Divorzio in Italia, 40 anni fa la legge: cos’è cambiato?

Divorzio in Italia, 40 anni fa la legge: cos’è cambiato?
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    Divorzio in Italia, 40 anni fa la legge: cos’è cambiato? Nel lontano 1974 l’Italia è chiamata alle urne per decidere se abrogare o meno la legge sul divorzio Fortuna-Baslini, approvata nel 1970 dalla maggioranza dei partiti ma osteggiata con forza dalla Democrazia Cristiana. E’ quest’ultima a pretendere il Referendum popolare affinchè i cittadini decidano il da farsi, sottovalutandone l’ampiezza di vedute. In occasione delle votazioni tenutesi il 12 maggio 1974, quasi il 60% degli italiani vota infatti no alla proposta di abrogazione, consentendo alla legge di restare in vigore. Oggi, a distanza di 40 anni da quell’importante giorno, il divorzio da tabù è diventato prassi e nessuno oramai si sogna minimamente di rimetterlo in discussione.

    Una delle prime proposte di legge sul divorzio in Italia risalirebbe addirittura al 1878, ma purtroppo nessuno sembra degnarla di attenzione. Nel 1902 viene presentato un nuovo disegno di legge da parte del Governo di Giuseppe Zanardelli, ma anche questa volta tutto finisce nel dimenticatoio. Solo a distanza di moltissimo tempo, ovvero negli anni 60, il tema divorzio viene finalmente preso sul serio. Nel 1965 il deputato socialista Loris Fortuna e il liberale Baslini presentano alla Camera un progetto di Legge per affrontare l’annosa questione, che viene approvato nel 1970 da Radicali, Partito socialista italiano, Partito Comunista Italiano e Partito Liberale Italiano. Fin da subito la Democrazia Cristiana si dimostra contraria, tanto da pretendere un Referendum popolare affinchè i cittadini, erroneamente giudicati conservatori, decidano se abrogarla o meno.

    L’87,7% degli italiani aventi diritto al voto si presenta alle urne e, a dispetto del previsto, il 59,3% rifiuta l’abolizione della legge, dimostrando maturità e lungimiranza.

    La legge sul Divorzio del 1974 ha subito nel corso del tempo numerose revisioni, modificata dapprima dalla legge 436/1978, riguardante nello specifico la solidarietà coniugale: “Il coniuge, al quale non spetti l’assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell’ente mutualistico da cui sia assistito l’altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze”. Qualche anno dopo viene introdotta la 74/1987, tesa a ridurre il periodo di separazione da 5 a 3 anni. Un’ulteriore modifica di notevole portata è quella risalente al febbraio 2012, quando la Commissione Giustizia della Camera si dichiara favorevole al divorzio breve, che riduce ulteriormente i tempi di separazione, passando da tre a un anno. Ed è recentissima la proposta del divorzio senza giudice sul modello francese, che potrebbe essere presto realtà anche qui in Italia. Per quanto concerne le statistiche, i numeri sono decisamente mutati nel corso del tempo: è a partire dal 1995 che si verifica un vero e proprio boom di separazioni, destinate ad aumentare progressivamente di pari passo con la diminuzione dei matrimoni e l’aumentare delle convivenze, a quanto pare preferite dalle donne solo perchè temono il divorzio. Insomma, la famiglia tradizionale col passare degli anni si è andata via via smantellando, rimpiazzata da unioni più elastiche e meno vincolanti.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN DivorzioPolitica Ultimo aggiornamento: Lunedì 12/05/2014 13:36
     
     
     
     
     
     
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