Natale 2016

Delitto Garlasco, la Cassazione conferma la condanna a 16 anni ad Alberto Stasi

Delitto Garlasco, la Cassazione conferma la condanna a 16 anni ad Alberto Stasi
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    La Cassazione ha confermato la condanna a 16 anni di carcere ad Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007. Le ultime news sul delitto di Garlasco sono state accolte con stupore da Alberto Stasi che è tornato in prigione ed è attualmente recluso nella cella 315 del reparto I del carcere di Bollate con altri tre detenuti, un italiano e due montenegrini.

    “Non me l’aspettavo – ha commentato a caldo il 32enne commercialista – Giuro che proprio non me l’aspettavo. Anche il procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione. Io non ho ucciso Chiara, ero tranquillo… Ero convinto che sarebbe finita bene e non ho avuto il tempo di pensarci né di preparare niente – ha proseguito Stasi -, domani la mamma mi porterà un po’ di cose, magari vado in biblioteca a prendere un libro, vedrò come devo organizzarmi, cosa fare…”. Per poi aggiungere: “Quando mi hanno detto della condanna ero dall’avvocato. Non sono nemmeno passato da casa a prendere il necessario. Mi sono immaginato la ressa di giornalisti davanti al cancello, il muro di telecamere, il solito clamore. E allora ho preferito venire qui direttamente”. Sabato scorso, Alberto Stasi ha chiesto un favore alle guardie penitenziarie di Bollate: “Vorrei non guardare in televisione i programmi che parlano di me. Non voglio vederne nessuno. Si può?”.

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    I giudici della prima corte d’assise d’appello hanno depositato le motivazioni della sentenza di condanna a 16 anni di carcere di Alberto Stasi. Dopo la condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, confermata nel corso del processo di appello bis svoltosi a Milano il 17 dicembre 2014, arrivano le motivazioni della sentenza. 140 pagine depositate dai giudici della prima corte d’assise d’appello, incentrate sulle prove del delitto, nonostante il movente rimanga per ora ignoto.

    Per i giudici, Stasi agì “senza pietà” contro quella fidanzata che, probabilmente, non vedeva di buon occhio la sua passione per la pornografia. Ragion per la quale lo studente modello avrebbe deciso di ucciderla, in un momento di raptus, ritenendola una presenza scomoda e pericolosa, tale da compromettere la sua immagine di bravo ragazzo. Ipotesi che per ora rimangono tali, a differenza delle prove della sua colpevolezza, ormai schiaccianti.

    16 anni di carcere per aver ucciso la giovane fidanzata, Chiara Poggi, nella sua villetta a Garlasco, in provincia di Varese, il 13 agosto 2007. 16 anni di reclusione e non 30, come richiesto dall’accusa, perché non è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà. 16 anni a cui va aggiunto anche il risarcimento, stabilito da giudice, che ammonta a un milione di euro, di cui devono beneficiare i genitori e il fratello della vittima.

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    Due gli elementi che hanno dato la svolta al processo e hanno fatto chiarezza sul caso che teneva con il fiato sospeso la famiglia Poggi, ma non solo, da ben sette anni. Le scarpe troppo pulite di Alberto Stasi. Scarpe che non potevano non essersi sporcate se lui avesse davvero ritrovato il corpo della fidanzata come ha dichiarato, e la bicicletta. Quella tristemente famosa bicicletta nera da donna che, stando alle ipotesi formulate dalla difesa, potrebbe essere stata manomessa ad hoc, sostituendone i pedali sporchi del DNA di Chiara Poggi, per confondere le acque e depistare gli inquirenti.

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