Come capire se mio figlio è un bullo: la guida per i genitori da Telefono Azzurro

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    Come capire se mio figlio è un bullo: la guida per i genitori da Telefono Azzurro

    Tante mamme e tanti papà, visti i recenti fatti di cronaca legati al bullismo, si saranno chiesti: “come faccio a capire se mio figlio è un bullo“? Ecco che da Telefono Azzurro arriva un’importante guida per i genitori. Il booklet “A prova di bullo” che ha redatto la Onlus, da sempre in prima linea sui diritti dell’infanzia, vuol fornire uno strumento utile per contrastare il crescente fenomeno del bullismo.

    Delle richieste di aiuto rivolte a Telefono Azzurro, il 10% riguardano episodi di bullismo e cyberbullismo con una triste media di 1 chiamata al giorno.

    Non sempre è facile capire se e in che misura i ragazzi siano coinvolti in dinamiche di bullismo.

    In particolare, possono ricoprire il ruolo di bulli, vittime, o anche solo spettatori turbati, per aver assistito a comportamenti scorretti agiti da parte di altri. A volte, operare una distinzione netta tra vittima e carnefice è tutt’altro che semplice. Ecco che proprio per la difficoltà nell’individuazione , nasce la guida di Telefono Azzurro insieme a Enabled e attiverà anche quest’anno interventi di sensibilizzazione.

    Se mio figlio è un bullo..

    Il genitore che dovesse appurare che il proprio figlio è un bullo non ha davanti un compito facile. Ma vediamo come comportarsi difronte a questa eventualità. L’intervento deve essere tempestivo, ma allo stesso tempo con tutte le cautele del caso. Bisognerebbe cercare infatti di non perdere la calma e spiegare come il comportamento del figlio sia dannoso e sbagliato. Magari provando a chiedere: “Te come ti sentiresti se venisse fatto a te?”.

    Dobbiamo mettere davanti al ragazzo tutte le conseguenze e gli effetti del bullismo: lo stress emotivo e il senso di impotenza che dà, le tendenze autolesioniste, o persino suicide che provoca, il male che continuerà a fare anche da adulti.

    Il dialogo con i propri figli è fondamentale, affinché possano sentirsi a proprio agio nel parlare di qualsiasi loro preoccupazione. Ascoltate attivamente i sentimenti di vostro figlio, insegnategli a trattare gli altri con riguardo, ad andare d’accordo con i propri compagni, a gestire la rabbia e a far valere le proprie ragioni e quelle degli altri con risolutezza ma senza mai aggredire.

    I ragazzi devono essere incoraggiati a soffermarsi sulle loro emozioni e sui suoi comportamenti in diverse situazioni. In tutto ciò può venire in aiuto la scuola, ormai coinvolta attivamente nella lotta al bullismo.

    Un altro consiglio utile riguardo al dialogo, è su come approcciare al meglio la conversazione: evitare sempre domande dirette. Meglio arrivare al punto della questione partendo dal generale, o in caso di forte rifiuto, magari provare a far esprimere il figlio con il gioco o i disegni. Nel caso si decida di allertare la scuola, è bene informare il proprio figlio e non solo: va spiegato come intendiamo agire e cosa ci aspettiamo da lui, come che si scusi con la vittima o gli scriva una lettera.

    Cosa fare quando il figlio è vittima di bullismo

    Il recente caso del papà di Mugnano che ha pubblicato su Facebook le foto shock del figlio bullizzato, ha dimostrato quanto sia importante denunciare simili episodi di violenza.

    In questo caso, il dialogo coi figli è di assoluta priorità. Se vostro figlio vi confida di essere vittima di bullismo, la prima cosa da fare è mantenere la calma: tenete presente che la priorità è lei/lui, che in questo momento ha bisogno del vostro aiuto per superare la situazione. Anzi, sarebbe bene ringraziarlo per essersi confidato, assicurandogli che le cose miglioreranno e che sarete sempre presenti.

    Il ragazzo o la ragazza va coinvolto attivamente nelle decisioni che prenderà il suo genitore, quindi provate a chiedere come pensa che potreste intervenire per porre fine alla situazione di bullismo e provate a definire insieme i passi da intraprendere.

    Indipendentemente dalla strategia scelta, il vademecum di Telefono Azzurro consiglia di:

    - Dire al ragazzo di non reagire: è esattamente quello su cui il bullo conta;

    - Raccogliere quante più informazioni possibile riguardo a quanto avviene e al bullo, così da poter esaminare al meglio la situazione. Se le molestie avvengono online, raccogliete prove fotografando, stampando e copiando le schermate dei messaggi incriminanti;

    - Cercare aiuto: in questi casi, uno psicoterapeuta esperto può essere prezioso;

    - Ampliare il campo di amicizie e interessi di vostro figlio: incoraggiate vostro figlio a sviluppare amicizie al di fuori della sfera scolastica, e a partecipare ad attività che aiutino a rinforzarne l’autostima e la consapevolezza di sé (come ad esempio recitazione, danza, arti marziali, sport di squadra);

    - Aiutare vostro figlio a coltivare le proprie competenze affettive e socio-relazionali: ad esempio a trarre lezioni dagli ostacoli che incontra nella vita quotidiana;

    - Nel caso l’aggressione assuma caratteristiche gravi, allertare la Polizia: potrebbe degenerare in episodi di violenza, ricatto o sfociare in episodi di autolesionismo o di tentato suicidio;

    - Partecipate alle attività scolastiche volte a contrastare il bullismo.

    Qualora il proprio figlio non racconti cosa stia succedendo, perché comunque parlare di una situazione dolorosa è difficile, ci sono dei segnali per capire che c’è qualcosa che non va.

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    Segnali che possono far pensare al bullismo

    I segnali da cogliere nel caso un figlio sia coinvolto in atti di bullismo, in genere si dividono in quelli esteriori e comportamentali da un lato e dall’altro fisiologici.

    I segnali esterni sono quelli “più facili” da individuare nel senso che si possono vedere: lividi, ematomi o oggetti personali rotti. Anche un diverso atteggiamento può essere notato facilmente, come per esempio se lui/lei passa molto più tempo del solito al telefono o al pc, ma soprattutto se ha un rifiuto inspiegabile ad andare a scuola. Se il bullismo si consuma a scuola, infatti tutto ciò che riguarda l’ambiente di studio sarà argomento off-limits. Ecco che allora rifiuterà di parlarvi della sua giornata, a non voler interagire coi compagni e potrebbe iniziare un calo nel rendimento scolastico.

    Segnali più complicati da individuare sono invece quelli legati alla difficoltà di dormire, a una generale carenza di energie.

    Le 5 caratteristiche del bullismo

    Nella guida di Telefono Azzurro si legge: “Con il termine bullismo si fa riferimento ad un comportamento volutamente violento, perpetrato nel tempo da parte di un individuo o un gruppo nei confronti di un altro individuo o gruppo. Il fenomeno è caratterizzato da uno squilibrio di potere – sia esso fisico o psicologico- tra chi compie l’azione e chi la subisce[…] spaziando dalla violenza fisica alle minacce, dalla presa in giro agli insulti, finanche alla diffusione di affermazioni false o denigratorie”. Spesso la violenza è inaudita, basti pensare alla baby gang di Vigevano.

    Ancor più preoccupante come sappiamo è il cyberbullismo, che può avere effetti ancora più devastanti del bullismo tradizionale, in quanto è in grado di colpire la vittima 24 ore su 24, sottoponendola così ad un’umiliazione pubblica costante che ne amplifica esponenzialmente il sentimento di emarginazione. Anche qui la cronaca purtroppo ce lo ricorda: dal suicidio di Carolina Picchio a quello di Tiziana Cantone.

    Riassumendo, le 5 caratteristiche principali del bullismo sono:

    1 Il bullo mira a nuocere o intimidire la vittima;

    2 La vittima è sottoposta ad un attacco continuo e ripetuto;

    3 La vittima non provoca il comportamento violento attraverso forme di aggressione fisica o verbale;

    4 Il bullismo si manifesta in contesti sociali conosciuti alla vittima;

    5 Il bullo è in una posizione di prevaricazione (sia essa reale o percepita come tale) nei confronti della vittima.

    Dolcetto o scherzetto?