Donna ivoriana morta al centro di accoglienza di Venezia: rivolta dei migranti per il ritardo dei soccorsi

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    Donna ivoriana morta al centro di accoglienza di Venezia: rivolta dei migranti per il ritardo dei soccorsi

    Non si placa la rivolta dei migranti per il ritardo dei soccorsi alla donna ivoriana morta al centro di accoglienza di Cona (Venezia). Lunedì è infatti deceduta una 25enne richiedente asilo nel cpa vicino a Venezia. L’autopsia intanto ha rivelato che la causa della morte è stata una trombosi, ma secondo i migranti sarebbe stata soccorsa con molto ritardo. I profughi hanno acceso roghi e 25 operatori sono stati costretti a barricarsi all’interno della struttura. Secondo i loro racconti, la 25enne si sarebbe sentita male verso le 8 di mattina, i soccorsi sarebbero arrivati alle 14.

    Dall’ospedale di Piove di Sacco (Padova), fonti sanitarie affermano che l’ambulanza è partita non appena è giunto l’allarme, la direzione sanitaria precisa: “nessun ritardo nei soccorsi, lʼambulanza è arrivata in venti minuti”. La donna si stava facendo la doccia quando si è sentita male. A dare l’allarme sarebbe stato il compagno.

    La donna è arrivata al pronto soccorso già morta

    La donna sarebbe giunta all’ospedale di Piove di Sacco, secondo la Asl, già priva di vita. L’autopsia ha rivelato che la donna è stata uccisa da “una trombo-embolia polmonare bilaterale”. Secondo le prime ricostruzioni, l’ivoriana è stata trovata dal compagno riversa in bagno priva di conoscenza. Gli uomini del 118 arrivati sul posto, hanno prontamente iniziato le manovre rianimatorie e trasportato la donna al pronto soccorso piovese, dove purtroppo è arrivata priva di vita.

    La rivolta dei migranti di Cona: roghi e operatori sanitari prigionieri

    La rivolta è scoppiata nel giro di poco all’interno del Centro di accoglienza: 25 operatori, tra i quali due medici e un’infermiera, si sono barricati dentro gli uffici amministrativi della struttura, intorno a loro i migranti che bloccavano le uscite con falò e muri umani.

    Intorno alle 17 di ieri i migranti si sono presi l’intera ex base missilistica, hanno spento le luci e dato fuoco ad alcuni bancali, con gli operatori rinchiusi nei container e negli uffici. I volontari sono stati liberati intorno alle due di mattina, grazie all’intervento delle forze dell’ordine che hanno aperto una trattativa con l’aiuto di un mediatore culturale. Solo in mattinata è tornata la calma. E’ stato dunque l’intervento dei carabinieri e della polizia a terminare la protesta.

    Sul posto, anche il questore di Venezia Angelo Sanna e il sindaco di Cona, Alberto Panfilio.

    PROTESTE ANTI-MIGRANTI: LE BARRICATE DI GORO

    La giovane ivoriana richiedente asilo

    Si chiamava Sandrine Bakayoko, aveva 25 anni e veniva dalla Costa d’Avorio. Era in attesa di ottenere l’asilo politico. Era arrivata a Cona quattro mesi fa con il fidanzato, dopo un viaggio in gommone che dalla Libia l’ha portata sulle coste della Sicilia. Da lì poi il trasferimento nell’ex base missilistica di Conetta, in priovincia di Venezia. Il compagno racconta di averla trovata priva di sensi soltanto intorno a mezzogiorno: “Ho sfondato la porta e l’ho trovata lì, distesa a terra”, aggiungendo che “stava male da giorni, tossiva, aveva la febbre”.

    A tal proposito, il sostituto procuratore della Repubblica di Venezia Lucia D’Alessandro, che lavora al caso, ha escluso completamente ipotesi legate a malattie virali contagiose e anche a fatti violenti.