Cosa sta succedendo in Venezuela?

La crisi in Venezuela si inasprisce sempre di più: gli ennesimi episodi di violenza a Caracas, durante la grande marcia dei manifestanti anti-Maduro, hanno riproposto al mondo il volto sanguinante dell'America Latina.

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    Cosa sta succedendo in Venezuela? All’indomani delle violenze in quella che è stata definita “la madre di tutte le marce” contro il governo Maduro, è opportuno fare un focus su quelle che sono le radici di una gravissima crisi che in Venezuela rischia di esondare in una vera e propria guerra civile. I presupposti perchè ciò avvenga sembrano esserci, a partire dalla ormai esplosiva incontinenza sociale dei movimenti di opposizione alla politica del presidente, accusato di voler trasformare in dittatura un governo che difficilmente reggerà senza il consenso popolare durante questa delicatissima fase di instabilità socio-economica. La marcia antichavista ha consegnato alla storia frammenti di una manifestazione che ha prodotto morti, feriti e una frattura ormai insanabile tra Nicolas Maduro e il popolo.

    Caracas, la pericolosa tensione contro Nicolas Maduro

    In Venezuela è il momento di fare i conti con un insopprimibile malcontento nei confronti della politica di Nicolas Maduro. L’annuncio della marcia degli oppositori al governo ha prodotto l’organizzazione di una contromanifestazione a Caracas, capitale del Paese che è diventata giocoforza un paradigma di criminalità e tensione. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese per chiedere nuove elezioni e il rilascio di leader dell’opposizione in carcere, effetto dello spauracchio “golpe” denunciato a più riprese dal presidente. Secondo Maduro si tratterebbe di un’insurrezione anti-governativa guidata da un burattinaio con un nome e un cognome a lui noti: Julio Borges, presidente del Parlamento venezuelano. La “marcia delle marce” dell’opposizione ha trovato un contraltare nel dispiegamento di forze militari voluto da Maduro, con il drammatico risultato di due ragazzi uccisi durante le manifestazioni: Paola Ramirez, la 23enne uccisa da colpi di arma da fuoco a San Cristobal e Carlos Josè Moreno, 17 anni, ucciso a Caracas.

    Tra i simboli della protesta contro Maduro, l’immagine di una donna che ferma un blindato della polizia avvolta nella bandiera nazionale del Venezuela: replica perfetta dello storico fotogramma del giovane di piazza Tienanmen, quello che per la storia mondiale è il “rivoltoso sconosciuto“. Ma da dove nasce la violenta rivolta del popolo venezuelano?

    I perchè della crisi politica in Venezuela tra paura, violenza e voglia di cambiare

    Le pressioni della coalizione delle opposizioni al governo (Mud) di Nicolas Maduro stanno rafforzando forse il sentore popolare che questo possa essere il momento decisivo per imporre un aut aut al presidente: elezioni generali subito, o la rivolta sarà guerra. Nell’ideologia di una parte sempre più consistente nella critica intellettuale del Paese, il mandato di Maduro avrebbe pienamente raccolto l’eredità di Chavez non solo nel ruolo di presidenza, ma anche in quello di governo autoritario che tenta di mettere il bavaglio alle voci contrarie alla sua politica. Le stesse accuse che la Casa Bianca avrebbe rivolto al capo di Stato venezuelano.

    Nicolas Maduro è salito al potere vincendo le elezioni nel 2013, dopo la morte di Hugo Chavez, suo predecessore e in linea con il suo pensiero politico. Quest’ultimo aveva indicato proprio in Maduro il suo successore. La gravissima crisi economica del Venezuela, però, non ha risparmiato la carica del neo presidente, al centro di furiosi dibattiti e manifestazioni ormai da 4 anni.

    Crisi economica

    Il crollo del prezzo del petrolio, nel 2014, ha rappresentato una delle criticità più significative per l’assetto economico e sociale del Paese: in un’economia interna fondata sulla massiccia esportazione di idrocarburi, il collasso dell’oro nero ha avuto sicuramente un peso specifico notevole, trascinando negli abissi il Venezuela. Il conseguente contingentamento delle importazioni, allo scopo di tentare un riequilibrio nella bilancia commerciale, ha generato una carenza di merci e un vero e proprio blocco nella produzione. Da anni, quindi, il Venezuela fa i conti con una situazione di bilico su precari assetti di bilancio, con un rischio default che sembra sempre più concreto. Il socialismo di Chavez ereditato da Maduro riuscirà a scongiurare la morte dell’export venezuelano? Il default potrebbe rappresentare una sconfitta per il chavismo.

    Uno dei dati più allarmanti è la stima di una contrazione dell’economia intorno a una percentuale dell’11% sui dati rilevati nel 2016, che insieme a una delle inflazioni più alte al mondo si aggiunge al dramma sociale ormai devastante.

    Criminalità in aumento

    Caracas città più violenta al mondo: il dato, del 2016, è la fotografia di un aumento della criminalità ormai senza sosta. Secondo le stime, sarebbero circa 200.000 gli omicidi nella sola capitale lo scorso anno. E traffico di droga, di armi, guerre tra bande criminali, corruzione e violazione dei diritti umani sono il mix esplosivo del Venezuela di oggi. La violenza durante gli scontri di Caracas, e in moltissime altre piazze del Paese, è l’emblema di quello che sta accadendo. Difficile mantenere in piedi un governo su un così magmatico terreno di consensi.

    La fine del dialogo tra governo e opposizioni

    Sembra ormai evidente che non ci siano più i presupposti per ricucire le spaccature interne alla politica venezuelana. Un dialogo tra Maduro e le opposizioni sembra sempre più lontano, praticamente finito, assestato su convinzioni opposte che difficilmente potranno arrivare al compromesso. D’altronde la Mud ha accusato palesemente i chavisti di aver violato gli accordi sulla definizione di un calendario elettorale e sulla liberazione dei dissidenti detenuti.

    Le forze militari in campo per sedare una rivolta “di traditori della patria”, come li definisce Maduro, vede le opposizioni inasprirsi sulla questione delle libertà del popolo.

    Dal punto di vista del bilanciamento del potere, nonostante la forte spinta motivazionale che il movimento di opposizione costituisce, al suo interno presenta una frammentazione talmente elevata da non potersi considerare un’alternativa pronta a governare in un eventuale dopo-Maduro.

    A mediare in un dialogo sull’orlo della fine, si sono posti 11 Paesi dell’Osa (l’organizzazione degli Stati americani) che stanno tentando di fare da “cuscinetto” all’aggravarsi degli scontri. A tal proposito è stato lanciato un appello congiunto alle parti (governo e opposizioni) per il raggiungimento di un compromesso che passi necessariamente per la convocazione di nuove elezioni. Il presidente non ha ancora risposto a questa richiesta, e per il Venezuela si prospetta un futuro turbolento.