Natale 2016

Direttrice offende la commessa perché mamma: arriva il risarcimento

Direttrice offende la commessa perché mamma: arriva il risarcimento
da in Cronaca, Mamma, Violenza sulle donne
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    Direttrice offende la commessa perché mamma, arriva il risarcimento. Lavorava in un negozio di telefonia la 40enne, mamma di due gemelle, insultata telefonicamente per essersi assentata dal lavoro a causa di un’emergenza. La direttrice non aveva digerito il suo congedo di maternità e, al rientro, ogni pretesto era buono per umiliarla. Negandole il part-time prima, arrivando alle offese più vergognose in un secondo tempo. Ma la commessa, difesa dai legali Francesco e Fabio Rusconi, è riuscita a prendersi la rivincita, costringendo la direttrice a sborsare 10mila euro di risarcimento per discriminazione di genere.

    Aveva finalmente coronato il suo sogno, avere dei figli, la commessa 40enne, insultata pesantemente dalla direttrice del negozio in cui lavorava. Era riuscita a concepire due gemelle, nonostante i problemi di sterilità che l’avevano attanagliata per tanto tempo. Felicità che avrebbe voluto condividere, probabilmente, anche sul posto di lavoro, una volta rientrata dopo il congedo di maternità. Ma così non è stato visto il trattamento subito, al ritorno, da parte della direttrice del negozio. Donna anche lei, evidentemente più interessata al profitto personale piuttosto che al benessere (e ai diritti) delle proprie dipendenti.

    In un primo momento le ha suggerito di non ripresentarsi al lavoro, poi le ha rifiutato il part-time, infine, con un pretesto, l’ha riempita di insulti arrivando persino alle minacce.

    Colpa di un ritardo dovuto a problemi di salute della figlia, che le avrebbero impedito, una mattina, di raggiungere il posto di lavoro. Nonostante la chiamata tempestiva della dipendente per avvisare la direttrice dell’imprevisto, quest’ultima non ha mostrato pietà: “Per colpa tua e dei tuoi figli ho dovuto assumere un’altra persona, se non vieni al lavoro alle 15.30 in punto ti faccio il culo, mi sono rotta i c… di te e dei tuoi figli e non me ne frega un c… se tua figlia sta male, procurati una fottuta baby sitter, vendi l’auto se non puoi pagartela, devi rientrare al lavoro di corsa e stai attenta perché questo è l’ultimo avvertimento che ti do.”

    E le telefonate successive non sono state da meno: “col tuo atteggiamento da mamma mi offendi, hai rotto con questa malattia, ricordati che ho soldi, conoscenze e potere per rovinarti, non mangio grazie al punto vendita e posso tirare fuori i soldi per farti il culo in due… Scordati il part time che mi hai chiesto, devi farti il c… a lavorare dato che sei una super mamma e hai voluto dei figli… vedremo quanto sei dura; ti ho assunto sperando fossi sterile ed è solo grazie alle terapie che me lo hai tirato in c….”

    La commessa, rivoltasi al giudice del lavoro del tribunale di Firenze, in un primo momento ha perso la causa, finché la Corte d’Appello, proprio in questi giorni, ha stabilito la colpevolezza della direttrice, accusandola di “discriminazione di genere”, molto diffusa in Italia, e costringendola a versare un risarcimento pari a 10mila euro.

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