Emanuela Loi 20 anni dopo la strage in via D’Amelio, il ricordo della prima donna uccisa dalla mafia

Emanuela Loi 20 anni dopo la strage in via D’Amelio, il ricordo della prima donna uccisa dalla mafia
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Emanuela Loi

    Emanuela Loi è stata la prima donna uccisa dalla mafia, faceva parte della scorta di Paolo Borsellino, è morta a soli 24 anni nella strage di via d’Amelio. Emanuela Loi è nata e cresciuta a Sestu, un paese a pochi chilometri da Cagliari, in Sardegna, il suo sogno era di diventare un poliziotto. C’è riuscita, è entrata a far parte della Polizia di Stato nel 1989, e due anni dopo è stata trasferita a Palermo. Una città che in quegli anni era uno dei posti più pericolosi del mondo.

    via damelio
    Emanuela Loi era stata assegnata al nucleo scorte di Palermo dopo la strage di Capaci, la strage in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvilio, gli agenti Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montanaro. Dopo 57 giorni Emanuela Loi perse la vita, aveva 24 anni, morì nell’adempimento del suo dovere in via D’Amelio il 19 luglio del 1992 insieme a Paolo Borsellino e agli altri agenti della scorta, anche loro giovanissimi.

    Emanuela Loi e la scorta
    Emanuela sapeva benissimo che il suo lavoro era rischioso e che stava andando incontro alla morte. Dopo la strage di Capaci tutti sapevano che l’attentato a Borsellino sarebbe arrivato presto. Ci sono voluti solo 57 giorni. Insieme a Emanuela Loi c’erano anche Agostino Catalano, capo scorta, di 43 anni che era vedovo ed ha lasciato orfane due bambine.

    Walter Eddie Cosina che aveva solo 30 anni, Claudio Traina di 26 anni che dopo vari incarichi a Milano e Alessandria è voluto tornare a tutti i costi nella sua Palermo. Il più giovane aveva solo 22 anni, era effettivo solo da pochi mesi, e si chiamava Vincenzo Li Muli. Antonio Vullo è stato l’unico a sopravvivere, con tutto il peso che questo comporta. Prima di loro anche Peppino Impastato nel 1978, Pippo Fava nel 1984 e Rosario Livatino nel 1990. Vite spezzate per combattere contro un sistema che toglie le speranze e il futuro.

    falcone e borsellino
    Falcone e Borsellino hanno combattuto per poter cambiare le cose, hanno perso la vita ma il loro ricordo sarà sempre nei nostri cuori. Non dobbiamo dimenticare però che accanto a loro c’erano delle persone, altrettanto eroiche, che sapevano benissimo di andare incontro alla morte, hanno combattuto, sono state forti e coraggiose, non si sono tirate indietro. Emanuela Loi deve vivere dentro di noi ogni giorno, tutte le volte che stiamo per cedere alle ingiustizie, al pizzo, alla mafia (che comunque c’è in tutte le città e a vari livelli), dobbiamo essere forti e dire basta, dare dignità ad un Paese stremato ma anche onorare chi ha perso la vita per darci la speranza di un futuro migliore.

    Gli anniversari e le commemorazioni sono importanti perché aiutano a non dimenticare, ma l’unico modo per onorare Emanuela, Paolo, Walter, Claudio, Vincenzo e Agostino è ricordare tutti i giorni il loro sacrificio e non accontentarsi della mediocrità che ci circonda. Lottare, indignarsi e pretendere una Italia diversa, dalla nostra città fino in politica che si decide alle urne.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CronacaViolenza sulle donne Ultimo aggiornamento: Giovedì 19/07/2012 10:18
     
     
     
     
     
     
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