Diventare mamma dopo il tumore al seno, si può…

Diventare mamma dopo il tumore al seno, si può…
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    Diventare mamma dopo il tumore al seno non è facile, ma neanche impossibile soprattutto al giorno d’oggi. Al momento diventare mamme dopo il tumore è una sfida che poche donne si sentono di affrontare forse per paura che la chemioterapia possa provocare danni al bambino e recidive alla mamma per il gran numero di ormoni che si scatenano durante i nove mesi di gestazione. Al momento in Italia il tasso di guarigione da tumore al seno è vicino al 90% anche se purtroppo nella vita ci vuole fortuna, in queste cose più che in altre.

    In Italia ogni anno vengono colpite da tumore al seno circa 2.420 le donne in età fertile con età compresa tra i 15 e i 49 anni, anche se i tassi di guarigione sono alti non per tutti la favola arriva, quest’estate mi sono davvero commossa con la storia di Anna Lisa Russo ma anche di tutte le altre donne di Oltreilcancro che ogni giorno vivono la loro seconda vita con determinazione e forza dopo essere uscite all’inferno, o standoci ancora dentro in alcuni casi. Questo per dire che le statistiche quando di mezzo c’è la vita, nel bene e nel male non è che facciano la differenza nelle nostre vite…

    E’ stato stimato che circa un terzo delle donne che si ammalano non sono ancora diventate mamme. Per poterlo fare, dopo che si è guarite del tutto la strada migliore è congelare gli ovuli prima dell’inizio della terapia e poi ricorrere alla fecondazione in vitro.

    La tossicità della chemioterapia ha effetti devastanti sul corpo, e soprattutto riduce drasticamente il numero di follicoli delle ovaie.

    Andrea Borini, presidente della Società italiana di conservazione della fertilità, ha dichiarato: “La crioconservazione rappresenta una grande speranza per le pazienti che non intendono rinunciare alla maternità. Dopo l’entrata in vigore della legge 40 nel 2004, nel nostro Paese la tecnica di congelamento degli ovociti è stata molto affinata e ha prodotto risultati sempre migliori: basti pensare che, in questi sette anni, la percentuale di recupero di ovociti scongelati è passata dal 50 all’80 per cento. Mentre la percentuale di successo della procreazione medicalmente assistita con l’impiego di ovociti crioconservati è passata dal 12 per cento iniziale fino a livelli che si attestano al 25-26 per cento.Importanti prospettive riguardano anche la più recente tecnica di crioconservazione e trapianto di tessuto ovarico che, ad oggi, ha portato alla nascita di 13 bambini”.

    Fedro Peccatori,direttore dell’Unità fertilità e procreazione in oncologia all’Istituto europeo di oncologia di Milano (Ieo), ha aggiunto: “E’ bene chiarire che i cambiamenti ormonali prodotti dallo stato di gravidanza non aumentano in nessun modo il rischio di recidive nella donna. Né una chemioterapia, purché terminata da almeno un anno, influisce su uno sviluppo sano del feto: sulla base dei dati disponibili, insomma, non risulta nessun aumento del tasso di malformazioni neonatali. Prima di affrontare una gravidanza sarebbe però necessario aspettare due anni per superare il periodo di possibile recidiva, comunque correlato alla neoplasia, e per concludere le terapie ormonali previste”.

    Abbiamo già parlato di una storia andata a buon fine con la sconfitta della malattia ed un bebè in arrivo, vi ricordate di Alberta, vero?

    La speranza è comunque nella ricerca… in primis per sconfiggere il tumore e poi per consentire a tutte diventare mamme.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN GravidanzaIn EvidenzaMammaSalute E BenessereRicercasenoTumore Ultimo aggiornamento: Sabato 19/11/2011 16:50
     
     
     
     
     
     
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