Donald Trump: no ai transgender nelle forze armate, revocata decisione di Obama

Nuovo colpo del tycoon all'eredità amministrativa di Barack Obama: stop al reclutamento di transessuali nelle forze armate statunitensi. L'esercito, in qualunque unità operativa, non potrà accogliere transessuali. Si tratta di un netto cambio di rotta che rischia di inabissare la già precaria stabilità politica del Governo Trump.

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    Donald Trump: no ai transgender nelle forze armate, revocata decisione di Obama

    Nuovo cambio di rotta di Donald Trump: no ai transgender nelle forze armate, presa di posizione con cui il Presidente Usa revoca la decisione del suo predecessore, Barack Obama. Il tycoon ha motivato la linea adottata con “disagi e costi medici troppo alti” che costituirebbero, secondo la sua politica, una causa ostativa al corretto funzionamento delle unità operative. L’annuncio è stato fatto dallo stesso Trump attraverso tre tweet in serie.

    Trump su Twitter: stop ai transessuali nell’esercito

    Con un triplice annuncio su Twitter, il Presidente Trump ha revocato una delle direttrici politiche vincenti dell’amministrazione Obama, cuore pulsante di un vento di novità che aveva ridestato sentimenti di rinnovata democrazia e restituito legittimo riconoscimento ai transessuali che intendevano entrare nelle forze armate statunitensi.

    “Ai trans – ha ricordato l’Associated Press in una nota – era stato riconosciuto il diritto di servire apertamente nell’esercito solo lo scorso anno, quando l’ex segretario alla Difesa Ash Carter pose fine al divieto. L’apertura non era vista di buon occhio dai vertici militari, che recentemente avevano annunciato dei ritardi nell’arruolamento di nuove reclute trans. Soldati dichiaratamente transessuali, tuttavia, sono già al servizio nell’esercito”.

    Donald Trump spazza via l’eredità Obama a colpi di tweet

    “Dopo essermi consultato con generali ed esperti militari, vi avverto che il governo degli Stati Uniti non accetterà e non permetterà che individui transgender servano in qualsivoglia unità dell’esercito americano. Le nostre forze armate devono essere focalizzate su vittorie decisive e schiaccianti e non possono farsi carico degli enormi costi medici e dei disagi che i trans nell’esercito comporterebbero. Grazie”. Così il Presidente Donald Trump spazza via, a colpi di tweet, una delle colonne portanti dell’amministrazione Obama, eredità d’avanguardia che aveva aperto le porte dell’esercito al mondo transgender.

    Il provvedimento Obama era nato sotto la necessità di fornire un quadro normativo univoco a tutela e legittimazione della presenza di individui transgender nei corpi militari statunitensi. Una stima del National center for transgender equality, ha indicato che sarebbero 134.000 i veterani transgender e oltre 15.000 quelli attualmente in servizio.

    E mentre montano venti di protesta in tutti gli Stati Uniti, il tycoon sigilla la sua decisione antitetica alla linea della precedente presidenza Usa con una giustificazione dal tenore pragmatico ma, per molti, dal malcelato retrogusto discriminatorio: “Costi tropo alti”, ha scritto sul suo Twitter, allargando inevitabilmente la frattura con le opposizioni.

    L’annuncio si innesta su una lunga scia di scelte politiche ritenute, da più parti, piuttosto azzardate. Recentemente, oltre al tentativo di scardinare l’impianto dell’Obamacare, a esacerbare gli attriti interni e alimentare le proteste dei detrattori del Governo Trump anche la decisione che nel febbraio scorso affondò la norma prevista da Obama per i bagni riservati agli studenti transgender.

    Militari transgender: divieto decaduto formalmente nel 2016

    Il divieto di accesso alle forze armate per i transgender era decaduto formalmente il 1° luglio 2016. Si trattò dell’ultimo step di un percorso avviato nel 2010 con l’abolizione del cosiddetto “Don’t ask don’t tell” (DADT), la regola che imponeva ai militari di non dichiarare il proprio orientamento sessuale, pena la radiazione.

    Ma la rivoluzione normativa era finita in una sorta di limbo amministrativo, con la mancata esecutività delle disposizioni in materia di reclutamento delle persone transgender. Per questo, in attesa di nuove decisioni, il segretario della Difesa, Jim Mattis, aveva annunciato il rinvio di sei mesi per le procedure di reclutamento.

    La reazione del Pentagono

    E il Pentagono sembra aver preso tiepidamente le distanze dall’ostracismo presidenziale, confermando in un comunicato che si continuerà a lavorare in sinergia con la Casa Bianca e verranno presto fornite indicazioni ulteriori all’esercito Usa. Ma, di fatto, il quartier generale tende a declinare precise risposte ai numerosi interrogativi in seno alla scelta di Trump, dirottandoli senza riserve verso la White House.

    Dolcetto o scherzetto?