequentava in Piazza Sant’Apollinare a Roma, con la consueta lezione di solfeggio dalle 16 alle 19: aveva un grande talento musicale. Terminata la lezione, telefonò a casa alludendo ad una proposta lavorativa che le era stata fatta: raccontò alla sorella che le avevano proposto una collaborazione come promotrice di cosmetici per una somma allettante. Questo è stato l’ultimo contatto di Emanuela con la famiglia.

    Si sarebbe poi recata a prendere l’autobus con due compagne di corso, alle quali anche a loro raccontò dell’offerta lavorativa. Sia la sorella che le due amiche, la misero in guardia, di diffidare da tale proposta. Dopo di questo, le due ragazze salirono sull’autobus e Emanuela disse che avrebbe aspettato il prossimo, che quello era troppo affollato. E questa è stata l’ultima volta che è stata vista. All’inizio si pensò che Emanuela fosse stata adescata da un sedicente venditore di cosmetici, ma fu subito scartata l’ipotesi.

    Iniziarono da subito le ricerche, aiutati da tutti i quotidiani romani e nazionali che pubblicarono la notizia, fino all’annuncio di Papa Giovanni Paolo II che il 3 luglio rivolse un appello durante l’Angelus. Era la prima volta che prendeva piede l’ipotesi del sequestro. Ma a proposito di ipotesi, durante questi 33 anni ne sono state fatte molte sul caso di Emanuela Orlandi. Cerchiamo di ripercorrerle.

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    Emanuela rapita con richiesta di riscatto?

    Una delle prove più sconcertanti del caso è stata quella che lega la sparizione di Emanuela Orlandi all’attentatore turco Ali Agca. Al momento infatti Agca si trovava in carcere per l’attentato compiuto a Giovanni Paolo II due anni prima e secondo questa pista il rilascio di Emanuela doveva passare da quello dell’attentatore. A favore di ciò sono stati rinvenuti dei nastri relativi a telefonate fatte da un presunto uomo con accento anglosassone in cui si chiedeva proprio la richiesta di scambio. Uno di questi nastri venne trasmesso da Chi l’ha visto. A questa ipotesi ha creduto il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, che ebbe perfino un colloquio col terrorista. In quel caso Ali Agca ribadì la sua tesi: Emanuela era stata rapita dalla Cia in cambio della sua liberazione.

    La banda della Magliana

    L’ipotesi sul coinvolgimento della banda criminale e malavitosa vide un’inchiesta con 6 indagati, tutti legati al bandito della Banda della Magliana Enrico De Pedis: monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare, Sergio Virtù, autista di De Pedis, Angelo Cassani, detto “Ciletto”, Gianfranco Cerboni, conosciuto come”Giggetto”, Sabrina Minardi, già supertestimone dell’inchiesta, e il fotografo Marco Accetti. Queste accuse avevano preso piede grazie a una telefonata che arrivò a Chi l’Ha visto che suggeriva di scavare dentro le tombe della basilica romana di Sant’Apollinare. Venne rinvenuto il cadavere dell’ex capo della banda Enrico De Pedis, ma niente che conducesse ad Emanuela. Questo filone d’inchiesta è stato chiuso dalla Cassazione nel maggio di quest’anno.

    Ancora tanti dubbi dunque, nessuna verità certa, come purtroppo quella intorno ai 10mila minori scomparsi nel nulla fino ad adesso. Alcune teorie si basano sulla pedofilia, secondo le quali Emanuela sarebbe stata rapita e uccisa dopo un festino in Vaticano a base di droga e sesso. Secondo questa ipotesi, sarebbe sepolta in Vaticano assieme ad altre giovani vittime.

    Secondo un’altra tesi complottista, Emanuela Orlandi sarebbe viva e vegeta, in un convento di suore dove è tenuta segregata per non rendere pubblici le questioni su cui si sarebbe macchiato il Vaticano.

    Il film su Emanuela Orlandi

    Sul caso di Emanuela Orlandi sono stati versati fiumi di inchiostro, così come realizzati documentari. Su tutti i punti oscuri della vicenda ha cercato di far chiarezza il film “La verità sta in cielo” di Roberto Faenza. La realizzazione del film ha visto la partecipazione della famiglia Orlandi e segue le varie piste, usando nomi e cognomi delle persone coinvolte. Il regista Faenza, appassionato di casi di cronaca irrisolti, come quello di Kennedy, sembra chiedersi per tutto il film “Cosa può esserci di così terribile da indurre il Vaticano al silenzio?”. La sua è infatti una richiesta a gran voce di riaprire il caso, archiviato quest’anno.

    Nel cast Riccardo Scamarcio, che interpreta il Cardinale Paul Casimir Marcinkus, a capo dello IOR, la banca del Vaticano e Maya Sansa nei panni di una reporter inglese sulle tracce di Mafia Capitale troverà la pista del caso Orlandi. Il titolo è un chiaro riferimento alle parole pronunciate da Papa Bergoglio, il primo quindi che avrebbe parlato di Emanuela come di una persona morta. Ma, non solo Faenza, ma anche molti di noi credono che però la verità invece si possa ritrovare assolutamente su questa terra, adesso.