Donne con gli shorts: “Se vi stuprano è colpa vostra”

Donne con gli shorts: “Se vi stuprano è colpa vostra”
da in Violenza sulle donne
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    Ragazze in shorts, ma vi siete viste?”: ecco il titolo dell’articolo di Marco Cubeddu che ha scatenato e sta ancora scatenando un mare di polemiche. Si tratta del primo articolo pubblicato nella rubrica “Intransigenze” del Secolo XIX. Una feroce critica alle ragazzine che a 14 o 15 anni girano per la città con pantaloncini corti o look “provocanti”. Parole dure che culminano in una frase davvero inaccettabile: “non possono lamentarsi se poi le stuprano”, che lo scrittore avrebbero però attributo a un’amica.

    Forse conscio dell’affermazione poco felice, lo scrittore qualche riga sotto sottolinea che comunque “non esiste e non deve esistere nessuna giustificazione o attenuante per azioni tanto barbare” e ancora “penso che femminicidio sia una parola idiota. Un omicidio è un omicidio”.

    Ovviamente dopo queste affermazioni non sono mancate le polemiche, non solo delle donne ma anche di uomini indignati del fatto che possa passare un messaggio del genere, come se una ragazzina non avesse il diritto di vestirsi come le pare.

    “Spesso le violenze domestiche nascono da situazioni in cui, donne con scarsa personalità, si legano a zotici della peggior risma” si legge ancora nell’articolo che porta la firma di Marco Cubeddu che conclude: “Perché le ragazzine si vestono così da sgualdrine?”. Insomma, proprio come accade in paesi come l’Afganistan, se una donna viene stuprata è solo colpa sua.

    Probabilmente l’intento dell’autore di “C.U.B.A.M.S.C.- Con una bomba a mano sul cuore” (Mondadori),era semplicemente quello che ha ottenuto: ovvero far parlare di sé e attirare l’attenzione.

    Una critica lucida all’articolo arriva poi da Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il corpo delle donne” e dell’omonimo libro edito da Feltrinelli: la scrittrice sottolinea come spesso, la voglia di queste ragazzine sia solo quella di emulare un modello di donna imposto dalla moda e dalla televisione.

    Spesso poi queste ragazzine non hanno alle spalle una famiglia che possa aiutarle a capire quello che è giusto e sbagliato e che possa dare loro dei modelli da seguire.

    La Zanardo poi osserva come il femminicidio sia purtroppo una realtà, perché “essere uccise in quanto donne” è una tremenda consuetudine sempre più frequente. “Marco deve capire che il femminicidio è l’omicidio di una donna in quanto donna: se un uomo entra in casa mia e mi ammazza per rubarmi la borsa, è un conto. Ma se il mio compagno mi uccide perché non vuole che io metta fine alla nostra relazione, quello è un femminicidio. Mi dispiace che a Cubeddu non piaccia questo termine: è tutt’altro che idiota, al contrario è necessario per interpretare ciò che accade”.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Violenza sulle donne Ultimo aggiornamento: Giovedì 04/07/2013 14:49
     
     
     
     
     
     
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