Donald Trump e il muro: tutte le scelte del nuovo Presidente che creano polemiche

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    Donald Trump e il muro: tutte le scelte del nuovo Presidente che creano polemiche

    Donald Trump si è insediato solo il 21 gennaio ma ha già firmato molti ordini esecutivi che fanno discutere, che creano non poche polemiche. Nonostante la grande marcia di protesta che ha coinvolto più città non solo americane, ma del mondo, il neo presidente americano sembra collezionare una serie di scelte e di provvedimenti non graditi e anti popolari. In primis quello del muro al confine col Messico e per ultimo il Muslim Ban, passando per l’aborto.

    Il muro di Trump

    Uno dei primi atti che ha ricevuto quasi una condanna unanime è l’ordine esecutivo firmato da Trump che ordina alle agenzie federali di cominciare a costruire un muro al confine con il Messico. Già promesso in campagna elettorale, il muro rappresenta la chiusura fisica dei confini con lo stato messicano al fine di proteggere da “droga, crimine, immigrazione illegale negli Stati Uniti”. Il progetto è comunque ancora circondato da molte incertezze, anche se il tycoon ha fatto sapere che la costruzione del muro dovrebbe iniziare molto presto, “nel giro di alcuni mesi”. Ha pensato anche a come gestire la spesa della costruzione, una spesa record di 8-10 miliardi di dollari che potrebbe essere a carico dei contribuenti statunitensi, ma anche del governo messicano, tramite una tassazione sulle importazioni. Il muro di divisione riguarderebbe circa 3100 Km di confine, di cui però più di mille già in qualche modo dotati di reticolati e sistemi di protezione costruiti a partire dalla fine degli anni Novanta e implementati durante le amministrazioni di George W. Bush e Barack Obama.

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    IL GOVERNO DI TRUMP: POCHI UOMINI DI COLORE E POCHE DONNE

    Una decisione questa che ha creato polemiche dappertutto, iniziando dal presidente messicano Enrique Peña Nieto: “Pretendiamo rispetto, e comunque non saremo noi a pagare. Condanno e mi rammarico per la decisione del governo statunitense di continuare con la costruzione di un confine che per anni ci ha diviso più di quanto ci abbia unito”.

    Le proteste per il Muro con il Messico stanno rimbalzando anche sui social grazie all’hashtag #FuckingWall, coniato dall’ex presidente messicano, Vicente Fox Quesada.

    Muslim Ban: il bando anti immigrazione musulmana

    Proteste negli aeroporti americani per l'ordine di Trump contro i musulmani

    Trump è intenzionato a chiudere un’altra frontiera, quella con 7 paesi di religione musulmana, considerati pericolosi: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen. Per tre mesi l’America non accoglierà rifugiati che provengono da quei paesi.

    Trump ha firmato infatti un ordine esecutivo “per una grande ricostruzione dell’esercito” e un decreto per nuovi controlli sull’immigrazione per impedire ai terroristi islamici di entrare negli Usa.

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    “Vogliamo essere certi di non ammettere nel nostro Paese le stesse minacce contro cui i nostri soldati stanno lottando all’estero. Vogliamo permettere l’ingresso soltanto a coloro che sosterranno il nostro Paese e che amano profondamente la nostra gente”. Trump ribadisce però che non è un “bando contro i musulmani” ricordando che “ci sono altri 40 Paesi nel mondo a maggioranza islamica che non sono interessati dal provvedimento”, e ha ricordato che gli Usa rilasceranno nuovamente i visti dopo aver rivisto e rafforzato il sistema dei controlli.

    Di fatto però è sospeso il programma di ammissione dei rifugiati, che dal 1980 ha permesso di accogliere negli Usa circa 2,5 mln di persone.

    Questo provvedimento ha fatto scendere migliaia di persone in strada in segno di protesta e scatenato le prese di distanza di politici e personaggi pubblici americano e nelle ultime ore sono arrivati anche annunci di importanti aziende. Un’ordinanza che coinvolge 500mila persone che anche con regolare documento non possono entrare negli States. Anche in questo caso un hashtag #muslimban raccoglie non solo le proteste, ma anche le storie disperate di tutti quelli che sono preoccupati, come utenti che hanno le famiglie in quei paesi.

    Nell’ondata di proteste anche grandi catene: la prima è Starbucks ha annunciato la volontà di assumere 10.000 rifugiati in tutto il mondo nei prossimi cinque anni. A protestare un altro colosso come Apple per il quale “ l’azienda non esisterebbe senza l’immigrazione”. Sulla stessa linea Google e Microsoft: Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, ha precisato che sono quasi duecento i dipendenti dell’azienda colpiti dalla misura.

    Trump contro l’aborto

    Ne avevamo già parlato a Pourfemme, Trump ha firmato l’ordine esecutivo che blocca i fondi per l’aborto. Anche questo uno dei temi “caldi” durante la campagna elettorale, si è poi trasformato in realtà: ristabilisce infatti il bando sull’erogazione di fondi federali alle Ong internazionali che praticano aborti o forniscono informazioni a riguardo. Trump vorrebbe abolire la “Roe vs Wade”, in modo che l’interruzione di gravidanza torni di competenza dei singoli Stati, arrivando a dire in campagna elettorale che avrebbe nominato un tribunale anti-aborto presso l’Alta corte della nazione.

    Anche la marcia scatenata dopo la decisione sull’aborto, una mobilitazione senza precedenti, una folla oceanica di 670 marce in tutto il mondo non ha fatto desistere Trump dall’ennesima decisione “impopolare”.