Coppia acido: Martina Levato torna in carcere, il figlio in Istituto

Coppia acido: Martina Levato torna in carcere, il figlio in Istituto
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    Coppia acido, Martina Levato torna in carcere, il figlio in Istituto. Martina Levato e il figlio nato a Ferragosto sono stati dismessi in mattinata dalla clinica Mangiagalli: lei torna in carcere mentre il bambino è stato collocato presso un istituto per minorenni del Comune di Milano. Sia la madre che il compagno Alexander Boettcher potranno vedere il figlio per tempi limitati, secondo le indicazioni degli assistenti sociali. Nel frattempo è partita un’indagine sul loro nucleo familiare, con termine previsto per il 30 settembre.

    Il Tribunale dei minori di Milano ha deciso di dividere momentaneamente madre e figlio, consentendo loro di rivedersi, sotto sorveglianza, per tempi limitati. Dismessa dalla clinica Mangiagalli, Martina Levato si trova ora nel carcere di San Vittore mentre il bimbo è stato accolto in una struttura per minorenni. Nel frattempo ha preso il via un’indagine sul nucleo familiare della Levato e del compagno, nonché padre del piccolo, Alexander Boettcher, nell’ambito del procedimento di adottablità, che i giudici milanesi avevano preso in esame qualche giorno fa.

    Martina Levato, condannata a 14 anni di carcere, insieme ad Alexander Boettcher, per l’aggressione con l’acido ai danni dell’ex fidanzato, potrà vedere il bimbo ogni giorno, per un tempo limitato, in presenza di operatori sanitari, questa la decisione del Tribunale dei minori di Milano. Il figlio, nato a Ferragosto, in un primo momento era stato allontanato dalla madre, ma i giudici hanno ritenuto opportuno riavvicinarlo, con i dovuti accorgimenti.

    In molti si interrogano sui risvolti etico-morali della decisione presa dai giudici di Milano: se da un lato c’è chi condanna apertamente Martina Levato, altri giustificano questa sentenza, consapevoli di quanto sia difficile strappare un figlio alla propria madre.

    Certo, lei rimane una personalità borderline, potenzialmente pericolosa per il neonato, la cui fragile psiche potrebbe essere compromessa da questa vicinanza più di quanto non lo sia stata finora, nel pancione. Il dilemma probabilmente attanaglia quegli stessi giudici che si sono espressi per il riavvicinamento di madre e figlio, nella speranza di procurare a quello sfortunato bimbo il minore dei mali.

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    Ovviamente la Levato, dal canto suo, non poteva che essere entusiasta di questo provvedimento, che potrebbe addirittura sfociare in un ricongiungimento una volta che la giovane verrà dimessa dalla clinica Mangiagalli. Nel frattempo anche Alexander Boettcher ha chiesto di poter riconoscere il figlio, indirizzando una lettera, tramite il suo legale, al sindaco Giuliano Pisapia e al Garante dei Detenuti. Difatti nonostante il Tribunale di Milano avesse già accettato il riconoscimento, nessun documento è arrivato a Boettcher al fine di procedere burocraticamente con le pratiche. Tale riconoscimento, peraltro, permetterebbe al padre di accedere all’adottabilità del bambino, anche se la decisione non è ancora stata presa. Il dilemma etico rimane, a dispetto di tutto, ma giudicare è facile per chi non è costretto a farlo in un’aula di tribunale.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Cronaca Ultimo aggiornamento: Venerdì 21/08/2015 15:27
     
     
     
     
     
     
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