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Divorzio breve approvato: basteranno da 6 mesi a 1 anno

Divorzio breve approvato: basteranno da 6 mesi a 1 anno
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    Divorzio breve approvato, basteranno da 6 mesi a 1 anno. Ci siamo, il divorzio breve è finalmente realtà, la legge è entrata in vigore proprio oggi, decretando la fine di una norma in vigore da oltre 40 anni, che obbligava a rispettare scadenze di tempo infinite. 3 anni, ci volevano, per dire addio (finalmente) all’ex, ora basteranno dai 6 mesi, in caso di separazione consensuale, a 1 anno, per le separazioni giudiziali. Novità che è anche, e soprattutto, una conquista civile, come ha affermato la relatrice Alessia Morani, a tutto vantaggio di chi si separa e delle vittime indirette, i figli.

    E’ stata approvata la legge che sancisce la possibilità di divorziare in tempi brevi, ovvero da 6 mesi a 1 anno, a seconda che la separazione sia di tipo consensuale o giudiziale. Merito dell’approvazione definitiva della Camera, che ha dato il via libera a questa innovativa legge sul divorzio breve. Un’importante conquista civile che permetterà di porre fine al matrimonio in tempi finalmente ragionevoli: 6 mesi, in via generale, 1 anno, per chi decidesse di rivolgersi al giudice. E le novità riguardano anche la comunione dei beni, che avrà termine con l’autorizzazione del giudice a condurre vite separate oppure al momento della sottoscrizione della separazione consensuale. La relatrice della norma, Alessia Morani (Pd), l’ha descritta come “una norma di civiltà” aggiungendo: “Sono decenni che il Paese aspetta norme più moderne che accorcino i tempi del divorzio riducendo peraltro quelle conflittualità di cui sono vittime in primo luogo i figli delle coppie che scelgono di separarsi”.

    GUARDA COS’E’ CAMBIATO DELLA VECCHIA LEGGE, INTRODOTTA 40 ANNI FA, IN MATERIA DI DIVORZIO

    Le novità in materia di divorzio continuano, il tribunale di Bologna ha confermato in Appello la sentenza che prevede l’annullamento della corresponsione di alimenti all’ex con una nuova famiglia. Ovvero, niente più assegni di mantenimento agli ex coniugi che convivono con un’altra persona.

    Giusto o sbagliato? Giusto, viene da sè, se l’ex ha un’età e una condizione tale da potersi trovare un lavoro e mantenersi in maniera autonoma. Sbagliato se le suddette condizioni non sussistono. Spinoso se di mezzo ci sono figli. Sta di fatto che farsi mantenere da un ex con cui non si condivide più nulla, proprio nulla, quando ormai si è riusciti a ricostruirsi una vita propria, magari accanto a un nuovo compagno, in effetti ha dell’assurdo. Difatti la giurisprudenza, lungimirante, ha delineato due profili, assegni di mantenimento a scopo assistenziale (legittimi), e rendita parassitaria, quella che subentra quando l’ex coniuge “mantenuto” non vive più in condizioni tali da avere diritto all’assegno.

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